Cronaca Cecina

Caso Arnaboldi, il sindaco di Cecina scrive a Mattarella

Samuele Lippi ha provato a chiedere al Presidente della Repubblica una ulteriore proroga fino al momento in cui lo stato verserà il corrispettivo riguardante l'esproprio illegittimo

Si arricchisce di un'ulteriore novità il caso di Franco Arnaboldi, l'agricoltore di Cecina al quale lo Stato italiano, come testimonia una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha espropriato illegalmente la propria terra per costruirci la superstrada Aurelia. Il sindaco di Cecina, Samuele Lippi, è sceso in campo a fianco dell'uomo scrivendo direttamente al Presidente della Repubblica sperando che lo sfratto, previsto per il 3 luglio, venga rimandato. 

Il sindaco di Cecina scrive a Mattarella

Samuele Lippi non se l'è sentita di osservare passivamente quando stesse accadendo al suo concittadino e così ha provato a mettersi in contatto direttamente con il Capo dello Stato nella speranza che lo sfratto venga impedito. Il primo cittadino del comune livornese ha chiesto una ulteriore proroga fino al momento in cui lo stato verserà il corrispettivo riguardante l'esproprio (circa 600mila euro, ndr). 

Anche Arnaboldi scrive a Mattarella

Prima del sindaco, anche il cecinese, per cercare di venire a capo di questa storia, aveva provato a rigolversi direttamente a Mattarella: "Dopo aver provveduto a inoltrare ben 4 esposti al Consiglio superiore della magistratura per far sì che mi venga riconosciuto quanto mi spetta, tramite Pec ho scritto anche al Presidente Mattarella (a capo del Csm, ndr), dal quale però sto ancora aspettando una risposta". Intanto la petizione lanchiata su change.org in suo favore è arrivata a oltre 114mila firme.  

La storia di Franco Arnaboldi

Nel 1980, lo Stato decide di espropriare l'agricoltore dalla sua terra per la costruzione della superstrada Aurelia. Arnaboldi non ci sta e si rivolge al tribunale. A questo punto inizia una trafila burocratica infinita che interessa 4 gradi di giudizio (tra cui ben 2 passaggi in Corte d’Appello a Firenze) da cui Arnaboldi esce sempre vincitore. Lo Stato tuttavia non rimborsa il cecinese che, per cercare di avere giustizia, presenta ricorso addirittura alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che condanna, per l'ennesima volta, l'Italia a risarcire Arnaboldi. A 13 giugno tuttavia di soldi il 78enne non ha mai visto neanche l'ombra. 

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