Gettò in mare lavoratore irregolare per evitare i controlli, pescatore livornese a processo per caporalato

Imputato il comandante di un peschereccio, accusato di sfruttamento. Libera: "Saremo al fianco di Samba e di tutte le vittime come lui"

Sapeva che i controlli della capitaneria di porto lo avrebbero messo nei guai e, presumibilmente per questo, quel mercoledì 8 giugno del 2016 non esitò a costringere Samba a gettarsi in mare dal peschereccio, al largo del Calambrone, pur sapendo che il giovane senegalese richiedente asilo, abusivamente impiegato a bordo del suo peschereccio, non era in grado di nuotare così bene. Da qui partirono le indagini che portarono, nel giro di un anno e mezzo, all'arresto di Andrea Caroti, 49enne pescatore livornese professionista, rinviato a giudizio dal giudice Marco Sacquegna e in aula domani giovedì 13 febbraio per rispondere alle accuse di caporalato e "minaccia per costringere a commettere altro reato" nei confronti dell'allora 21enne senegalese.

Turni massacranti e compensi irrisori a bordo del peschereccio 

Quella di Samba, salvato e portato a riva da un bagnino in servizio tra la costa livornese e quella pisana, è una storia allucinante per quanto si evince dalle indagini congiunte di carabinieri e capitaneria di porto, dalle quali emergerebbe il comportamento criminale del comandante del peschereccio. Secondo gli inquirenti, infatti, per gli interessi della propria attività di pesca professionale Caroti avrebbe "posto in essere uno sfruttamento continuo, non solo del senegalese, ma anche di altri cittadini extracomunitari per lo svolgimento di varie mansioni a bordo dell'imbarcazione". ​Turni massacranti, compensi irrisori - da 10 a 20 euro al giorno con l'aggiunta di piccole quantità di pesce -, offese e minacce. Informazioni, queste, raccolte con diverse testimonianze, mentre da alcune intercettazioni telefoniche sarebbero venute fuori anche le minacce a Samba Seydi ("Ti taglio le dita se racconti quanto è successo") qualora avesse rivelato all'autorità giudiziaria la verità. 

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Libera: "Caporalato segnale di fragilità del tessuto economico ed imprenditoriale" 

Nel frattempo Samba, oggi ospite di un Centro di Accoglienza Straordinario in provincia di Livorno, si è costituito parte civile, così come il sindacato Flai-Cgil, mentre in aula saranno presenti anche i presidi di Libera del territorio, Rossella Casini (San Vincenzo e Castagneto Carducci), Francesco Marcone (Livorno) e Annalisa Durante (Cecina). "Parteciperemo al processo come pubblico in segno di solidarietà verso Samba e di sollecitazione ad un maggiore impegno per il rispetto dei diritti e della dignità di tutte le persone - dicono da Libera -. Ci preoccupa il fatto che anche a Livorno e provincia siano sempre più numerose le vicende giudiziarie che vedono imputati imprenditori sulla base della legge contro il caporalato e lo sfruttamento. È il segnale di difficoltà e fragilità di parte del tessuto economico e imprenditoriale, che rischia di mettere in discussione le tradizioni di civiltà e democrazia di questa parte di Toscana".

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