Nuova Londi, lavoratori senza stipendio: "L'azienda paghi gli arretrati". La replica: "Conti pignorati, attendiamo nuovi partner"

L'ultima retribuzione ricevuta dai 14 dipendenti è quella di marzo e mancano anche alcune mensilità relative al 2019. Le accuse della Cgil e la versione della società

foto www.londi.it

L'ultimo stipendio ricevuto è stato quello di marzo ma, come ammesso anche dalla stessa azienda per la quale lavorano, non sono state riscosse neppure alcune mensilità del 2019, arrivando in certi casi a dover percepire ancora otto stipendi arretrati. È questa la situazione che stanno vivendo i 14 dipendenti della Nuova Londi, storica produttrice della famose "Parigine" e "Nuvolette", e che è stata denunciata dai lavoratori stessi e dalla Cgil di Livorno. Un contesto che il sindacato definisce "insostenibile" per gli operai i quali, in due anni, hanno dimostrato sempre "grande senso di responsabilità e professionalità, continuando a lavorare ogni giorno come se nulla fosse".

Da parte sua la ditta, in una nota, ha ammesso le difficoltà economiche che sta attraversando, fornendo la propria versione dei fatti: "Avevamo concordato un piano di rientro che tuttavia non è stato accettato e i nostri conti correnti sono stati pignorati. La settimana prossima abbiamo degli incontri con dei partner per vedere se riusciamo a portare più sicurezza finanziaria consentendoci di fatto di attuare piani di sviluppo sia in termini di fatturato che di proposta commerciale". 

La Cgil sulla Nuova Londi: "Lavoratori allo stremo, servono risposte concrete"

Un pronto intervento sollecitato più volte da parte del sindacato che, adesso, non è più disponibile ad aspettare ulteriormente: "Non possiamo permettere che un marchio storico come quello della Londi finisca, e con esso anni di professionalità dei lavoratori - dicono dalla Cgil -. Le organizzazioni sindacali nei giorni scorsi hanno avviato la discussione con le istituzioni, attivando il tavolo di crisi, per difendere i posti di lavoro di questa azienda storica. È solo grazie al loro sacrificio che ad oggi è ancora acceso il lume della speranza di un rilancio serio dell'azienda. Adesso però è giunto il momento di dire basta ad una situazione che sta diventando insostenibile. Abbiamo fatto appello affinché si trovi il modo di rilanciare la società, nella speranza che vi siano soggetti interessati a rilevare il marchio Londi. Tutti i lavoratori devono ancora ricevere più di un terzo degli stipendi relativi all'anno 2019".

Relativamente al 2020, secondo la Cgil la situazione non è delle più semplici: "Gennaio, febbraio e marzo sono stati accreditati dopo diverse sollecitazioni: poi più niente, portando così, in alcuni casi, così il numero degli stipendi da ricevere a 8 mensilità. L'azienda ha difficoltà a pagare le spettanze dei lavoratori: in questo caso però non c'entra l'emergenza Covid19 e neanche il passaggio di qualche anno fa al prodotto senza olio di palma. L'azienda ha una grave crisi di liquidità e al contempo non ha ancora fornito ai dipendenti risposte concrete. I lavoratori sono ormai allo stremo delle loro forze, tanto che, per cercare una fonte di sussistenza, alcuni hanno preferito licenziarsi dopo più di 35 anni di servizio. Abbiamo bisogno di risposte certe". 

La replica della Nuova Londi: "Conti correnti pignorati, così è impossibile pagare gli arretrati"

La ditta, riconoscendo il ritardo nel pagamento di alcune mensilità, prova a spiegare i motivi per i quali si è giunti a questo punto: "In questi ultimi 18 mesi - le parole della direzione - abbiamo passato e stiamo passando un momento di stress finanziario ed economico con ripercussioni anche sull'erogazioni degli emolumenti. Tale situazione si è evidenziata nel corso del 2019, creando in tale periodo un gap di tre mensilità e mezzo che ci siamo comunque posti come limite massimo da non superare in modo da tutelate i dipendenti (in caso di insolvenza dell'azienda, l'Inps andrebbe a coprire tre mensilità, ndr). Da gennaio fino ad aprile tutti i dipendenti hanno ricevuto quanto gli spetta, ma poi sono arrivati altri problemi".

"A maggio - continua la nota della Nuova Londi - i dipendenti hanno portato avanti un'azione che ha causato il pignoramento dei conti correnti dell'azienda e quindi non è stato possibile ovviamente pagare le buste paga relative ad aprile. Nel frattempo, dopo che gli stessi sono tornati sui loro passi, un ex lavoratore ha attuato la medesima azione bloccando nuovamente l'azienda. Noi abbiamo proposto alle organizzazioni sindacali ed ai dipendenti, una volta sbloccata quest'ultima grana, il pagamento della mensilità di aprile e, entro una settimana, anche maggio. Il tutto concordato a un piano di rientro delle mensilità pregresse. Questa nostra proposta non è stata accettata dai dipendenti, i quali hanno deciso rinnovare l'azione di pignoramento bloccando di fatto l'azienda e non consentendo alla stessa di pagare quanto proposto".

Cgil: "Non potevamo accettare quel piano di rientro"

Il perché del mancato accordo lo spiega ancora la Cgil: "Noi avevamo chiesto che, prima della ripartenza, la Nuova Londi pagasse almeno due mensilità arretrate (aprile e maggio, ndr). Questo però non è stato accettato con la ditta che si era detta disponibile a pagare solo uno stipendio mentre l'altro sarebbe poi stato saldato alla ripresa dell'attività. Questo per noi non era accettabile anche perché gli operai avevano già acconsentito di splamare su un anno gli arretrati del 2019. Il pignoramento dei conti correnti è stato un atto dovuto visti gli stipendi che ancora devono ricevere i dipendenti". 

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La speranza dell'azienda: "Possibile l'ingresso in società di nuovi partner"

Una luce in fondo al tunnel, secondo l'azienda, tuttavia ci sarebbe: "Ancora prima dell'evidenziarsi di questa situazione - dicono dalla Nuova Londi -, noi soci avevamo deciso, visto la nostra fragilità economica, di cercare un partner che potesse portare più sicurezza finanziaria consentendoci di fatto di attuare piani di sviluppo sia in termini di fatturato che di proposta commerciale. Attualmente siamo in trattativa con tre realtà economiche, due del nostro settore e la terza proveniente da un altro ambito lavorativo. Tali intese dovranno, per forza di cose, concretizzarsi nel più breve tempo possibile, in modo da dare continuità all'azienda che mantiene ottime prospettive di sviluppo".

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