Addio Uccellino, il cordoglio della città per la morte di Umberto Marconcini

Dal sindaco al mondo remiero, la città piange lo storico vogatore, timoniere ed allenatore scomparso questa mattina di sabato 22 febbraio a 88 anni. Il genero Marco: "Vedeva le cose prima degli altri, un rivoluzionatore"

Umberto "Uccellino" Marconcini, a destra, insieme ad Alberto Disgraziati

"Sembrava un normale malessere, ieri sera voleva uscire dall'ospedale. D'altronde era uno spirito libero, la sua vita era fuori, tra i remi e le cantine". A ricordare Umberto Marconcini, per tutti Uccellino, scomparso sabato mattina 22 febbraio all'ospedale di Livorno, è il genero Marco, anche lui un Marconcini campione di canottaggio e vogatore, figlio di Unico e marito di Cinzia. "Sono cresciuto con gli insegnamenti di mio padre Unico e con quelli di mio suocero Umberto: oggi è come se avessi perso babbo un'altra volta. La voga, il canottaggio, i remi in generale erano la sua vita: una di quelle cose che si hanno dentro e che ha cercato di trasmettere a tanti giovani trasformati in atleti e poi campioni".

Marco Marconcini: "Vedeva le cose prima degli altri, anticipava i tempi"

Marco ne nomina alcuni, ma servirebbe un libro per parlare di ognuno. "Livorno a quei tempi era la Nazionale del remo - dice Marco Marconcicni - e Uccellino contribuì in tutti i modi ai successi dei nostri equipaggi: da vogatore, prima, e da timoniere e allenatore, poi. Aveva una capacità unica nel vedere le cose prima degli altri, sapeva dirti in anticipo se una barca era 'camminatora' oppure no. Il passaggio dal Venezia all'Ovosodo? Fu una cosa che fece un clamore impressionante, all'epoca c'era grande rivalità tra le cantine. Oggi non è più così, ma a lui piaceva anche quell'atmosfera. Non amava troppo il Palio marinaro in questa versione senza retrocessioni, ad esempio, ma non poteva fare a meno di vivere senza la voga".   

Umberto Marconcini-2

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Il sindaco: "Se ne va un pezzo di storia dei remi"

Una città intera si è stretta intorno alla famiglia Marconcini nel ricordo di Uccellino: da quello delle sezioni nautiche (tutte, dal Venezia all'Ovosodo, dal Borgo al Labrone) al presidente del comitato organizzatore Palio Marinaro, Maurizio Quercioli ("persona stimata da tutti e ben voluta, le sue idee da ascoltare sempre con piacere"), fino al sindaco Luca Salvetti: "Se ne va un altro pezzo di storia della disciplina remiera. Con Umberto ho condiviso in passato tanti momenti legati alle sfide in mare ed ho avuto modo di apprezzare la sua sua ampia conoscenza di questo mondo e le intuizioni per valorizzare le gare remiere livornesi".

Dovicchi (Unione canottieri livornesi): "Ciao nonno, professore del remo"

Toccante il ricordo di Massimo Dovicchi, ex canottiere e vogatore oggi allenatore dell'Unione canottieri livornesi, cresciuto con gli insegnamenti di Umberto Marconcini. "Caro nonno Umberto detto Uccellino - scrive Dovicchi -. Per me eri un secondo nonno, il primo allenatore a insegnarmi a vogare sulla barca dei bagni Fiume dove mi urlavi dal tuo ombrellone di come fare, avevo solo tre anni. Eri l'anima del canottaggio livornese: crescendo campioni su campioni fino ai tuoi nipoti Francesco e Elisabetta, hai costruito gozzi vincenti, dal Venezia fino a portare il l'Ovosodo alla conquista del primo palio e il Montenero a vincere la Barontini con babbo Alvaro allenatore".

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"Se una barca non andava - continua Dovicchi -, tutti ti chiedevano di andare al timone per sentirla. Perché come sentivi te lo scorrimento di barca non lo sentiva nessuno e da lì la facevi volare dimostrando la tua esperienza e capacità di dare il tuo tocco di classe. Ci lasci un grande vuoto, ma tutti sappiamo che lassù, in paradiso, ritroverai tanti compagni di barca e amici, caro nonno Umberto. Ciao Uccellino, ciao professore del remo, non ti scorderò mai".

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