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Ristoratori, da Livorno a Roma per protestare ancora contro le chiusure: "Basta incertezza, rimborsi subito"

La manifestazione in programma il 22 febbraio davanti a Montecitorio: "Non ci muoveremo finché non saremo ascoltati. Serve una programmazione a lungo termine, non si può continuare a lavorare così"

Cambia il governo, ma non la situazione dei ristoratori italiani che si sono dati nuovamente appuntamento, lunedì 22 febbraio, davanti a Montecitorio per protestare contro le chiusure e le restrizioni con cui convivono, a fasi alterne, da quasi un anno. Tra loro anche la delegazione di Livorno, rappresentata da Fabio Sanna, titolare della Cantina Senese. Tutti uniti da nord a sud per chiedere di poter lavorare con sicurezza e dignità. Al centro della protesta ci sono modalità e tempistiche con cui vengono gestite, da un anno, le chiusure dei ristoranti oltre alla mancanza di ristori che possano dare un sostegno reale alle tante, tantissime, attività ormai in ginocchio. La goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da mesi è stata la chiusura di San Valentino causata dall'ingresso della Toscana in zona arancione, comunicata una manciata di ore prima dell'apertura. 

Toscana arancione, Confcommercio: "Ristoranti chiusi a San Valentino, un disastro economico"

"Andremo a pretendere ciò che ci spetta, andremo a pretendere ciò che è giusto, andremo a riprenderci la dignità" si legge nel comunicato diffuso per sensibilizzare i colleghi, ma che la gente comune, a partecipare all'evento. La protesta si svolgerà dalle 15 alle 18 e al termine i portavoce del movimento rimarranno davanti a Montecitorio a oltranza, finché non verranno ricevuti e ascoltati. 

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I ristoratori di Livorno: "Chiediamo una programmazione a lungo termine, non si può lavorare nell'incertezza"

Sanna, portavoce dell'associazione ristoratori per la provincia di Livorno, spiega i perché di questa ennesima manifestazione: "Avevamo il ristorante tutto prenotato per San Valentino, per non parlare della spesa e delle forniture già acquistate. Dove abbiamo potuto non abbiamo ritirato la merce, il resto lo abbiamo abbattuto o donato a chi ne aveva bisogno". L'amarezza è tanta, soprattutto se si considera il fatto che negli ultimi mesi i ristoratori hanno investito in sicurezza e ricevuto in cambio poco e niente. "Abbiamo seguito tutte le regole imposte dal Cts in termini di prevenzione, dimezzato la capienza dei locali, messo i plexiglass a garanzia del distanziamento, preso prenotazioni solo per gruppi di massimo quattro persone ma a quanto pare non è servito a niente. I ristori? Abbiamo ricevuto a gennaio la mensilità di aprile, che doveva servire a coprire le perdite del periodo pasquale, mentre i dipendenti sono in arretrato di mesi e mesi con la cassa integrazione". 

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