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Cronaca

Morte Denny Magina, dalle tracce di un anello agli esami del dna: la ricostruzione delle indagini che hanno portato all'arresto del 34enne presunto omicida. Video

Il pm Giuseppe Rizzo ha sottolineato come la procedura sia stata lunga e complessa. Il cittadino extracomunitario è accusato di omicidio preterintenzionale. "Le prove sono abbondanti e schiaccianti"

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Le tracce di un anello compatibili con la ferita che Denny Magina aveva su un labbro e il dna del presunto omicida sugli abiti della vittima. Elementi chiave che hanno consentito ai carabinieri e alla procura di procedere con l'arresto di un 34enne tunisino, presunto responsabile della morte del 29enne livornese deceduto il 22 agosto del 2022 a seguito di una caduta dal quarto piano di una palazzina in via Giordano Bruno. Una vicenda che ha sconvolto Livorno e per la quale a lungo amici e familiari hanno invocato giustizia. L'esito delle indagini, "lunghe e complesse", come ha sottolineato il pm Giuseppe Rizzo, è stato reso noto nella giornata di oggi. La vicenda inizia proprio da quella tremenda notte dell'agosto 2022, quando Denny venne trovato a terra all'esterno dell'edificio dopo la caduta. In quella casa di via Giordano Bruno che, come emerso dalle indagini, il 34enne arrestato e un 31enne connazionale avevano trasformato in una una vera e propria centrale dello spaccio, insieme al giovane livornese si trovavano anche altre persone. Che pensarono solo a darsi alla fuga, cercando di non farsi vedere. 

Morte Denny Magina, arrestato il presunto omicida: si tratta di un 34enne. VIDEO

Secondo quanto emerso infatti il luogo e la costante disponibilità di stupefacenti erano noti agli assuntori livornesi, tanto che spesso le consegne avvenivano anche senza alcun precedente contatto telefonico. I carabinieri, a seguito di numerosi verbali, erano riusciti ad identificare 21 acquirenti. Fondamentali, ai fini dell'esito delle indagini, due ragazze totalmente estranee ai fatti presenti sulla strada al momento dell'accaduto. Grazie alla loro prontezza infatti riuscirono a riprendere la scena con i loro smartphone nonché la precipitosa fuga di alcune persone senza prestare soccorso a Denny.  All'esito della prima fase delle indagini, quando tuttavia erano ancora in corso accertamenti soprattutto di natura tecnico-scientifica, su disposizione del gip del tribunale, a seguito di richiesta del pm titolare del fascicolo, il 34enne era stato rintracciato ed arrestato nella bergamasca mentre il 31enne ad Udine entrambi con l'accusa di ripetute cessioni di stupefacenti nonché detenzione ai fini di spaccio di 183 grammo di marijuana e 70 grammi di infiorescenze della stessa sostanza rinvenuti dai carabinieri la notte dell'evento.

La ferita sul labbro di Denny non compatibile con la caduta e le tracce di un anello hanno incastrato il 34enne tunisino

Nell'ordinanza il giudice concordò in pieno con le risultanze investigative raccolte dai carabinieri relativamente alla fiorente e strutturata attività di spaccio, evidenziando il concreto pericolo di reiterazione del reato, in particolare da parte del 34enne definito 'cinico e scaltro spacciatore', nonché la possibile fuga dei due soggetti, irregolari, che subito dopo la morte di Denny Magina avevano lasciato Livorno, il 31enne in particolare aveva addirittura lasciato l'Italia e chiesto asilo in un altro paese europeo e nel momento del fermo ad Udine aveva provato a fornire ai carabinieri false generalità. Relativamente all'ipotesi dell'omicidio, lo stesso giudice ritenendo l'ipotesi verosimile e plausibile non la ritenne inattaccabile sottolineando che sarebbe stato necessario attendere gli esiti degli ulteriori accertamenti. La prosecuzione di "intense e sofisticate indagini" sulle circostanze narrate hanno portato i militari dell'Arma a raccogliere significativi elementi, cercando di "ancorare ogni giudizio ai dati scientifici" e riscontri documentali, per risalire alla chiara dinamica di quella notte, che sono stati riportati l'autorità giudiziaria labronica, senza fare troppo affidamento alle dichiarazioni rese dagli indagati nelle quali sono apparsi evidenti e tattici gli aggiustamenti delle posizioni.

Già in sede di primo sopralluogo da parte dei carabinieri, oltre al sequestro della droga, era iniziata la raccolta di elementi, dai contenuti dei telefoni delle due testimoni estranee alla vicenda alla verifica delle condizioni del giovane. Quest'ultimo, privo di portafogli era in possesso di diverse centinaia di euro ed aveva una ferita al labbro incompatibile con la caduta. Quest'ultimo elemento è stato accuratamente approfondito anche grazie alla perizia medico legale con la quale sono stati isolate 1291 particelle di materiale inorganico del diametro nell'ordine di frazioni di millimetri di platino ed argento, metalli utilizzati per la realizzazione di monili. All'atto dell'arresto, al 34enne fu sequestrato un anello tuttavia non compatibile con la ferita ma nel corso di uno dei sopralluoghi all'interno dell'appartamento, i carabinieri ne rinvennero e sequestrarono altri 4. Ricostruendo i movimenti dell'arrestato precedenti a quella notte, i militari hanno individuato delle immagini pubblicate in un social network nelle quali hanno riconosciuto uno degli anelli sequestrati alla mano del 34enne, che si definiva "pugile", anello la cui forma e materiali sono compatibili con la ferita della vittima.

Un pugno al volto vicino alla finestra aperta e la tragica caduta, la ricostruzione di quanto avvenuto 

Altro elemento emerso in sede di accertamenti sono tracce di dna dei due stranieri sui pantaloni di Denny Magina, rispettivamente all'altezza della caviglia destra e sinistra. All'esito delle indagini la ricostruzione sulla morte del giovane, sposata dal titolare del fascicolo e dal gip è che il giovane, purtroppo dedito all'assunzione di droga, come confermato dagli esami tossicologici, aveva frequentato l'appartamento di via Giordano Bruno a più riprese quel giorno poco prima delle 3 del 22 agosto 2022, sotto l'effetto di cocaina si trovava nei pressi della finestra dell'appartamento, tenuto volutamente lontano dagli altri assuntori verosimilmente per non mostrare loro i deleteri effetti dell'assunzione di droghe, con le spalle rivolte all'esterno, quando a causa di un litigio, sarebbe stato colpito con violenza al volto dall'arrestato alla presenza del 31enne e di un altro indagato.

Visto che il giovane stava per precipitare, i due stranieri avrebbero provato ad afferrarlo alle caviglie, senza successo, da qui l'accusa di omicidio preterintenzionale in quanto l'arrestato avrebbe colpito violentemente un ragazzo stordito e quasi inerme in prossimità di una finestra aperta, sita al quarto piano di un edificio che ben conosceva. Lo stato del giovane è riscontrato dall'assenza di urla o rumori mentre la stretta correlazione tra il pugno di un uno violento ed aggressivo e la caduta che avrebbe determinato la morte si evincerebbe dall'assenza di tracce ematiche nei pressi della finestra né sulla parte alta della maglietta da una ferita che se inferta prima, avrebbe lasciato tracce di gocciolamento. A nulla è valso il tentativo del 34enne di attribuire un'eventuale azione violenta alla terza persona presente sostenendo di aver lasciato l'anello sul tavolo e che subito dopo il tonfo lo avrebbe visto lavarsi le mani. Trattandosi di indagini preliminari, la penale responsabilità dovrà essere accertata in sede di giudizio dibattimentale.

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