Cronaca

Cecina, lo Stato non paga e a 78 anni perde l'azienda e rischia lo sfratto

La storia di Franco Arnaboldi, agricoltore, al quale è stata espropriata illegittimamente la sua terra per la costruzione dell'Aurelia. Sta ancora attendendo un risarcimento di oltre 600mila euro

L'anno scorso la storia dell'imprenditore Sergio Bramini suscitò un grande dibattito in Italia. L'uomo infatti, come spiegato più volte a "Le Iene", vantava un credito di 4 milioni di euro nei confronti dello Stato italiano. La sua azienda per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti ha lavorato per anni per diversi Comuni italiani senza che lui fosse mai stato pagata e, per questo, Bramini ha contratto numerosi debiti che alla fine lo hanno portato addirittura ad essere sfrattato. La storia di Franco Arnaboldi, 78 anni, ha molte somiglianze con quella di Bramini. L'uomo, un agricoltore di Cecina, lotta da 40 anni con lo Stato per un esproprio illecito (come sancito anche per ben due volte dalla Corte d'Appello) che con il tempo lo ha portato a indebitarsi fino a perdere l'azienda. Per non perdere anche la casa (lo sfratto era previsto per oggi 12 aprile ma è stato momentaneamente sospeso), Arnaboldi ha lanciato una petizione su Change.org che ha già raggiunto oltre 93mila firme ma che potrebbero non bastare. 

L'esproprio illecito dello Stato

Era il dicembre del 1980 quando lo Stato "espropria e devasta la mia azienda agricola per costruirvi un tratto della superstrada Aurelia" (foto Sailko?, licenza CC BY 2.5)  scrive Franco su Change.org. L'agricoltore non ci sta a subire passivamente tutto questo e presenta ricorso in tribunale. A questo punto inizia una trafila burocratica infinita che interessa ben 4 gradi di giudizio (tra cui ben 2 passaggi in Corte d’Appello a Firenze) da cui Arnaboldi esce sempre vincitore: "Lo Stato ha espropriato illecitamente i miei terreni" sentenzia il 78enne. Nonostante questo di soldi a titolo di risarcimento neanche l'ombra. 

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La sentenza della Corte d'Appello di Firenze del 2007

A dimostrazione della bontà delle parole dell'agricoltore, la Corte di Appello di Firenze ha condannato la Padana Appalti S.p.A, che aveva ricevuto, con decreto ministeriale, incarico di agire in nome e per conto dell’Anas, a pagare ad Arnaboldi quasi 650mila euro a fronte di risarcimento del danno causatogli (in fondo all'articolo potete trovare la sentenza integrale). Nella sentenza si può leggere come "la Corte condanna Padana Appalti al pagamento in favore di  Arnaboldi della somma di 87.676,23 euro a titolo di risarcimento del danno per l’illegittima privazione del diritto di proprietà, 532.995 euro a titolo di risarcimento del danno arrecato alla residua proprietà., 348,51 a titolo di indennizzo per l’espropriazione e per il periodo di occupazione legittima. Condanna infine Padana Appalti a pagare le spese di questo grado, liquidate in 26.798 euro". 

Lo Stato continua a non pagare

Nel 2007, Arnaboldi presenta ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: lo Stato italiano, messo alle strette, chiede alla Corte di sospendere il ricorso in atto perché intende proporre una trattativa extra-giudiziale. Una proposta che, in 6 anni, non arriva mai. Il 14 marzo 2019, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo emette sentenza condannando lo Stato italiano a risarcire Arnaboldi per l’illecito usurpativo, ma sul caso pende il rischio e l’eventualità che lo Stato possa chiedere ricorso e riesame alla Grande Camera, nel tentativo di ritardare ulteriormente il risarcimento dovuto. E l'agricoltore continua nella sua battaglia per avere giustizia anche se tutta questa situazione lo ha inevitabilmente sfiancato e indebolito. 

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