Modigliani, una petizione per portare a Livorno gli archivi legali: "Il materiale deve essere affidato al Comune"

Claudio Loiodice e Dania Mondini, autori di un saggio sul celebre artista, hanno indirizzato la richiesta al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e al sindaco Luca Salvetti

Nell'anno del centenario della morte di Amedeo Modigliani, celebre figlio di Livorno ricordato nella sua città con una grande mostra al Museo della Città che ha richiamato oltre 110mila visitatori, un altro tassello si aggiunge al complesso puzzle della ricostruzione della vita e, soprattutto, dell'opera del più affascinante pittore del Novecento. ​Claudio Loiodice e Dania Mondini, autori del saggio "L'affare Modigliani", si sono infatti resi portavoce di una petizione indirizzata al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini e al sindaco Luca Salvetti per riportare a Livorno gli Archivi Legali Modigliani, ovvero ciò che rimane in termini di documenti testuali e fotografici dell'opera di Dedo. Un patrimonio faticosamente recuperato dalla figlia Jeanne nella speranza di ricostruire il percorso artistico di quel padre geniale morto quando lei aveva soltanto un anno e mezzo.

La petizione: "Riportiamo a Livorno gli Archivi Modigliani"

"Jeanne Modigliani, figlia del grande artista Amedeo nel corso di decenni ha raccolto e organizzato testimonianze e documenti relativi all'illustre genitore. Nel 1984 Jeanne muore in misteriose circostanze (contenute nel libro L'Affare Modigliani- Mondini/Loiodice) - si legge nel testo della petizione -. Gli archivi venivano donati all'Italia nel 2006 ma illegalmente venivano venduti e trafugati all'estero. Dania Mondini e Claudio Loiodice, autori del libro, ritrovano gli Archivi a Ginevra e presentano una specifica denuncia, allegando documenti e prove video. Da circa 6 mesi non si conosce l'esito delle indagini".

"L'importante patrimonio archivistico - continua la petizione - appartiene all'Italia ed esiste un accordo tra Italia e Svizzera per semplificare il rientro del patrimonio artistico. Chiediamo al ministro e al sindaco di impegnarsi per risolvere il problema, far rientrare il materiale storico a Livorno e affidarli al Comune, unico ente titolare e legittimo per garantire la memoria di Amedeo Modigliani, che si dovrà impegnare a valutarli, custodirli ed esporli al pubblico. Il Ministro si dovrà impegnare per dare più impulso alla lotta contro le falsificazioni nel mondo dell'arte".

Teste di Modigliani, Pepi: "È il momento di esporre quelle vere"

Gli archivi legali di Modigliani, un mistero irrisolto lungo quasi 40 anni

Nel 1920 Modigliani muore a Parigi, giovane, senza aver creato un archivio delle sue numerose opere e senza depositare alcuna firma autentica. A farlo, nel 1983, è l'archivista Christian Parisot che rivendica il diritto di autenticare le opere di Modì, dando vita ad un valzer di falsi che supera per numero anche le opere autentiche, il tutto dopo aver conquistato in un primo momento la fiducia di Jeanne Modigliani. I nodi vengono presto al pettine e Jeanne, che detiene legalmente tutti i diritti sull'opera paterna, vorrebbe cedere gli Archivi alla città natale di Modigliani dove opera Carlo Pepi, collezionista e esperto d'arte, inizialmente all'interno del direttivo degli Archivi. Secondo Parisot, invece Jeanne gli avrebbe ceduto ogni potere e, di fatto, la gestione resta in mano sua.

L'archivista tenta di vendere i diritti a collezionisti stranieri, e alla fine li cede alla mercante d'arte Maria Stellina Marescalchi, che ancora oggi ne rivendica il diritto di proprietà. Parisot viene condannato come falsario e arrestato due volte, sia in Francia che in Italia. Nel 1984, poche ore prima di raggiungere Livorno, dove è appena scoppiato "il caso delle teste di Modigliani" - che ben presto si scoprirà essere una truffa - Jeanne muore in circostanze misteriose nella sua casa di Parigi.


 

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