Cronaca

Da Livorno all'Inghilterra, i robot di Alberto Consensi studiano il mare: "Voglio lasciare un pianeta più in salute"

Il 35enne, dopo il diploma all'Enriques e la laurea a Pisa, lavora al National Oceanography Centre di Southampton: "Ecco come è nata la mia passione che poi è diventata la mia occupazione"

Il mare, i suoi abissi e tutto quello che vi gravita attorno. Realtà sommerse e ancora inesplorate con molti luoghi sconosciuti. Benvenuti nel mondo di Alberto Consensi, 35 anni livornese, che lavora al National Oceanography Centre (Noc) di Southampton (Inghilterra) dal gennaio 2017. Il centro si occupa di studiare il mare e raccoglierne i dati e Alberto realizza robot sottomarini fondamentali per questa nobile causa. Quanto raccolto viene poi utilizzato dagli scienziati per analizzare e studiare l'ecosistema marino al fine di avere una corretta interpretazione dei cambiamenti climatici e della salute del mare. In particolare al Noc sono specializzati in navigazione sotto ai ghiacciai di Artide e Antartide.

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Buongiorno Alberto, come è arrivato al Noc?

"Come in tutte le belle storie ci sono un pizzico di fortuna e tanti sacrifici. Ho una laurea triennale in Ingegneria Elettronica e la Magistrale in Ingegneria robotoca e dell'Automazione. Come ambito della tesi per quest'ultima, ho scelto i sistemi robotici subacquei sviluppando un'interfaccia per un sistema di comunicazione acustica subacqueo. Sono un sub e mi sono immerso per anni sulla costa livornese durante gli anni dell'università, quindi era un mio obiettivo trovare un lavoro che riuscisse a conciliare la passione per il mare con il mio background in robotica. Il Noc è il posto ideale ed uno di principali istituti oceanografici al mondo ". 

In cosa consiste il suo lavoro?

"Faccio parte del gruppo Development del team Marine Autonomous and Robotic Systems (Mars). Raccogliamo dati per comprendere a fondo l'ecosistema marino visto che ad oggi solo il 5% dei fondali oceanici è mappato. Questi dati sono spesso in posti inospitali come a grandi profondità (fino a 6mila metri), sotto ai ghiacciai di Artide e Antartide. Per questo motivo c'è la necessità di affidarsi a robot autonomi in grado di andare dove l'uomo non può spingersi. Si tratta di una sfida di ingegneria molto impegnativa. Il devo trovare soluzioni innovative per fornire ai nostri robot le capacità necessarie per espletare questo tipo di missioni. 

Quale sarà la sua prossima "operazione"?

"Salperò a bordo della nave oceanografica James Cook per la missione JC220. Lo scopo è la validazione in mare di alcune delle più avanzate tecnologie sviluppate dal Noc negli ultimi 5 anni. Lavoreremo in un tratto compreso tra il canale della Manica e la costa spagnola al largo di Vigo. A novembre testeremo nuovi componenti in Scozia, nel lago di Loch Ness".

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Cosa l'ha spinto ad intraprendere questa carriera lavorativa?

"La passione per la robotica e per il mare. In più il privilegio di poter dare un piccolo ma importante contributo nel combattere i cambiamenti climatici e gli sconvolgimenti dell'ecosistema marino con l'ambizione di lasciare un pianeta più in salute alle generazioni future. Gli oceani producono il 50% dell'ossigeno che respiriamo e assorbono il 93% dell'eccesso di energia generato dall'effetto serra e il 25% della CO2 prodotta dall'uomo". 

Livorno che ruolo ha avuto nella sua formazione?

"Qui è dove sono nato, cresciuto e vissuto per molti anni. Ho frequentato il liceo scientifico Enriques, all'Istituto Musicale Mascagni ho conseguito il diploma in musica in tromba. Ho avuto la fortuna di avere una formazione a 360 gradi proseguita poi con gli studi accademici a Pisa. Da considerare molto formativa anche l'attività che ho svolto come volontario presso la Misericordia di Livorno per 13 anni. Ho imparato molto a livello umano, ma soprattutto l'importanza di lavorare in team. Livorno inoltre ha un legame indissolubile con il mare e questo ha senz'altro influenzato le mie scelte in ambito lavorativo". 

È rimasto legato alla tua città?

"Quello con Livorno é un rapporto di amore-odio; spesso provo a spiegarlo ai miei colleghi che provengono da ogni parte del mondo (Inghilterra, Svezia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Libano, Bulgaria, Trinidad e Tobago) ma è impossibile trovare le giuste parole. In città si dice: 'meglio disoccupati a Livorno che ingegneri a Milano' e questo rappresenta una mentalità che non si trova altrove. Ovviamente ci sono vantaggi e svantaggi. Però mi chiedo: io cosa posso restituire a questa città? Semplicemente la mia esperienza, la mia testimonianza con la speranza di poter ispirare le nuove generazioni di ragazzi alla curiosità, allo studio, all'ambizione di poter raggiungere i traguardi che desiderano". 

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