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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Rosignano Marittimo

Danni da amianto, la Cassazione condanna Solvay a risarcire un operaio: "Sentenza storica"

L'uomo, oggi 71enne, ha lavorato per più di trent'anni, nello stabilimento livornese. La soddisfazione dell'avvocato Bonanni: "Affermata la responsabilità della multinazionale per l'uso della fibra killer"

Danni da amianto nello stabilimento Solvay di Rosignano. La Cassazione ha confermato nei giorni scorsi la sentenza della corte di Appello di Firenze per il risarcimento a favore di un operaio, oggi 71enne, che nel 2007 dopo aver lavorato per 32 anni tra officina meccanica e officina calderai si è ammalato di una patologia asbesto correlata, causata cioè dall'esposizione ad amianto.

Ucciso dall'amianto, Solvay condannata al risarcimento per la morte di un operaio

Nell'ambito del procedimento di primo grado era stato dimostrato che l'uomo era stato esposto alla fibra, prima quando lavorava come montatore e tubista, dal 1974 al 1983, poi nel reparto sodiera, dal 1983 al 2005. Per questo è stato rigettato il ricorso della società, che ha contestato due sentenze, ed è arrivata la condanna al risarcimento da meno di 3mila euro e al conseguente pagamento delle spese legali.

L'avvocato Bonanni: "Sentenza storica, finalmente smentite le tesi che vedevano negare da parte di Solvay l'uso dell'amianto"

Per l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'osservatorio Nazionale Amianto, si tratta "di una sentenza storica". "Perché la Solvay - ha aggiunto - non solo ha sempre negato l'uso dell'amianto e che ci possano essere stati dei danni per la salute per i suoi dipendenti, ma ha continuato a negare i diritti di quelli esposti che hanno contratto patologie absesto correlate. Finalmente, queste tesi sono state definitivamente smentite, ed anche la multinazionale Solvay che spesso ha goduto di sovvenzioni pubbliche, vede ora la sua condanna in Cassazione".

Amianto, la Solvay condannata a risarcire operaio esposto per 30 anni

Per il legale si tratta di un "accanimento giudiziario che non si giustifica". "Il fatto che Solvay - spiega - abbia utilizzato amianto è un dato oggettivo e non contestabile, anche in ragione di decine e decine di operai che sono deceduti tra coloro che hanno lavorato nello stabilimento". Secondo quanto emerso dal procedimento entrambi gli ambienti lavorativi dove era operativo il lavoratore oggetto dell'ultima sentenza erano privi di separazione degli ambienti, e quindi vi fu una esposizione diretta, indiretta e per contaminazione dell’ambiente lavorativo, e soprattutto, per i calderai/tubisti, i livelli espositivi erano elevati anche quando questi operai si recavano in altri reparti. In questo contesto lavorativo, in tempi anche vicini al pensionamento, le attività lavorative, anche di scoibentazione delle vecchie tubature con amianto, furono svolte in assenza di informazione sulle condizioni di rischio e di dotazione di maschere con il grado P3.

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