Moby Prince, l'accordo tra Snam e Navarma nel mirino della nuova inchiesta

L'intesa tra le due società per non danneggiarsi in caso di giudizio e difendersi insieme contro le famiglie: è questo il nodo principale della nuova indagine della Procura di Livorno

Un accordo tra compagnie di navigazione e assicurazioni poco più di due mesi dopo il disastro del Moby Prince. È il nodo principale di una nuova inchiesta giudiziaria sull'incidente navale del 10 aprile 1991 che costò la vita a 140 tra passeggeri e membri dell'equipaggio a bordo del traghetto appena partito da Livorno e diretto ad Olbia. A scriverlo è ilfattoquotidiano.it. Si tratta della terza indagine della Procura di Livorno, in 28 anni, dopo quella che dette vita al processo finito con l'assoluzione di tutti gli imputati e quella condotta tra il 2006 e il 2010, conclusa con l'archiviazione.

I risultati della commissione d'inchiesta del Senato

Le conclusioni di quelle due inchieste, tuttavia, sono state ribaltate dal lavoro della commissione d'inchiesta del Senato che ha smontato la tesi della nebbia, censurato l'assenza del soccorso da parte della Capitaneria di porto, sottolineato l'opacità della Snam, società di Stato che nel frattempo non esiste più (quella attuale è solo omonima).

Le due verità che non possono coesistere

La nuova inchiesta della Procura

L'inchiesta è partita dopo che la Procura ha ricevuto tutto il materiale dell'istruttoria della commissione del Senato (audizioni, consulenze tecniche, relazioni), elementi nuovi di ricostruzione ancora da chiarire e che possono mettere in luce quello che sembra il fuoco principale: l’accordo del giugno 1991 firmato a Genova, tra Moby, Snam, Agip con i rispettivi assicuratori, tra cui quello che si è rivelato il pagatore, la Standard Steamship Owners Protection and Indemnity Association, con sede alle isole Bermuda.

L'accordo tra Snam e Navarma

Tra gli aspetti inediti anche l'accordo tra le due società coinvolte: la Snam, appunto, e la Navarma, poi diventata Moby, guidata ora come allora dalla famiglia Onorato. Come scrive la commissione d'inchiesta del Senato nelle sue conclusioni quell'intesa – sottoscritta il 18 giugno 1991 – ebbe l'effetto di mettere "una pietra tombale su qualunque ipotesi conflittuale sulle responsabilità". Un accordo, come sottolinea ancora ilfattoquotidiano.it, apparentemente non conveniente per due società che in quel momento, con un'inchiesta appena partita e con il riconoscimento delle vittime concluso da poco, avevano l'interesse di distinguere le responsabilità di un tale disastro.

Le commemorazioni per il 28esimo anniversario

Cosa diceva quell'accordo? Molte cose: per esempio si decise che Navarma e il suo assicuratore (delle Bermuda) avrebbero risarcito le famiglie delle vittime senza invocare la limitazione del debito sul valore del traghetto e senza chiedere nessun tipo di indennizzo a Snam, Agip e ai loro assicuratori che invece, di contro, avrebbero risarcito i danni ambientali provocati dalla collisione.

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Navarma e Snam, insieme contro le famiglie

Non solo: il primo punto dell'accordo chiarisce subito che in caso di citazione in giudizio di una delle società o anche soltanto di un loro dipendente da parte dei parenti delle vittime, Snam e Navarma si sarebbero difese insieme: nave investita e nave investitrice insieme contro le famiglie. E ancora: i dipendenti Snam dovevano essere estromessi dai procedimenti, dovevano rimanerne fuori. Segmenti diversi di un patto che per la commissione del Senato è anomalo e ora attendono di essere chiariti. La storia della tragedia del Moby Prince è ancora tutta da scrivere. 

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