Rischiò di morire per overdose, arrestati gli spacciatori che le vendettero eroina

Le indagini della squadra mobile di Livorno hanno portato al fermo di due tunisini, colpevoli di aver reiterato nel tempo l'attività di spaccio. Entrambi sono finiti ai domiciliari con braccialetto elettronico

La dirigente capo della squadra mobile, Valentina Crispi

Piccole dosi, ma consegnate in abbondanza. Una rete di spaccio organizzata: telefoni mai intestati ai pusher, ordinazioni sotto forma di "pianta o "mezza ciabatta", corrieri addetti alla consegna su biciclette o motorini rubati che arrivavano in tutta la città, dalla stazione a piazza Mazzini, da Shanagi a via Garibaldi. Per intercettare i quattro capibanda ed arrestarne almeno due (gli altri sono latitanti) sono servite un anno di indagini condotte dalla squadra mobile di Livorno, diretta dalla vicequestore aggiunto Valentina Crispi (nella foto d'archivio), e la denuncia di una cliente, che per una dose di eroina comprata dai soggetti fermati ha rischiato di morire. Adesso i due, tunisini di 33 e 23 anni, sono ai domiciliari con braccialetto elettronico, misura cautelare ordinata dal gip in attesa del processo. 

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Storie di spaccio al dettaglio quotidiane, Livorno o altre città non fa la differenza, dove ad emergere è il solo aspetto delinquenziale e difficilmente quello sociale. Ovvero la storia di una donna come potrebbero essere tante, finita in overdose da eroina, che se non fosse stata vista da qualche passante - e quindi soccorsa da un'ambulanza - probabilmente sarebbe morta a 32 anni sul viale Carducci. Una donna, tossicodipendente, invisibile sui social, popolati da chi è attentissimo a discutere sulle pene da infliggere ai delinquenti, ma anche alla politica, raramente attenta a un dramma sociale di cui non si possono certo occupare, da sole, le forze di polizia.

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