Mostra Modigliani, emozione all'anteprima: "Evento unico che racconta il legame di Dedo con la sua città"

La soddisfazione del sindaco Salvetti al Museo della Città: "Il più grande evento culturale mai organizzato qui dal dopoguerra"

Amedeo Modigliani torna a Livorno dopo più di un secolo e lo fa mostrando l'incredibile perfezione e l'emozionante dolcezza dei suoi capolavori, specchio evidentemente non solo dell'anima dei modelli ritratti ma anche di quel genio nato il 12 luglio 1884 in via Roma. Si apre infatti domani, 7 novembre, al Museo della Città, "Modigliani e l'avventura di Montparnasse", il "più grande evento culturale mai organizzato a Livorno dal dopoguerra", come lo ha definito il sindaco Luca Salvetti, visibilmente emozionato a poche ore dal taglio del nastro.

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Marc Restellini: "Per me aveva senso fare questa mostra solo qui, a Livorno"

"Volevo mostrare cosa ha significato Livorno per Modigliani - racconta il curatore Marc Restellini-. Con questa mostra abbiamo lavorato sulle percezioni, le sfumature, le cose non dette". Su un legame indissolubile che unisce quindi l'anima del pittore alla sua Livorno. "È per me un grande onore condividere con voi e con Livorno cosa è stato Modigliani a Parigi nel periodo delle avanguardie - racconta ancora lo storico dell'arte francese  - e far sapere che senza Livorno niente sarebbe stato uguale". Una mostra che il curatore definisce assolutamente unica e non paragonabile con nessun'altra. "È una mostra a sè, parla di due collezionisti, di differenti autori e artisti, e parla di una storia, di un'epoca, di un luogo, Parigi - illustra Restellini -. Le retrospettive solitamente accendono un faro su un aspetto in particolare, questa invece ne accende tanti su aspetti differenti. Per me aveva senso fare questa mostra solo a Livorno, ho rifiutato tante altre occasioni. Una retrospettiva su Modigliani oggi ha significato solo se apporta qualcosa di nuovo".

Mostra Modigliani: biglietti, sconti, orari e numeri utili

Simone Lenzi: "Grazie a tutti coloro che hanno permesso questo miracolo"

"E di questo noi siamo onorati - sottolinea l'assessore alla cultura Simone Lenzi -. Il centenario della morte di Modigliani era un appuntamento a cui dovevamo farci trovare pronti. Sotto questo cielo si è formato il suo sguardo che lo ha portato a diventare uno dei più grandi artisti del Novecento. Ringrazio gli uffici e tutti coloro che hanno lavorato duramente per realizzare questo miracolo".

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La mostra al Museo della Città. Un viaggio tra gli artisti di Montparnasse

Allestita al pian terreno del Museo della Città, "Modigliani e l'avventura di Montparnasse" ospita fino al 16 febbraio 2020 ventisei opere di Amedeo Modigliani (tra cui 14 disegni) delle collezioni Netter e Alexandre. Tra i capolavori in mostra "Fillette en Bleu", "Elvire au col blanc", il ritratto dell'amata Jeaane Hébuterne "Jeune fille rousse". Accanto alle opere di Dedo, in un percorso che racconta la sua avventura parigina, sono esposti un centinaio di altri capolavori appartenenti all'École de Paris. Tra questi opere dei più grandi artisti del Novecento che con Modigliani hanno condiviso gioie e dolori, speranze e amicizie autentiche per le vie di Montparnasse: Chaïm Soutine, Moïse Kisling, André Derain, Maurice Utrillo, Maurice de Vlaminck e Suzanne Valadon.

Il ritorno a casa di Dedo. Risanata una ferita da troppo tempo aperta

Livorno, quindi, ritrova Modigliani. Perché in realtà Dedo, così come lo chiamava affettuosamente la madre Eugènie e come lui stesso amava firmarsi in lettere e cartoline, Livorno non se l'era mai dimenticata, anzi. Nel gennaio 1920, infatti, a poche settimane dalla sua morte, progettava di tornarci e rimanerci a lungo insieme  alla "futura" moglie Jeanne Hébuterne, la piccola Jeanne Modigliani e il secondo figlio che la coppia stava aspettando. Questo ritorno tanto atteso arriva finalmente oggi, un secolo dopo. E risana una ferita da troppo tempo aperta.

Mostra Modigliani, le opere in catalogo

Dalla città di Giovanni Fattori, suo amato "odiato" maestro giovanile, Dedo era partito per Parigi nel 1906. Ci era tornato – è vero - nel 1909 e nel 1913 per respirare un po' di aria salmastra, che tanto faceva bene alla malattia ai polmoni di cui soffriva sin da piccolo, ma erano stati ritorni veloci, pieni di incomprensioni e derisioni. In primis quelle degli amici del Caffè Bardi che, ancorati testardamente alla realtà provinciale, non comprendevano le sue scelte artistiche. Incomprensioni che sono durate fino a oggi, quando Dedo, finalmente, è tornato nella sua Livorno per raccontare che in troppi hanno sbagliato sul suo conto e per spazzare via burle e truffe. Per gridare a tutti che il suo vero soprannome è Dedo e che le storie di maledizioni e sregolatezze erano quasi sempre leggende create ad arte. Del resto basta osservare la dolcezza di quei volti ritratti per capire che Modigliani era prima di tutto un uomo, un uomo che ha sofferto, pianto, riso, sognato, sperato, finché il destino glielo ha permesso. Un uomo lontano da quel "Modì - maudit" troppo spesso tramandato.

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