Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Piazza Venti Settembre

Juan Martín Guevara racconta il "Che" ai livornesi: "Non voleva essere un mito"

L'incontro in piazza XX settembre in occasione della rassegna letteraria Scenari di quartiere. "Difficile essere il fratello di? No, lo sono due volte: di sangue e di idee"

I valori umani, prima di quelli politici. Ernestito tenero e cocciuto, quando ancora non era il "Che". La timidezza e l'autoironia di un comandante per vocazione. E quel rifiuto del mito da idolatrare che tanto lo avrebbe fatto arrabbiare. A raccontare l'aspetto più intimo del rivoluzionario argentino Ernesto "Che" Guevara è il fratello minore Juan Martín, autore del libro "Il Che, mio fratello", ospite domenica 14 settembre in piazza XX settembre, a Livorno, in occasione della rassegna letteraria Scenari di quartiere. Un'accoglienza speciale riservata da circa un migliaio di livornesi che per quasi due ore hanno seguito con attenzione l'evento, incantati dal carisma di Juan Martín, magistralmente presentato nella serata condotta dalla giornalista Rai, Eva Giovannini, dall'attore Fabrizio Brandi e da Carlos Alfredo Bartolomei, presidente del Centro socio culturale San Magno.

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Juan Martín Guevara: "Io, fratello di Ernesto due volte: di sangue e di idee"

Un viaggio a ritroso che Juan Martín presenta in maniera leggera, nascondendo la fatica e le emozioni di un'opera di ricerca interiore minuziosa e verace. Il tutto, a 50 anni dalla morte del fratello (il libro è del 2017, ndr), un'esigenza per chiarire certi aspetti troppo spesso mitizzati del guerrigliero argentino e non per vincere un complesso in realtà mai esistito. "Se è stato difficile essere il fratello del Che? Di certo non è come essere parente del signor Rossi - scherza Juan Martín -, e non so dire se in alcune situazioni, come durante la mia prigionia, portare il nome Guevara sia stato d'aiuto oppure no. Ma il problema non si è mai posto in questi termini perché io sono fratello di Ernesto due volte, di sangue e di idee". 

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Le idee più importanti dell'uomo e il rifiuto del mito

Non c'è bisogno di tradurre, almeno non sempre. Juan Martín è un vulcano, scherza ancora quando parla della "Republica socialista y independiente de Livorno", dicendo di essersi sentito da subito accolto dalla città. Ma si fa serio quando spiega il culto del mito che lo stesso Ernesto avrebbe rifiutato. "Abbiamo ricevuto un'educazione che con il divino aveva poco a che fare - spiega - ed Ernesto ha sempre messo le idee rivoluzionarie davanti agli uomini. La commercializzazione e, in un certo senso, la mistificazione del personaggio, non lo avrebbero certo reso felice, figuriamoci quella specie di santuario che hanno fatto in Bolivia, a La Higuera, dove c'è persino un percorso turistico e un biglietto da pagare per vedere il posto dove venne catturato ed ucciso. Mi è dispiaciuto vedere che ci si arricchisca anche laddove Ernesto perse la vita, lui che aveva sempre combattuto per i più poveri, per gli ultimi. Non avrebbe certo voluto essere un mito".

L'amore per la madre e il rapporto con il padre

Un esempio, almeno per Juan Martín, Ernesto però lo è stato. "E non soltanto per me - aggiunge - ma per chiunque abbia creduto nelle idee rivoluzionarie". Racconta il rapporto del Che con la madre ("Un amore incondizionato"), quello più difficile ma sincero con il padre, fortemente anticomunista ma poi tra i più ferventi sostenitori della rivoluzione cubana. Sviscera aneddoti divertenti che si ritrovano nel libro e che ben spiegano la famiglia Guevara, non soltanto Ernesto. Fino alla morte, accolta con freddezza più che con emozione e con la consapevolezza che era davvero arrivato quel momento"

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L'ultima lettera ai figli: "Vostro padre fedele alle sue convinzioni"

Il commiato è con la lettera che il Che scrive ai figli, i suoi bambini, prima di morire. Un documento che rivela l'Ernesto padre e che Fabrizio Bardi legge emozionato. "Cercheremo di digitalizzare tutti gli scritti di Ernesto - saluta infine Juan Martín Guevara - perché le sue idee, originali e non travisabili, siano a disposizione del mondo intero".

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