Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Lutto nel rugby, è morto Marco Bollesan: leggenda della palla ovale, guidò Livorno dal 1989 al 1992

L'ex ct della Nazionale aveva 79 anni ed era malato da tempo. Sulla panchina dei biancoverdi, ottenne il miglior risultato di sempre di una squadra livornese, conquistando il sesto posto nella massima serie

Quarantasette volte azzurro, trentaquattro volte capitano della Nazionale, commissario tecnico alla prima coppa del Mondo di rugby nel 1987 e, soprattutto, unico rugbysta a essere inserito dal Coni nella Walk of Fame degli sportivi. Il mondo della palla ovale piange la sua leggenda, Marco Bollesan, morto ieri 11 aprile a 79 anni nel giorno in cui il rugby deve dire addio anche a un altro gigante come Massimo Cuttitta, 54 anni, ucciso dal coronavirus. Bollesan, malato da tempo, se ne è andato nella sua Genova, città che lo aveva adottato quando, giovanissimo operaio della Italsider, aveva lasciato la natale Chioggia per trasferirsi in Liguria dove accettò l'offerta del Cus assicurandosi prima il mantenimento del posto di lavoro negli impianti della Italsider. Una carriera da terza linea con due scudetti, il primo a Napoli, l'altro a Brescia, proseguita poi in panchina alla guida degli azzurri prima di arrivare a Livorno.

Già, proprio con Bollesan allenatore, i biancoverdi del Rugby Livorno, allora sponsorizzato Co.Ri.Me e con David Knox mediano d'apertura, ottennero il miglior piazzamento in 90 anni di storia, giungendo sesti nella massima serie A nella stagione 1989-90 e raggiungendo i playoff con una serie di successi esaltanti come quelli ottenuti contro il Benetton Treviso all'Armando Picchi (21-15), i due contro l'Aquila e quello contro il Petrarca Padova. A Livorno rimase altre tre stagioni, l'ultima (1992-93) iniziando la  ricostruzione di una squadra retrocessa in A2 ma pronta a tornare nel giro di poco nel campionato più prestigioso.

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La formazione del Co.Ri.Me Livorno nella stagione 1989-90

Innocenti, presidente Fir: "Un onore essere stato capitano della sua Nazionale"

"Per i rugbisti della mia generazione - le parole del livornese Marzio Innocenti, presidente della Federazione italiana rugby -, per chiunque abbia praticato lo sport tra gli anni '60 e gli anni '80, ma anche per chi è venuto dopo, Marco Bollesan è stato un esempio, l’epitome del rugbista coraggioso, il simbolo di un gioco dove fango, sudore e sangue rappresentavano i migliori titoli onorifici. Ha contribuito a far conoscere il rugby nel nostro Paese ben prima della rivoluzione professionistica del 1996, incarnando lo spirito del rugby italiano per oltre due decenni e rivestendo anche negli anni successivi al suo ritiro dal campo una serie di ruoli strategici per la Federazione. Gli saremo eternamente grati per il suo straordinario contributo ed io, in particolare, porterò sempre nel cuore i suoi insegnamenti e l’onore che mi riconobbe assegnandomi, da commissario tecnico, i gradi di capitano della Nazionale durante la sua gestione. Siamo vicini alle figlie Miride e Marella ed a tutta la sua famiglia. Il rugby italiano ha perso uno dei suoi figli prediletti".

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