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Furti in gioiellerie, sgominata banda georgiana: 6 arresti tra Livorno e Bolzano. Video

Un 23enne si trovava già alle Sughere per aver minacciato con una pistola un poliziotto durante un controllo

Un 23enne di origine georgiana, insieme ad altri 5 connazionali, è stato arrestato poiché accusato di un maxi furto ai danni di una gioielleria di Livigno (Sondrio) il 10 ottobre. Nell'occasione sono stati asportati 19 orologi e 6 gioielli per un valore complessivo pari di 132.500 euro. Il giovane si trova già in carcere di Livorno poiché a fine novembre, in seguito a un controllo della polizia in via delle Galera, aveva estratto e puntato una pistola contro un agente.

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Non è stato facile per i carabinieri di Tirano rintracciare i ladri dal momento che tutti erano senza fissa dimora e utilizzavano documenti falsi. Dalle indagini è emerso che avevano messo a segno altri colpi in giro per l'Italia come a Paese (Treviso), Bussolengo (Verona), Thiene (Vicenza), Rosà (Vicenza) e Affi (Verona). Dopo aver spostato la loro base da Bolzano a Livorno, i sei uomini hanno continuato con la serie di furti nel centro Italia. Gli arresti sono stati eseguiti in simultanea nelle provincie di Bolzano e Livorno nelle prime ore di ieri, venerdì 18 dicembre. Tutti i malviventi, di età compresa tra 23 e 43 anni, si trovano in carcere. Durante le operazioni di perquisizione sono stati rinvenuti oggetti quali orologi, computer ed occhiali, la cui provenienza è ora al vaglio degli investigatori. 

La merce rubata a Livigno-3

"L'indagine - spiegano i carabinieri - è risultata molto complessa anche a causa delle precauzioni e della scaltrezza degli  indagati i quali hanno sempre cercato di celare la loro identità e il proprio domicilio. Quando quando ordinavano cibo a domicilio, per esempio, fornivano indirizzi e nominativi diversi e si facevano quindi trovare in strada, aspettando che l'addetto alle consegne si allontanasse per poi tornare verso casa. Per spostarsi velocemente e non essere seguiti, non esitavano a percorrevano le strade che lo permettevano a velocità di quasi 180 km/h, venendo però comunque seguiti dai militari dell'Arma di Tirano". 

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