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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Isola d'Elba, referti falsificati dopo ritiro patenti per guida in stato di ebbrezza: cinque indagati

Con questo metodo, spiegano i finanzieri, i trasgressori potevano rimettersi al volante dei propri mezzi

È di cinque rinviati a giudizio il bilancio di un'operazione della guardia di finanza di Portoferraio che ha scoperto un meccanismo fraudolento grazie al quale, come sembrerebbe dalle preliminari contestazioni dei magistrati, sarebbe stato possibile falsificare i documenti connessi ai provvedimenti di sospensione delle patenti di guida e, così, poter agevolare conduttori di autovetture sorpresi alla guida in stato di ebrezza

L'analisi dei finanzieri avrebbe evidenziato che, in realtà, le patenti sospese e con loro i trasgressori non sarebbero stati segnalati agli uffici di polizia per l'inserimento a sistema. Anzi, le patenti sarebbero state loro riconsegnate senza attivare le previste procedure.

Gli approfondimenti hanno evidenziato irregolarità per diversi fascicoli riconducibili allo studio professionale. In pratica, secondo le contestazioni della Procura, risulterebbe totalmente o parzialmente omessa l'esecuzione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida contemplata nella sentenza irrevocabile emessa dal giudice nei confronti del contravventore. Il sistema per favorire persone vicine agli indagati si sarebbe concretizzato nel certificare, falsamente, con appositi verbali, l'avvenuto ritiro e la successiva riconsegna del documento di guida del trasgressore, evitando il periodo di sospensione disposto con il provvedimento del giudice.

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Al contravventore, quindi, la patente non sarebbe mai stata ritirata, con l'illegittima concessione di poter continuare a guidare. Per queste patenti non sarebbe mai "partita" la comunicazione indirizzata agli uffici preposti a curare le comunicazioni di sospensione e le forze di polizia operanti sul territorio non avrebbero avuto i dovuti elementi di riscontro visto che la sanzione accessoria (di sospensione della patente) non sarebbe stata inserita, come avrebbe dovuto essere, nelle apposite banche dati.

Coinvolto un ex dirigente pubblico e il titolare dello studio nonché una persona, poi deceduta, che, in accordo con il professionista, avrebbe attestato falsamente lo svolgimento di lavori di pubblica utilità da parte dei trasgressori. Certificazioni che avrebbero, anch'esse, contribuito all'indebita estinzione dei reati commessi. 

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