Tragedia in Messico, livornese muore a 33 anni folgorato da una scarica elettrica mentre pesca

Michele Arimondi stava pescando nella laguna di Puerto Escondido quando l'amo della sua canna ha agganciato un cavo dell'alta tensione provocando una scossa fatale. Il ricordo di un amico: "Impensabile, aveva una cura maniacale per la sicurezza in barca"

Michele Arimondi (foto profilo Facebook)

È morto a 33 anni, in Messico, mentre cercava di tirare in barca qualche pesce, lui che aveva due passioni enormi: pescare, appunto, e viaggiare. Una tragedia assurda che si è consumata nel pomeriggio di domenica 16 febbraio, a Puerto Escondido, dove si trovava in vacanza con alcuni amici: vittima Michele Arimondi, titolare del chiosco sulla piaggia del Boccale, rimasto folgorato da una scarica elettrica sprigionata, così sembrerebbe, da un cavo dell'alta tensione accidentalmente agganciato dall'amo della sua canna da pesca. Una scossa fatale che avrebbe ucciso Michele sul colpo e sulla quale indaga la magistratura messicana, la quale avrebbe già disposto l'autopsia per chiarire le cause del decesso.

I viaggi, le onde, la pesca e un chiosco sul mare

La notizia, anticipata da Il Tirreno, è corsa velocemente anche sui social dove gli amici si sono stretti attorno ai familiari di Michele: immenso il dolore di papà Alessandro, attore di teatro nella Compagnia del Sesto Piano, della sorella Anna e della fidanzata con la quale Michele conviveva e che avrebbe dovuto raggiungerlo proprio tra qualche giorno. Un ragazzo d'oro, ricordato da tutti con grandissimo affetto: una fatalità per un ragazzo che era attento a qualsiasi cosa, soprattutto alla sicurezza in mare. Premuroso, ogni volta che usciva in barca, nel controllare che tutto fosse a norma. "Aveva una cura maniacale nel preparare le attrezzature da pesca - racconta un amico - e ancor di più massima attenzione alla sicurezza. Ogni volta che andavamo a pescare si assicurava che le dotazioni di bordo fossero in regola, che non ci fossero rischi per l'equipaggio. Un ragazzo eccezionale, sempre col sorriso, impensabile una tragedia del genere".

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Quel sorriso che aveva conquistato tutti anche alla spiaggia del Parco Marina del Boccale, dove Michele aveva rilevato il chiosco bar e portava avanti la sua attività imprenditoriale. In molti ricordano i suoi modi gentili, il piacere di bere qualcosa insieme quando lo si trovava in riva a quel paradiso sul mare di Livorno. Un mare che viveva in maniera totalizzante, lui che, oltre alla pesca, amava anche surfare. Sulla cresta delle nostre onde così come nei viaggi, soprattutto in America centrale, tra la Costa Rica e il Messico. Quei viaggi oggi ricordati tra le lacrime da parenti ed amici che attendono solo di poter riabbracciare il corpo del loro caro amato Michele.  

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