Scuola, i Cobas in piazza martedì 9 giugno: "Tornare in aula a settembre, la didattica a distanza non è la soluzione"

La manifestazione si terrà dalle 18 in piazza Cavour: "No alle classi pollaio, necessario stabilizzare il personale precario"

Una manifestazione per chiedere la riapertura delle scuole in totale sicurezza a settembre e la stabilizzazione del personale precario in modo da ridurre il numero degli alunni per classe. Questa l'iniziativa annunciata dai Cobas Scuola di Livorno in adesione con il Comitato insegnanti, genitori, educatori per la scuola aperta e l'USB Livorno, con la mobilitazione prevista per martedì 9 giugno alle 18 in piazza Cavour. "La didattica a distanza non è scuola e non può essere proposta come una soluzione a settembre, così come non lo è la riduzione della durata delle lezioni", sottolinea il sindacato, secondo cui bisognerebbe "investire nell'assunzione del personale scolastico e nell'edilizia scolastica, trovando anche altri spazi utilizzabili in accordo con gli enti locali".

"Tornare in aula a settembre, la didattica a distanza è didattica dell'esclusione"

"La didattica a distanza - sottolineano i Cobas Livorno - ha mostrato tutti i suoi limiti: aumento del divario scolastico e sociale; elevato rischio di dispersione scolastica, soprattutto per alunni che hanno situazioni particolari; difficoltà ancora maggiori per gli studenti con disabilità, stranieri e con svantaggio socio-economico; isolamento degli studenti e delle studentesse di tutte le età, soprattutto dei soggetti più fragili con situazioni familiari complicate, con la mancanza di tutta quella comunità sociale che si crea attorno alla scuola; assenza dell'apprendimento emotivo relazionale; esposizione eccessiva agli strumenti tecnologici; massiccio ingresso di piattaforme private nella scuola pubblica, alle quali stiamo cedendo quotidianamente dati personali di minori; rischio di una minor condivisione delle decisioni e del rafforzamento del ruolo dei dirigenti scolastici. La didattica a distanza, didattica dell'esclusione, va limitata al periodo dell'emergenza sanitaria. La scuola può svolgere pienamente il proprio ruolo in presenza".

"No alle classi pollaio: serve stabilizzare il personale precario"

I rischi, per il sindacato, sono quelli di andare incontro a una forte riduzione degli organici del personale docente, al rinvio del concorso e quindi dell'assunzione dei docenti precari e a soluzioni fantasiose quali la riduzione della durata delle lezioni a 45 minuti o formule miste di integrazione fra scuola in presenza e da remoto. "Tutto questo - affermano i Cobas - in palese controtendenza rispetto alle dichiarazioni del ministro Azzolina sulla necessità di eliminare le classi pollaio e ridurre il numero di alunni per classe e in barba alla sicurezza: si ripropone l'annoso problema dell'affollamento nelle classi e della mancanza di riqualificazione e sicurezza nelle scuole. Ma soprattutto, a fronte di ingenti aiuti alle scuole paritarie, un grande stanziamento di fondi per la dotazione digitale, per non parlare delle spese militari e degli aiuti di stato ad alcune aziende".

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"La scuola - sottolinea il sindacato - deve permettere a tutti e tutte di affrancarsi dalla propria situazione sociale, familiare, personale e deve dare a tutti la possibilità di istruirsi e crescere come persone. Deve stimolare l'intelligenza emotiva e la socialità a tutto tondo, mettendo al centro la relazione tra la/il docente e la classe e puntando su strumenti pubblici, efficaci, sostenibili. Il contrario è una scuola elitaria, che lascia indietro chi ha una situazione economica o sociale difficile. I soldi - concludono i Cobas - ci sono, basta volerli spendere per la scuola pubblica statale".

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