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Parco del Mulino, conti in rosso e rischio chiusura. L'appello: "Prenotate una pizza da noi per tenere in vita il progetto"

Ca' Moro e pizzeria chiusi, la cooperativa sociale travolta dalla crisi: "Sopravviviamo con l'asporto, ma la richiesta è quasi nulla. Ci affidiamo al buon cuore dei livornesi"

"Versiamo in gravi condizioni economiche, senza un aiuto da parte dei livornesi rischiamo la chiusura". A lanciare l'allarme, attraverso un messaggio diffuso sui social, è il Parco del Mulino, cooperativa sociale che dal 2011 offre sostegno ed opportunità lavorative alle persone diversamente abili. Lo stop alle attività di ristorazione imposto dal passaggio della Toscana in zona rossa sta infatti mettendo a dura prova i conti dell'associazione, che per il proprio sostentamento, oltre che su un servizio di B&B, si affida quasi esclusivamente alla propria pizzeria ed al ristorante Ca' Moro. "La pizzeria e il ristorante sono chiusi, il B&B è vuoto: possiamo fare solamente la pizza da asporto, ma purtroppo la richiesta è quasi nulla", spiega Marco Paoletti, responsabile del Parco. Il servizio è presente anche su Deliveroo. Per prenotazioni: 334.59.69.241. 

Paoletti: "Situazione difficile, i livornesi ci diano una mano"

"Quella che stiamo vivendo - racconta Paoletti a LivornoToday - è una situazione di difficoltà comune a tante altre realtà. In questo momento stiamo facendo molta fatica e siamo rammaricati, anche perché il nostro progetto, non potendo contare su ingenti aiuti pubblici, vive sul commerciale. Oggi stiamo andando avanti alla giornata, senza sapere cosa accadrà in futuro. Attraverso questo messaggio - continua - vogliamo incentivare la cittadinanza a darci una mano in una situazione complicata. Ci appelliamo al buon cuore dei livornesi senza voler però risultare patetici: vogliamo solamente ricordare a chi vuole gustarsi una pizza che esistiamo anche noi. Purtroppo ci troviamo in una posizione defilata e questo non aiuta, ma possiamo assicurare che la nostra pizza arriva calda. E posso dire che è anche buona".

"I ragazzi - prosegue Paoletti - sono adesso in cassa integrazione, essendo poi generalmente degli immunodepressi e non conoscendo ancora bene questo virus è chiaro che c'è anche un po' di paura. Svolgere una regolare attività lavorativa, per loro, è fondamentale anche da un punto di vista sociale: così come noi vivono infatti di rapporti con gli altri e adesso avvertono la mancanza del contatto con le altre persone. Di per sé presentano inoltre delle difficoltà nella comunicazione e rimanere a casa a lungo certamente non li aiuta. Ci dispiace - conclude -, anche perché la scorsa estate tutti i ragazzi avevano raggiunto una buona autonomia nelle loro mansioni, adesso invece siamo costretti ad andare avanti solamente con l'asporto, che è un'attività asettica. È un modo per sopravvivere, perché altrimenti il progetto rischia di scomparire".

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