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Scuola, sindacati e genitori ancora in piazza: "La Regione garantisca il rientro in presenza e in sicurezza"

Il movimento "Priorità alla scuola" davanti alle sedi regionali di tutta Italia: "Il diritto allo studio è inviolabile". L'assessore regionale Grieco incontra i manifestanti. "Le Regioni sono un interlocutore del ministero"

Continua la protesta di insegnanti, personale ATA e genitori che, dopo essere scesi in piazza nelle scorse settimane, sono nuovamente sul piede di guerra per chiedere, senza sconti, il rientro a scuola a settembre, in presenza e in sicurezza. Il bersaglio, adesso, sono le Regioni e la nuova protesta è andata in scena lunedì 13 luglio quando una delegazione del movimento "Priorità alla scuola" si è presentata di fronte alla sede della Regione Emilia Romagna a Bologna per consegnare un documento al governatore Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza Stato Regioni, e nell'arco della giornata in tante regioni italiane sono stati organizzati presidi per far sentire la propria voce. Compresa la delegazione livornese del movimento che ha partecipato alla protesta toscana.

Cini Cobas Scuola: "Le Regioni hanno accettato senza riserve le linee guida del Ministero, ma sono inadeguate"

La preoccupazione è alle stelle e i tempi, fanno sapere gli attivisti, sono ormai agli sgoccioli. "Vogliamo sapere perché le Regioni hanno accettato senza se e senza ma le linee guida del ministero che, a nostro avviso, non permettono un adeguato rientro a scuola a settembre, senza orari ridotti, turni e didattica a distanza e non mettono sul piatto fondi sufficienti - dichiara Carlotta Cini, dei Cobas Scuola -. Le responsabilità sono state scaricate tutte sulle singole scuole e gli enti locali e il rischio reale è che si crei una distanza abissale che va a violare il diritto allo studio. Saranno le scuole, ad esempio, a dover comunicare le proprie esigenze in fatto di spazi e poi? a che serve se tanto non c'è il personale per raddoppiare le classi? In alcuni istituti si stanno organizzando per rimpicciolire i banchi e eliminare la cattedra, che vuol dire fare spazio per poter lasciare invariato il numero di alunni. È una presa in giro".

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"Stop alla didattica a distanza, non possiamo vivere in perenne stato di emergenza"

E sul banco degli imputati c'è ancora la didattica a distanza, strumento d'emergenza che adesso deve lasciare il posto alle lezioni in presenza. "Noi insegnanti abbiamo vissuto sulla nostra pelle le conseguenze della DaD - prosegue Cini - e abbiamo constatato che si crea un divario enorme tra chi è seguito a casa e chi invece vive situazioni di disagio. Nelle linee guida del ministero si parla della volontà di realizzare una piattaforma statale per la didattica a distanza e questo è l'inizio della fine, la didattica a distanza non va legittimata, è stata uno strumento di emergenza ma non può diventare prassi".

Fascia 0/6, nessuna indicazione per la riapertura di nidi e materne

Infine, mancano completamente le linee guida per la riapertura della fascia 0/6. "Asili nidi e scuole materne non sono stati neanche contemplati, ma settembre è dietro l'angolo e nessuno al momento è in grado di dare risposte ai genitori e ai bambini che, dalla sera alla mattina, sono stati prelevati da scuola e sanno se, quando e come potranno tornare alla normalità". In questa situazione, fanno sapere attivisti e sindacati, l'autonomia differenziata rappresenta un grosso rischio. "La regionalizzazione dei servizi essenziali è dannosa - conclude Cini - e l'istruzione è l'ultimo bauardo resistente. Non possiamo permettere che si arrivi ad avere una scuola di serie A e una di Serie B".

Grieco: "Le Regioni si pongono come interlocutore e abbiamo ottenuto un netto miglioramento"

Al termine del presidio l'assessore regionale all'istruzione Cristina Grieco ha incontrato la delegazione di Priorità alla scuola nella duplice veste di assessore e di coordinatrice della IX Commissione della Conferenza delle Regioni su lavoro e istruzione e, fanno sapere i manifestanti, ha precisato che le Regioni non hanno firmato nessun documento: il Piano scuola è varato dallo Stato e sull'istruzione le Regioni di fatto non hanno competenze, salvo sulla fascia 0-6. "Le Regioni si pongono come interlocutore e secondo l'assessore hanno ottenuto sostanziali miglioramenti nel passaggio dalla prima bozza al Piano poi emanato - affermano gli attivisti -  in particolare nell'indicazione dei criteri di distanziamento fisico, nel miliardo in più, che va sommato ai 1,8 miliardi già stanziati arriva, nella Dad solo emergenziale e non strutturale".
"Sulla fascia 0/6, inoltre, Grieco rivendica come altra vittoria delle Regioni il fatto che nel Piano scuola del ministero ora ci sono cenni su quella fascia. Secondo l'interpretazione dell'assessore, pur non essendoci ancora linee guida specifiche si può dire che non cambierà nulla, perché per i bambini non è previsto distanziamento né cambierà il rapporto numerico tra maestri e alunni - proseguono i manifestanti - quindi si troveranno dei modi per tutelare gli insegnanti, ma per nidi e infanzia non cambierà nulla".
 

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