Cronaca

Maxi frode fiscale internazionale, sequestrati beni per 36 milioni di euro: l'indagine partita da Piombino

Operazione della guardia di finanza che hanno scoperto fatture false che hanno interessato 64 imprese sparse in tutta Italia e all'estero in un giro gestito da un sodalizio criminale campano

Oltre 36 milioni di euro di imposte evase, fatture false per un totale di 760 milioni che hanno coinvolto 64 aziende sparse in tutta Italia e all'estero. Questo il risultato dell'operazione "Metal Ghost" eseguita dalla guardia di finanza di Livorno in seguito a un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo campano. Le indagini sono state condotte dalla Finanza di Piombino, con l'aiuto del nucleo di polizia cconomico-finanziaria di Livorno e dirette dalla procura della Repubblica di Napoli. 

Quattro le persone indagate: due uomini di 49 e 58 anni residenti in Svizzera, incaricati della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente in Lacco Ameno (Napoli) che curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un "esperto del settore" di 66 anni, residente a Basiglio (Milano), operante quale imprenditore "palese" nei rapporti con i terzi.

Le fiamme gialle hanno sequestrato conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e automezzi nei confronti dei responsabili di una maxi-frode fiscale nel settore del commercio all'ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi. L'indagine, che ha fatto emergenre l'esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli, Livorno e Milano, è partita da Piombino, con la scoperta di società "cartiere" che hanno emesso fatture false milionarie, con il coinvolgimento di aziende estere. 

Maxi frode fiscale, ecco come è stato smantellato il giro di affari

I quattro indagati, secondo quanto scoperto dagli inquirenti, avrebbero realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 milione l'una, relative a operazioni di vendita, acquisto e trasporto "via mare" di metalli del tutto inesistenti per un importo complessivo di oltre 760 milioni di euro, evadendo l'imposta sul valore aggiunto per 33 milioni di euro nonché l'Ires per 3 milioni di euro. Per realizzare queste frodi il consorzio criminale si è avvalso di 62 società, di cui 48 italiane e 14 estere, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche proprie ricollegabili a traffici con miniere. È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23mila tonnellate di minerali, una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare.

Inoltre, sul territorio dell'Unione europea era stato costituito un gruppo di imprese "fantasma" che fatturavano fittiziamente colossali traffici di materiali siderurgici (ferro-molibdeno e triossido di molibdeno, utili a indurire e prevenire la corrosione dell'acciaio), a supporto dei quali tuttavia gli investigatori non hanno trovato idonea documentazione né adeguate movimentazioni finanziarie. 

La scoperta della guardia di finanza di Livorno

I finanzieri di Livorno hanno scoperto la frode partendo dalla verifica delle operazioni commerciali di due delle aziende appartenenti al cosiddetto "carosello", che avevano il ruolo di "cartiere", con sede a Campiglia Marittima e San Vincenzo. Sono state tracciate le fatture per operazioni inesistenti, verso imprese sia estere sia nazionali, utilizzate quali “letter box company. In seguito sono state scoperte nuove società appartenenti al "carosello", le quali portavano avanti il vorticoso giro di fatture false. Con ciò, gli imprenditori coinvolti consentivano alla cosiddetta Spa. capofila del carosello, avente sede legale a Napoli e sede operativa a Milano, di: creare crediti Iva da utilizzare in compensazione nelle liquidazioni Iva,  costituire un plafond Iva annuale da spendere in dogana ovvero presso fornitori nazionali per effettuare acquisti senza l'applicazione dell'Iva, legittimare la commercializzazione di metalli di dubbia provenienza, rivendendoli a prezzo di costo grazie al plafond fittizio.

Le sedi delle società coinvolte nella frode

Le 62 società interessate dalle indagini hanno sede nei seguenti luoghi:

Italia: Napoli (4 società), Cercola (Napoli), Ercolano (Napoli), Pozzuoli (Napoli), Afragola (Napoli) (2 società), Casoria (Napoli), Milano (6 società), Agrate Brianza (Monza), Cernusco sul Naviglio (Milano), Zibido San Giacomo (Milano) (2 società), Bergamo, Brescia (2 società), Roncadelle (Brescia), Paitone (Brescia), Torbole Casaglia (Brescia), Rodengo Saiano (Brescia), Valmadrera (Lecco), Castiglione Olona (Varese), Cassina Rizzardi (Como), Selvazzano Dentro (Pordenone), Torri Di Quartesolo (Vicenza), Sarcedo (Vicenza), Fara Vicentino (Vicenza), Udine, Massa (2 società), Carrara, San Vincenzo, Campiglia Marittima, Rovereto (Terni), Genova, Assisi (Perugia), Roma (2 società), Mosciano Sant'Angelo (Teramo), Tortoreto (Teramo), Carapelle (Foggia).

Estero: Gran Bretagna, Svizzera (2 società), Repubblica Ceca, Croazia, Romania (3 società), Ungheria, Polonia, Bulgaria (4 società).

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