L'ultimo saluto a Walter Passuello: la cerimonia al cimitero dei Lupi, poi il viaggio verso Lusiana

Amanti del ciclismo e amici di sempre si stringono intorno alla famiglia dell'ex pro di ciclismo, tragicamente scomparso a 68 anni in seguito a un malore. Il ricordo dei campioni Saronni e Moser

A Livorno era diventato una vera e propria istituzione. E non soltanto per aver corso con campioni del calibro di Giuseppe Saronni, Moreno Argentin, Roberto Visentini, Roger De Vlaeminck, Franco Chioccioli, Francesco Moser, Gianni Bugno. Walter Passuello, ex pro di ciclismo prematuramente scomparso a 68 anni, in città era per tutti uno stimato professionista delle due ruote. Un uomo gentile cui chiedere un consiglio. Una persona perbene prima ancora che un punto di riferimento per chiunque si avvicinasse alla bicicletta. Quelle che, fino al fatale malore di di martedì mattina 14 gennaio, preparava con cura nel suo negozio sugli Scali delle Cantine.

Una perdita che ha gettato sconforto nel mondo del ciclismo, riunito oggi 16 gennaio al cimitero dei Lupi per rendere omaggio all'amico di sempre. Una cerimonia funebre (alle 11, ndr) alla quale seguirà il viaggio verso Lusiana, nell'altopiano di Asiago, paese di origine di Walter dove l'ex corridore della Gelati Gis sarà sepolto.

Ciclismo in lutto per la morte di Walter Passuello: "Grande professionista, grande persona"

Moser: "C'eravamo rivisti a qualche Gran fondo, ci staccava come bambini"

Infiniti i messaggi di cordoglio arrivati a Stefania e Domenico, moglie e figlio di Walter, fin da quando si è sparsa la notizia. Tra i ricordi, anche quelli di Giuseppe Saronni e Francesco Moser riportati dalla Gazzetta dello Sport. "Il primo ricordo di Passuello - dice Saronni - è a Cerreto Guidi, quando ancora correvamo tra i dilettanti. Ero in fuga con lui, Mazzantini e Barone, tutti e tre della Chima Castello, uno squadrone toscano. Sull'ultimo strappo scattai e vinsi: per loro fu un piccolo dramma di cui abbiamo riso molto assieme negli anni successivi. Eravamo quasi coetanei, queste cose ti fanno pensare. Prendersela per cose inutili non ha senso, bisogna godersi la vita".

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"Ci siamo visti a qualche Gran fondo vintage - ricorda invece Moser - e lui, che si allenava ancora seriamente, ci staccava come bambini, arrivando un quarto d'ora prima di noi. Forse noi, che da corridori abbiamo fatto tanta fatica, abbiamo il cuore un po' provato, affaticato. Dovremmo andare in bici senza pensare ai tempi andati e le bici elettriche ci sono amiche"-

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