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Cronaca

Guerra in Ucraina, la Toscana ha accolto 2mila rifugiati. Monni: "Ma serve maggior impegno"

A fare il punto è l'assessore alla Protezione civile: "Tragedia enorme"

Prosegue anche in Toscana l'accoglienza dei profughi ucraini in fuga dalla guerra che sta duramente colpendo la popolazione. Circa 2.000 è il numero dei cittadini tracciati in questi giorni e arrivati nella nostra regione, per lo più donne e bambini. La maggior parte di essi è stata accolta nelle abitazioni private, mentre 300 nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e 150 negli alberghi volano che offrono una prima sistemazione e un primo punto di approdo a coloro che fuggono dalle zone del conflitto.

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Monni: "Tragedia enorme e di difficile gestione, al governo chiediamo un maggior impegno"

A scattare la fotografia della situazione è stata nella giornata di oggi, lunedì 14 marzo, l'assessore regionale Monia Monni. "Stiamo vivendo una grande tragedia, di difficilissima gestione - ha detto da palazzo Strozzi Sacrati -. Durante la riunione con tutte le Regioni, appena terminata, abbiamo chiesto al governo un maggiore impegno. Nelle contabilità speciali siano versati soldi anche in anticipo, perché queste strutture hanno bisogno di essere finanziate. Inoltre - ha aggiunto -, queste persone non hanno bisogno solo di un posto letto, ma devono essere accolte nella pienezza del termine e per farlo bisogna mobilitare e finanziare tutto il sistema".

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In mattinata l'assessore Monni ha visitato il centro allestito dalla Regione alla Mercafir di Firenze per la prima accoglienza e per fornire informazioni a chi è destinato a ospitarli. "Tra sabato e domenica si sono presentate 46 persone - ha spiegato -. Stamani c'era la fila composta da "molte donne e qualche bambino". "Abbiamo deciso di aprire Mercafir in via sperimentale - ha concluso -, visto che non conosciamo i flussi di chi scappa. E replicheremo questa esperienza al palasport di Livorno. È un primo punto di accoglienza dove facciamo intanto dei tamponi che consentono, a chi decide di trovare di una sistemazione in autonomia, di farlo in sicurezza".

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