Moby Prince, a Rispoli alcuni oggetti che erano a bordo nave: "Emozione enorme, sento l'odore del traghetto"

Il presidente dell'associazione #iosono141, tra i familiari delle vittime, li ha ricevuti dalla Polmare: "Alcuni sono intatti, penso che qualcosa in più si poteva fare"

Si allontana dalla sede della Polmare con uno scatolone sotto al braccio, stretto come fosse un forziere di inestimabile valore. Attraversa i portici, arriva in piazza Grande e si ferma: Loris Rispoli ha gli occhi lucidi al solo pensiero di aprire quella grossa scatola di cartone. Dentro ci sono alcuni oggetti che appartenevano alle vittime del Moby Prince, 140 anime volate via quella maledetta notte del 10 aprile 1991. La commozione è tanta, ogni cosa ricorda un pezzo di vita di chi adesso persone che adesso non c'è più. Un carico di emozioni che dopo 29 anni tornano a farsi sentire ancora più forte. Sì, perché nessuno, e sopratutto Loris Rispoli, presidente dell'associazione #iosono141, in questi anni ha mai smesso di chiedere verità e giustizia per la strage del Moby Prince, la più grande tragedia della marina mercantile italiana. E ritrovarsi in mano un paio di occhiali o le chiavi di casa di chi ha perso la vita sul traghetto della flotta Moby, per Rispoli è come tornare indietro di quasi 30 anni e sentire ancora l'odore del traghetto. 

Moby Prince, i familiari delle vittime fanno causa allo Stato

Il relitto del Moby Prince nel porto di Livorno

Rispoli: "Ci sono occhiali intanti. Penso che qualcosa si poteva fare"

Oggetti che nessuno aveva mai riconosciuto. Un "regalo" della Polmare a Rispoli, "un atto dovuto - fanno sapere da via delle Commedie -, ora quegli oggetti sono nelle migliori mani possibili e potranno tornare a vivere". "Io ci sento l'odore del traghetto - dice Rispoli -  e toccare con mano questi oggetti è una cosa unica. Questa è una foto con delle donne in barca, è completamente intatta, ci sono un paio di occhiali che sono integri: tutto ciò vuol dire che il calore non li ha raggiunti e questo mi lascia molto da pensare".

"Tra gli oggetti che mi hanno consegnato ci sono chiavi, portachiavi e un coltello che penso sia sardo, originario di Pattada: oggetti che parlano da soli e tenendoli in mano trasmettono una seria di emozioni indescrivibili. Si passa dal dolore del momento, pensando che sono appartenuti a persone morte bruciate nell'incendio, alla rabbia, quando vedo gli occhiali che sono integri e allora penso come sia possibile che il calore non gli abbia distrutti. È una dimostrazione che non tutti sono stati toccati dalle fiamme, altrimenti gli occhiali o la foto sarebbero andati distrutti. E penso che allora qualcosa si poteva ancora fare". 

Rispoli: "Con questi oggetti vorrei organizzare una mostra"

"Con l'aiuto del Comune avrei intenzione di organizzare una mostra - prosegue Rispoli - per poterli far vedere a tutti i familiari, mentre una parte di questi oggetti vorrei consegnarli all'armadio della memoria, a Firenze, dove sono già esposti cimeli della strage di Viareggio e del Moby. In questo modo il ricordo dei nostri cari rimarrà sempre vivo nel tempo e nessuno si dimenticherà mai di quella strage".

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