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Cronaca

Livorno piange don Francesco, duomo gremito ai funerali del prete degli ultimi: "Questa era la sua chiesa"

Folla impressionante per l'ultimo saluto a don Francesco Fiordaliso, stroncato a 56 anni da un male incurabile. Don Pier Giorgio Paolini: "Credeva di aver seminato delusioni e amarezza, si stupì del bene con cui fu travolto"

Un'invasione di bene. E di persone che, a don Francesco Fiordaliso, ne avevano voluto davvero molto. Così tanto da lasciare stupito quel prete che, ricorderà nell'omelia don Pier Giorgio Paolini in una cattedrale stivata di gente, anzi "credeva di aver seminato delusioni ed amarezza". Il duomo di Livorno gremito da non poter più entrare già alle 15, orario previsto per l'inizio dei funerali, è invece la dimostrazione che la parola di don Francesco, scomparso a 56 anni nella notte tra venerdì e sabato 28 maggio, aveva toccato il cuore di centinaia di fedeli e non, di giovani e meno giovani, di scout e volontari. Di gente, inoltre, che alla chiesa si era avvicinata grazie all'accoglienza di un parroco sempre dalla parte degli ultimi, dei più deboli, dei più poveri. C'erano tutti ieri, lunedì 30 maggio, quasi duemila persona. Una folla impressionante.  

Don Francesco Fiordaliso (foto Facebook)-2

Tutti con gli occhi lucidi per rendere l'ultimo saluto a don Francesco, cappellano del carcere Le Sughere, parroco per 18 anni della comunità di Castiglioncello dopo esserlo stato a San Pio X appena concluso il seminario a Sant'Agostino. Aveva chiesto, nel testamento scritto 20 anni fa, che i funerali si svolgessero nella cattedrale di Livorno perché "quella è la mia chiesa", racconta don Paolini durante il rito celebrato dal vescovo Simone Giusti facendo parlare Francesco in prima persona. "È la chiesa di Gesù, la chiesa di Livorno che ho amato anche quando mi ha fatto soffrire e mi ha salvato quando sono stato io a farla stare male". "E proprio l'amore, che è ciò che fa Dio - ha aggiunto don Paolini -, è la parola che mi consente di appacificarmi in questo giorno".

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"Francesco era con me nel primo pellegrinaggio a Gerusalemme - ricorda ancora don Paolini - e poi è diventato lui stesso una guida per i pellegrinaggi successivi. È morto nel giorno dell'ascensione e questa tensione, verticale e orizzontale, era fortemente presente in lui. Tutti voi siete testimoni della sua parola, della partecipazione, dell'impegno con le associazioni, gli ultimi, i più poveri e i più deboli".

Due mesi prima di morire, la richiesta del ritiro al monastero di Valserena, dove 37 anni prima era stato su invito proprio di don Paolini. "Probabilmente qui si è risolta quella oscillazione tra dissenso e assenso che ha caratterizzato molto la vita di Francesco - conclude - e sono convinto che il Signore lo abbia accolto nell'assenso. Amava profondamente Gesù. Per l'anniversario dei 25 anni di sacerdozio si rivolse ai fedeli che lo festeggiavano dicendo loro: 'Non siete qui per me, ma per lui. È a lui, Gesù Cristo, che dovete sempre guardare, come faccio io'. Quelle parole sembrano risuonare qui ancora oggi".

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