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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca Venezia

Addio a Claudio Bedini, ex portuale e volto noto della Venezia: "Persona esemplare, perdiamo un altro pezzo della Tura"

Aveva 74 anni, il decesso ieri mattina dopo che il suo scooter è finito contro un'auto in sosta. I ricordi di chi lo ha conosciuto: "Faceva parte della famiglia biancorossa fin dagli anni Settanta"

Portuale in pensione, Claudio Bedini, morto ieri a 74 anni dopo che il suo scooter è finito contro un'auto in sosta, era molto conosciuto in Venezia, quartiere dove viveva assieme alla moglie Patrizia e dove sono nati i figli, Valerio e Ilaria. In molti ricordano il suo attaccamento alla sezione nautica del cavallino rosso e l'impegno nell'ex centro sociale di via del Forte San Pietro, dove con gli altri abitanti del rione aveva ridato vita a quei locali che ormai da anni erano vuoti e abbandonati.

Con il primo sole, lo potevi incontrare mentre si dirigeva in cantina con l'outfit d'ordinanza: infradito, pantaloncini e la camicia con le maniche arrolate. Sempre pronto alla battuta e allo scherzo, quando c'era da lavorare non si tirava mai indietro, sopratutto durante il periodo di Effetto Venezia, dove in cantina prende vita il ristorante della sezione nautica. La Tura, il luogo simbolo per i veneziani dove è nata la polisportiva biancorossa, per Claudio era una seconda casa: prima dietro ai "bimbi del pallone", a dare una mano in cantina ai vogatori. 

"Fin dagli anni Settanta e dalla polisportiva Venezia, che comprendeva anche calcio e pallavolo, Claudio era già con noi - ricorda l'amico Emiliano Fanelli -. Era una persona silenziosa e sempre presente, non gli piaceva farsi vedere. Era un uomo vecchio stampo, di quelli che pensavano più a fare che a parlare. Con lui se ne va una parte di noi e siamo tutti provati per la sua scomparsa". 

"Claudio è sempre stato vicino alla nostra cantina: prima come dirigente del calcio, poi negli anni Novanta, si era messo a seguire i vogatori - ricorda Gigi Suardi, ex presidente della sezione biancorossa -. Scherzosamente lo chiamavamo il "Capo degli elettricisti" perché quando c'era un problema o un guasto elettrico era sempre lui ad aggiustare il tutto anche se quello non era il suo vero mestiere. Era uno di noi, uno della famiglia, un altro pezzo della Tura che se ne va". 

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