Porto di Livorno 2000, presidio permanente dei lavoratori: "Precari senza futuro, l'Autorità portuale si muova"

La protesta sugli scali Rosciano davanti alla sede dell'ADSP: "Rimarremo qua fino a quando non ci saranno date risposte"

A distanza di tre settimane dalla protesta del 14 maggio scorso, i lavoratori della Porto di Livorno 2000 sono tornati nuovamente sugli scali Rosciano, sotto la sede dell'Autorità di Sistema Portuale (Adsp), per ottenere risposte su un futuro quantomai incerto. Un presidio permanente, assicurano, fino a quando qualcuno non si degnerà di occuparsi di loro: in ballo c'è l'occupazione di almeno 40 persone, tra dipendenti stagionali e fissi, che ad oggi non sanno se torneranno mai a lavorare. Una situazione già preoccupante prima dell'emergenza sanitaria e aggravata da un lockdown che ha colpito gravemente il settore del turismo, la cui ripresa non avverrà certo in breve tempo. "Abbiamo deciso d'ora in poi di effettuare un presidio permanente tutte le mattine - dichiara Enrico Barbini della Filcams Cgil - fino a quando non ci saranno fornite risposte risolutive a tutta una serie di problematiche che la nostra organizzazione sindacale pone da tempo. Dal presente dipenderà il nostro futuro e ad oggi i segnali per ripartire non li vediamo".

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Barbini (Filcams Cgil): "A rischio il futuro di cento famiglie"

A rischiare maggiormente sono i lavoratori precari, i cosiddetti stagionali, che senza la movimentazione di navi e crocieristi difficilmente saranno ricollocati. "Siamo davanti all'immobilismo nel vero senso del termine, manca un piano per il controllo e il monitoraggio dei passeggeri prima degli imbarchi - spiega Barbini -. A incrementare la preoccupazione dei lavoratori è oggi anche la crisi del Gruppo Onorato, maggior azionista della Porto di Livorno 2000. Una crisi che pone molte incognite sulla possibilità di realizzare gli investimenti previsti e la realizzazione del Nuovo Porto Passeggeri della città".

"L'Adsp, come garante della parte pubblica e della gara, deve intervenire prima che sia troppo tardi - conclude Barbini -. Questa situazione d'impasse, alla quale indubbiamente ha influito anche l'emergenza Covid-19, sta mettendo a rischio la tenuta occupazionale e la vita di oltre 100 famiglie. Drammatica la situazione delle lavoratrici e lavoratori precari, oggi a casa senza alcuna certezza del proprio futuro: a queste persone sia trovata una soluzione, non possono finire per strada".

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Siringo (Sinistra anticapitalista): "L'emergenza Covid una scusa per scaricare sui lavoratori il peso della crisi"

Al fianco dei lavoratori, anche la Sinistra anticapitalista: "Sapevamo che non sarebbe andato tutto bene e che il prezzo più alto di questa emergenza sanitaria lo avrebbero pagato le lavoratrici e i lavoratori - dice Giulia Siringo - . Alla logica capitalistica che salva sempre Confindustria, i grandi imprenditori e i finanzieri, non potevano certo sfuggire i lavoratori più deboli della Porto di Livorno 2000 e cioè gli stagionali". "La Porto di Livorno 2000  - spiega quindi Siringo - è uno dei maggiori terminal operator nel settore crociere nel Mediterraneo e nel 2019, a quattro anni di distanza dalla gara, il 66% del capitale è stato acquisito da Livorno Terminals, società controllata a maggioranza dal Gruppo Onorato e partecipata da MSC, mentre il rimanente 34% resta in quote paritetiche a Camera di Commercio di Livorno ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Nel periodo estivo, le lavoratrici e i lavoratori stagionali affiancavano i colleghi a tempo indeterminato e per anni, seppur in una situazione di incertezza sul futuro e con minori tutele, sono riusciti a sbarcare il lunario in una città che rientra in un area di crisi complessa, strangolata dalla disoccupazione".

"La Porto 2000 era una società non in crisi, ma anzi produceva profitti, che adesso vanno solo a tappare i buchi della società di mister Onorato, armatore sull'orlo del fallimento nonostante la sola Tirrenia, società del gruppo Onorato Armatori, abbia ricevuto 846milioni di euro pubblici tra il 2009 e il 2020. Insomma, un film già visto, il solito copione; l'imprenditore, in questo caso l'armatore di Moby S.p.A., prima compagnia italiana per le rotte del Mediterraneo, prende una valanga di soldi pubblici e i lavoratori precari restano a casa. Oggi si scarica sul Covid 19 la colpa di tanti licenziamenti, mancate assunzioni e regolarizzazioni di posizioni lavorative precarie, ma la verità è che il virus peggiore in assoluto è il capitalismo che mette i profitti davanti alle persone".

"La normalità continua ad essere il problema - conclude Siringo -. Per questo motivo non possiamo che esprimere la nostra solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori della Porto 2000 che da lunedì primo giugno sono in presidio permanente sotto Palazzo Rosciano, sede di Adsp. Le lavoratrici e i lavoratori chiedono l'assunzione dei colleghi stagionali e noi sosteniamo questa legittima richiesta proponendo in alternativa il reddito Covid-19 perché non si scarichi esclusivamente sui lavoratori il peso della crisi economica causata dal virus e la ripubblicizzazione della Porto di Livorno 2000".

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