"Priorità alla scuola", Cobas Livorno e Usb protestano alla Terrazza Mascagni: "Sì al ritorno in aula in sicurezza"

La manifestazione si è svolta in oltre 60 città italiane in contemporanea: "No alle classi pollaio e ad assurde riduzioni di orario"

foto Fb Enrico Pompeo

È cresciuto in questi mesi di lockdown il movimento "Priorità alla scuola" che ieri, 25 giugno, ha manifestato in 69 città italiane il proprio scontento per le sorti dell'istruzione italiana, fanalino di coda della società e bistrattata da una classe politica che non sembra capace di prendersene cura. All'evento di Livorno, che si è svolto intorno alle 18 alla Terrazza Mascagni, al quale hanno aderito anche Cobas Livorno e Unione sindacale di base, hanno partecipato insegnanti, genitori, educatori, studenti, rappresentanti delle sigle sindacali e associazioni. Praticamente tutte le realtà che quotidianamente vivono la scuola e hanno a cuore il diritto all'istruzione e la cultura, pilastro della società. 

Cobas Scuola: "La didattica a distanza non garantisce il diritto allo studio"

"Spazio per la scuola, spazio alla scuola, perché la scuola sia un luogo ri-aperto, migliore, accogliente e sicuro". Questo è lo slogan dei Cobas che da sempre si battono contro la didattica a distanza "preziosa durante il Coronavirus, ma non può essere la soluzione definitiva" e il ritorno in sicurezza nelle aule. Altro punto dolente su cui si concentra la protesta sono gli investimenti, di cui la scuola necessita e che latitano ormai da anni. Investimenti che mancano sia sul fronte delle strutture che in quello delle assunzioni del personale. "Ci ripetono come un mantra che non ci sono soldi - è intervenuto un rappresentante del sindacato -, ma i soldi si devono trovare, tra ricchezza pubblica e ricchezza privata non c'è un muro invalicabile. Si prendono le risorse dove ci sono e si usano dove servono".

La manifestazione alla Terrazza-2

"La scuola non deve formare la classe dirigente del futuro ma costruire uguaglianza"

Il sindacato pone l'accento anche su quello che dovrebbe essere il ruolo della scuola: "Attualmente ci sono 8 milioni di alunni e 8345 mila insegnanti, il 20% dei quali è precario. Si tratta di  170mila persone strutturalmente necessarie per far funzionare la macchina scolastica e che si sono sobbarcate anche la didattica a distanza che, secondo noi, non permette ai ragazzi di imparare a pensare. Chi ci governa, però, sembra considerare questo aspetto una virtù, ma l'istruzione non serve, come troppo spesso dicono in tanti, a preparare la classe dirigente del futuro, ma è l'unico potere che può costruire uguaglianza". 

"Apriamo un fronte comune per permettere ai ragazzi di tornare in classe in una scuola inclusiva" 

Enrico Pompeo, docente delle scuole medie "Micali" e portavoce del comitato organizzatore, spiega i perché di questa manifestazione: "Con la giornata di oggi vogliamo aprire un fronte comune della battaglia che dovremo portare avanti per consentire al Paese di tornare in classe in sicurezza, ma con una nuova prospettiva. Non potrà esserci una scuola libera e soprattutto inclusiva, soprattutto per gli studenti con difficoltà e bisogni educativi speciali, senza una cultura che sviluppi antirazzismo e dia spazio al rispetto, verso la natura e verso gli altri".

Il no della scuola è anche alle classi pollaio, oltre che alla riduzione oraria a 40 minuti. "La didattica a distanza è stata un fallimento totale, tronca la relazione personale che è alla base dell'insegnamento. Con le ore di 40 minuti vogliono eliminare i tempi morti, ma i tempi morti sono l'ingrediente fondamentale della scuola perché sono i momenti in cui guardi i ragazzi negli occhi e ti avvicini a loro. Chi ha pensato queste cose non ha idea di cosa sia la scuola". 

La manifestazione alla Terrazza-3

Usb: "Teniamo in considerazione anche i lavoratori in difficoltà"

L'Unione sindacale di base prova invece a porre l'attenzione sulal situazione di molti lavoratori: "Negli asili e scuole materne comunali lavorano decine di persone attualmente in estrema difficoltà, non solo per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, ma anche per l'assoluta mancanza di certezze circa l'avvio del nuovo anno scolastico. Oltretutto, ad oggi, i famosi enti bilaterali, voluti dai sindacati confederali, non hanno erogato alcun sostegno nonostante ogni mese ricevano una quota parte dello stipendio. Stiamo parlando di lavoratori che già riscuotono poche centinaia di euro al mese. Servono risposte immediate da parte del Governo circa le modalità di ripartenza a settembre, ma servono anche garanzie da parte del Comune di Livorno".

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