La stazione rimane senza punti ristoro, chiuso definitivamente "Cibiamo station". Uno dei dipendenti: "Affitto troppo alto"

L'apertura del bar è ancora rimandata mentre il locale ha deciso di abbassare le saracinesche. Ferrini: "Io e mio figlio siamo ancora in attesa della cassa integrazione"

Bere un cappuccino prima di prendere il treno la mattina presto oppure fare uno spuntino veloce a pranzo o a cena di ritorno da un lungo viaggio. Azioni normali in quasi tutte le stazioni italiane, ma che a Livorno non è possibile svolgere. Nella struttura di piazza Dante infatti sia il bar che il punto ristoro sono stati chiusi durante il Coronavirus e più riaperti. Se per il bar, Lagardère (società che lo gestisce, ndr) dovrebbe annunciare novità a partire dalla prossima settimana, lo stesso non si può dire per "Cibiamo Station" che ha definitivamente chiuso i battenti. L'annuncio arriva direttamente dagli stessi dipendenti che hanno sperato fino all'ultimo in una ripartenza che, purtroppo, non è mai avvenuta: "Stanno smontando tutta l'attrezzatura - commenta Massimo Ferrini -. La situazione era diventata difficile a causa dell'alto affitto e all'azienda non è rimasta altra soluzione. Adesso però dove andranno a mangiare turisti e ferrovieri?"

Livorno, chiude "Cibiamo station": "Serve un piano di recupero per la stazione"

Ferrini è stato uno dei primi dipendenti del locale e, con il passare del tempo, anche due suoi figli hanno seguito la sua stessa strada: "Piano piano ci siamo affermati - le sue parole - ma questo non è bastato. Quando il buffet del bar ha chiuso, noi siamo diventati l'unico punto ristoro della stazione e si lavorava a ritmo serrato tant'è che a rotazione c'erano addirittura sei dipendenti. Purtroppo però l'affitto variava in base agli incassi e quando questi sono diminuiti a causa della riapertura del bar, lo stesso non è accaduto con la rata che l'azienda doveva pagare mensilmente. Da parte nostra quindi non ce la sentiamo di andare contro la Cibiamo Group perché i costi per tenere aperto il locale erano elevatissimi". 

Quella del punto ristoro non è stata l'unica chiusura nel corso degli anni: "La parafarmacia e la libreria - sottolinea Ferrini - hanno fatto la stessa fine. Penso che da parte di Reti Ferrovie Italiane ci dovrebbe essere un maggiore interesse nel tenere aperte varie attività perché questo dà un aspetto migliore alla stazione che, adesso, è degradata. Secondo me i vari soggetti interessati, tra cui il Comune, dovrebbero sedersi a un tavolo e studiare un vero e proprio piano di recupero". 

"Ancora in attesa della cassa integrazione, la situazione non è facile"

Ferrini e uno dei suoi figli sono ancora in attesa della cassa integrazione: "Purtroppo so già che per un altro di loro non ci sarà alcun sussidio perché aveva un contratto a chiamata. Noi invece aspettiamo pazientemente anche se la situazione ovviamente non è delle migliori. Non possiamo neanche accedere alla disoccupazione perché l'azienda, finché il governo non sbloccherà la situazione legata ai licenziamenti, non può neanche mandarci a casa. Abbiamo parlato con i sindacati e ci hanno detto che, al momento, non ci sono soluzioni diverse". 

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"Adesso rimangono solo i distributori automatici ai binari"

"Cibiamo station" è stato chiuso intorno al 10 marzo a causa del Coronavirus e l'azienda non se l'è sentita di riaprire: "Nelle settimane successive - continua Ferrini - ci era stato detto che avrebbero fatto il possibile, ma così non è stato. Noi abbiamo anche seguito un corso online su come riaprire durante il Coronavirus, ma quando ci hanno comunicato che l'attrezzatura sarebbe stata portata via, abbiamo capito che non c'erano più speranze. Ci dispiace perché eravamo un piccolo punto di riferimento per turisti e ferrovieri che adesso si dovranno accontentare dei distributori automatici lungo i binari". 

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