Santa Chiara, 10 pazienti oncologici con appuntamento allo stesso orario. La testimonianza di un livornese: "Assurdità in tempo di Covid"

La segnalazione di Massimo, in cura all'ospedale di Pisa: "Assembramenti e lunghe attese per noi malati oncologici sono pericolose"

Foto PisaToday

In coda per una visita di controllo. Potrebbe sembrare una situazione accettabile se la normale attesa non si fosse invece trasformata, di fronte al reparto di oncologia dell'ospedale Santa Chiara di Pisa, in un vero e proprio assembramento. La segnalazione ci arriva dal signor Massimo Ferrini, livornese, che ogni sei mesi si reca nel nosocomio pisano per controlli di routine in seguito a un intervento. "Venerdì 11 dicembre mi sono presentato al padiglione 22 alle 9.50 - racconta - con dieci minuti di anticipo sull'orario dell'appuntamento, tempo che di solito è sufficiente per fare l'accettazione".

"In dieci avevamo appuntamento allo stesso orario. Come è possibile?"

Qualcosa, però, non quadra già all'arrivo. "Ho trovato una lunga coda - continua Ferrini - in pratica erano state concentrate tre file in una unica: accettazione, prenotazioni e visite. E inoltre in dieci avevamo appuntamento allo stesso identico orario". Inutile sottolineare che si è creato in breve tempo un assembramento, rischioso anche in tempi normali ma decisamente pericoloso in un momento delicato come questo. "I pazienti oncologici sono di per sè molto fragili e stare a distanza ravvicinata per tanto tempo è un azzardo che non possiamo permetterci. Io sono entrato in ambulatorio alle 10.45, tre quarti d'ora dopo il mio orario".

Gli stessi addetti all'accettazione non hanno saputo dare una spiegazione plausibile. "Ci hanno consgliato, anche con un certo imbarazzo, di andare a protestare in direzione - racconta ancora Ferrini - e anche il medico a cui ho chiesto i motivi di questo caos mi ha detto che questo era l'unico modo per non disdire nessun appuntamento. L'impressione che abbiamo avuto noi pazienti è quella di una decisione piovuta dall'alto, presa da chi sta dietro una scrivania ma non in corsia, in mezzo alla gente". 

"Protocolli rigidi ovunque, perché questa leggerezza proprio con i pazienti oncologici?"

"Senza voler accusare nessuno in questo momento di tensione e superlavoro per tutto il settore è comunque inaccettabile correre il rischio di ammalarsi proprio nel luogo in cui andiamo a curarci - conclude Ferrini -, è inutile indossare mascherina e usare gel se poi ci ritroviamo appiccicati in questo modo. Soprattutto perché in altri contesti, anche ospedalieri, c'è una certa rigidità, pesante ma comprensibile. Perché allora questo cedimento proprio con gli oncologici?".

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