È morto Mauro Nocchi: antifascista e storico dirigente comunista, è stato l'indimenticabile voce della coppa Barontini

Le sinistre livornesi piangono la scomparsa dell'ex funzionario del Pci, poi leader dell'Arci, speaker della coppa Barontini. Aveva 86 anni, lascia la moglie Jolanda, la figlia Dalia e i nipoti Diego e Gaia

Mauro Nocchi (foto Facebook Sinistra Italiana Livorno)

All'età di 86 anni, in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute che non gli hanno comunque impedito di essere attivo fino agli ultimi giorni della sua vita, è morto Mauro Nocchi, antifascista e storico dirigente del Pci, poi leader dell'Arci provinciale, nonché indimenticabile speaker della coppa Barontini. La sua scomparsa ha scosso le sinistre livornesi, il mondo remiero e tutti i cittadini che ne hanno apprezzato i valori e l'impegno civile e culturale. Moltissimi i messaggi in suo ricordo che si sono susseguiti immediati a poche ore dalla morte, nella notte di mercoledì 4 marzo.

Addio a Mauro Nocchi, comunista che cercò fino all'ultimo di riunire la sinistra

Fglio di Alcide antifascista che fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia nel 1921, dal padre ereditò gli ideali dell'antifascismo, fino a diventarne una delle figure di riferimento più autorevoli. Subito dopo la guerra, Nocchi si è sempre impegnato in difesa della libertà, della pace, dei diritti delle donne e delle masse lavoratrici. Dirigente dei giovani comunisti e poi funzionario del Pci, è stato nella segreteria del Comitato cittadino del partito e membro del Comitato federale, sempre in prima linea nell'organizzazione della Festa dell'Unità. Rimanendo fedele alle radici comuniste, ha cercato fino alla fine di dare un contributo per riunire una sinistra troppo frammentata, credendo fermamente nella necessità di ricreare un gruppo unito partendo dagli ideali comuni.

Mauro Nocchi, storica voce della coppa Barontini

Leader e presidente provinciale dell'Arci e poi presidente Socrem, Nocchi rimarrà per tutta Livorno anche l'indimenticata voce della Coppa Barontini, di cui saranno ricordate le sue cronache appassionate in qualità di speaker, i suoi commenti sulla gara e il suo impegno, fino agli ultimi giorni, nell'organizzazione di una manifestazione che per lui andava oltre il significato sportivo e remiero. 

Da "Fascisti a Livorno" a "La parola a Enrico. Incontri con Berlinguer a Livorno"

Nel 2014, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer, insieme a Mario Baglini e a Maurizio Mini pubblicò un libro sulle stagioni del compianto leader comunista a Livorno ("La parola a Enrico. Incontri con Berlinguer a Livorno", edizioni Erasmo). Il tutto a poca distanza dalla seconda edizione di "Fascisti a Livorno", seconda edizione di una prima andata in stampa nel 1990. Molto legato alla fabbrica del Cantiere Navale, ne soffrì la chiusura, lasciando però, sempre sui libri, un segno indelebile ripubblicando l'opera di Urano Sarti "Livorno città aperta" e tutti i versi del poeta operaio detto Pappa.

Lascia la moglie Iolanda, sempre al suo fianco in tutte le battaglie, la figlia Dalia e gli adorati nipoti Diego e Gaia. A loro, e ai compagni e amici di sempre, giungano sentite le condoglianze della redazione di LivornoToday.

(nella pagina successiva alcuni ricordi di Mauro Nocchi)

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