Intervista al Signor Giancarlo: "Quella volta della Amazzoni alla Ruota della Fortuna..."

Nato e cresciuto a Rosignano Solvay, è divenuto famoso grazie a una risposta particolare durante il quiz di Mike Bongiorno: "Rifarei tutto". Ex dipendente Telecom, oggi si gode la pensione da 70enne

Non capita tutti i giorni di poter intervistare "l'inventore della memorabilità", "l'uomo che preferì la gloria eterna al vile denaro", il "Messia" o addirittura il nuovo "presidente della Repubblica". Di chi stiamo parlando? Del mitico e, per certi versi, inarrivabile "Signor Giancarlo". Se non sapete chi sia, vi basterà cercare "signor Giancarlo" su Google, ma siamo sicuri che, con l'avvento di internet e soprattutto dei social, chiunque almeno una volta ne abbia sentito parlare. Il "signor Giancarlo", al secolo Giancarlo Pelosini, è un signore di 70 anni che adesso si gode la vita da pensionato, ma non si tratta di un 70enne qualsiasi. Già perché il "signor Giancarlo" alla celebre trasmissione "La Ruota della Fortuna" di Mike Bongiorno si rese protagonista, nel 1995, di un qualcosa che è passato alla storia come "l'inizio delle memorabilità". Nel dare la soluzione a una frase, infatti, pronunciò volutamente "figa" al posto di "foga", scatenando grandissime risate in studio e diventando un vero e proprio "eroe" come molti utenti lo hanno definito. Tramite Facebook, abbiamo scoperto che vive ed è originario di Rosignano Solvay e anche per questo non potevamo non intervistarlo, per farci raccontare in prima persona l'origine di quel gesto così spontaneo.

Buonasera signor Giancarlo. Prima di tutto, ci racconti qualcosa di lei.
"Sono nato e cresciuto a Rosignano Solvay e nel 2003 sono andato in pensione dopo aver lavorato prima alla Sip e poi alla Telecom. Il 23 settembre ho festeggiato i 45 anni di matrimonio con mia moglie, sono padre di due figli e nonno di altrettanti nipoti".

Come nacque l'idea di partecipare alla "Ruota della fortuna"? 
"Al quel tempo alle 7 era il quiz televisivo di punta e in famiglia si guardava sempre durante la cena. Io incominciai a mandare richieste di partecipazione, ma non c'era verso di farmi rispondere. Mia moglie mi disse di lasciar perdere, ma io non ho mai smesso e così dopo ben 117 tentativi fui chiamato per un provino a Roma. Nel giro di un mese, era il febbraio del 1995, andai a Cologno Monzese per registrare le puntate".

Ho inviato alla Ruota della Fortuna ben 117 domande prima di essere chiamato per un provino.

Che tipo di esperienza fu?
"Assolutamente bellissima. Sono stato campione per 5 serate e dopo sono dovuto andare a casa perché allora c'era la regola che dopo 5 puntate il ‘campione' doveva per forza essere cambiato. Tuttavia mi porto dentro ricordi bellissimi della trasmissione".

Come era Mike Bongiorno dal vivo?
"Noi concorrenti non potevamo parlare più di tanto con lui e Mike metteva sempre tutti in riga. Faceva preparare lo studio alle 13.30 e dopo oltre mezz'ora si presentava. Ci ho potuto parlare solamente una volta perché, durante la registrazione di una puntata, si ruppe una luce e, nell'attesa che venisse cambiata, mi chiese da dove venivo. Io risposi Rosignano Solvay e lui mi disse che della Solvay aveva sentito parlare a causa dei fumi che produceva. Poi mi chiese dei miei hobby e gli dissi che facevo l'allenatore di calcio di ragazzini e così, in una puntata, potei parlare anche di questo".

La famosa frase sulle Amazzoni

È stato invitato al Maurizio Costanzo Show in occasione del decennale della morte di Mike. Lì ha confermato che quando disse "figa" fu tutto assolutamente spontaneo. Conferma? 
"Certamente. Gli autori mettevano spesso parole a doppio senso e pensavo che anche in quel caso fosse così. Mancava solo una consonante e dissi la F di Firenze. Vidi subito il giudice Alvise Borghi morire dalle risate e capii che c'era qualcosa di strano. Così dissi "figa" ma perché pensavo che, riferito alle Amazzoni, avesse un significato particolare. Subito dopo però tutti iniziarono a ridere compresa Paola Barale che non si reggeva più in piedi".

Dissi "figa" perché pensavo che riferito alle Amazzoni avesse un altro significato

Con la Barale poi ha avuto modo di riparlarne?
"Sì. Quando seppe che ero di Rosignano ci incontrammo a Castiglioncello in occasione di un torneo di tennis dove giocava l'allora suo compagno e ricordammo quella scena. Inoltre ho saputo che proprio la Barale fece il mio nome come ospite del Maurizio Costanzo Show".

Pensa che solamente un livornese o più in generale un toscano poteva dire "figa" in diretta televisiva?
"Credo di sì. Anche Gerry Scotti mi disse che noi toscani siamo un popolo particolare. Secondo me è stato apprezzato il fatto che il mio fu un gesto spontaneo e non studiato a tavolino".

Eppure la "celebrità" non arrivò subito.
"Dopo la messa in onda della puntata, la scena andrò su Blob e su Scorie. Inoltre Mike la fece rivedere in una trasmissione in occasione di un anniversario di Mediaset. Ma devo ammettere che la celebrità è arrivata specialmente grazie a internet e a Youtube".

Come venne accolto inizialmente a Rosignano?
"Normalmente, anche perché allora il mio gesto non ebbe una grande risonanza. Erano più le persone da fuori a farmi i ‘complimenti' che i miei concittadini. Poi quando anche loro hanno scoperto cosa avevo fatto hanno iniziato addirittura a fermarmi per strada".

Il signor Giancarlo Pelosini-2

Ora è diventato famosissimo.
"Grazie ai social, quella battuta ha fatto il giro del mondo. Pensi che mi chiamano da ovunque, ultimamente anche due ricercatori dal Vietnam mi hanno omaggiato con una locandina. Io non mi sottraggo a tutto questo perché credo che sia divertente e mi fa piacere condividere la mia esperienza con il resto della comunità. Ci sono addirittura studenti che mi chiedono un video da poter mostrare al termine della discussione della tesi".

Il suo "approdo" su Facebook ha ampliato ancora di più la sua fama?
"Ho deciso di creare il profilo subito dopo il Maurizio Costanzo Show e in poche settimane ho già raggiunto il limite massimo di amicizie e ne ho ancora 900 in sospeso. Sono entrato in contatto con tantissime persone, tra cui molti ex colleghi".

Vengo fermato in strada per selfie e mi chiedono video da proiettare al termine della discussione della tesi all'università 

Come le è cambiata la vita dopo quanto accaduto?
"Alla fine, per me, tutto è sempre rimasto invariato. Sono la stessa persona di sempre. Qualche volta capita che i giovani mi chiedano un selfie per strada e addirittura qualcuno vorrebbe organizzare un pullman per venirmi a conoscere di persona. Sono gesti che mi fanno sorridere e nei quali non ci vedo nulla di male".

Le sono stati affibbiati tantissimi soprannomi. Ce n'è uno che la fa sorridere più degli altri?
"Qualcuno mi ha definito ‘santo', altri addirittura mi vogliono come ‘Presidente della Repubblica'. Devo dire che non c'è mai fine all'originalità delle persone". 

Ci tolga un'ultima curiosità. Tornasse indietro lo rifarebbe?
"Certo, anche perché continuo a credere che fosse la risposta giusta". Applausi.

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