Raccolta differenziata, il Coordinamento Rifiuti-Zero: "Livornesi virtuosi, il Comune no"

L'associazione punta il dito sulle dichiarazioni di Nogarin e Vece: "I livornesi si sono impegnati nel porta a porta ma non c'è stata una diminuzione della Tari"

La conferenza stampa del sindaco Nogarin e dell'assessore Vece riguardante la raccolta differenziata ha suscitato, come era prevedibile, apprezzamenti e critiche. Da un lato il primo cittadino rivendica l'orgoglio per aver raggiunto, in città, la soglia del 65% mentre dall'altro cittadini e commercianti criticano la gestione del porta a porta. Chi invece non condivide nulla di quanto annunciato da Nogarin è il Coordinamento provinciale Rifiuti-Zero Livorno: "Non riusciamo proprio a gioire per il raggiungimento della soglia del 65% di raccolta differenziata a Livorno, annunciata a ridosso della campagna elettorale. Prima di tutto perché rappresenta un dato molto inferiore (il minimo obbligatorio per legge) rispetto a quello delle altre città di dimensioni analoghe, che all'indomani dell'estensione del porta-a-porta hanno raggiunto da subito risultati ben più alti, tra il 70% e l'80%:. Si tratta di una conferma dei difetti nell'organizzazione del servizio, a partire dai fallimentari cassonetti con tessera magnetica, propinati ad oltre un quarto della popolazione". 

L'associazione poi punta il dito sul costo della Tari: "La nostra amarezza è inoltre dovuta al fatto che tutto l'impegno dei livornesi non è servito né per ottenere una diminuzione tariffaria, sempre promessa ma poi rinviata, probabilmente a causa delle inefficienze e degli sprechi dell'azienda né per una diminuzione dell'inquinamento ambientale, dato che tutto lo spazio liberato dai livornesi nell'inceneritore è stato e sarà utilizzato dalle altre città: lo smaltimento inquinante è rimasto agli stessi livelli di quando la differenziata era ferma al 40%". 

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Chiusura sull'inceneritore: "Conoscendo la preoccupazione dei livornesi per l'impatto sanitario degli impianti di smaltimento, il Comune continua però ad affermare senza vergogna che nel piano Aamps è previsto "il percorso per disattivare l'inceneritore". Purtroppo non è vero, basta leggere quel piano (delibera del Consiglio comunale n. 38/2019) per scoprire che l'azienda promette solo una futura "valutazione degli scenari". Nel piano aziendale sono invece previsti investimenti per l'inceneritore (pagati con la tariffa) pari a 2,7 milioni di euro nel prossimo triennio, che salgono a 3,9 milioni se si contano anche impianti legati al ciclo dell'inceneritore: il 73% degli investimenti sugli impianti aziendali è quindi legato all'inceneritore (pag. 100 del piano). Neanche è possibile accettare la versione per cui con l'inceneritore si ripagano i debiti: non solo nel concordato si incolpa proprio l'inceneritore (privo ormai dal 2011 del finanziamento statale che lo sosteneva economicamente) per l'esplosione dei debiti, ma la riduzione dei debiti stessi coincide con l'importo degli aumenti tariffari negli ultimi 4 anni, pari a 15 milioni di euro, come chiaramente esposto a pag. 30 del bilancio 2016: quindi la riduzione dei debiti è basata solo sull'aumento della TARI deliberato nel 2015 e spalmato sul concordato". 

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