Scuola

Servizi educativi 2021-2022, due centri per l'infanzia dal pubblico al privato convenzionato. Polemica tra sindacati e Comune

Approvata la delibera di giunta sul riassetto strategico dei servizi, protestano Cgil e Uil: "Si rischia di sbilanciare il sistema a favore del privato". Replica la vicesindaco Camici: "Inaccettabili strumentalizzazioni, il pubblico resta centrale e l'obiettivo è garantire la continuità del servizio"

Due centri per l'infanzia, che saranno individuati dal Settore Istruzione del Comune, passeranno dalla gestione pubblica al privato convenzionato dal prossimo anno scolastico. È questo l'indirizzo della delibera 623, approvata lo scorso 7 dicembre dalla giunta comunale, che stabilisce il fabbisogno di personale per il triennio 2020-2022 in cui si prevede, come si legge nel documento, "una politica complessiva di riassetto strategico dei servizi" che porterà a "una modalità di gestione esternalizzata di due centri per l'infanzia". Una decisione che ha innescato la reazione dei sindacati e la replica del Comune.

Centri per l'infanzia, la polemica tra sindacati e Comune

Letizia Carmignani, della segreteria Fp-Cgil provinciale, critica la strada intrapresa dalla giunta giudicandola "sbagliata e in contrasto con quanto promesso da Luca Salvetti durante la campagna elettorale. Il privato convenzionato gestisce già la metà dei centri per l'infanzia. Questa decisione rischia di sbilanciare il sistema". 

Alle parole di Carmignani, sottoscritte in una nota firmata insieme a Filippo Bellandi (Nidil-Cgil provincia di Livorno) e Rosa Disasto (Uilpa-Uil e Uiltemp), controbatte la vicesindaco con delega all'Istruzione e alle Politiche giovanili, Libera Camici"Nulla è definitivo essendo la decisione ancora in fase istruttoria -dice -. Come amministrazione dobbiamo forzatamente prevedere in anticipo le azioni necessarie a mantenere la continuità del servizio, che è il primo obiettivo"

La vicesindaco spiega inoltre come la decisione non dipenda da esigenze di bilancio: "Lo sanno anche i sindacati, ai quali abbiamo chiesto proposte alternative mai arrivate. Purtroppo non possiamo in alcun modo sforare il tetto di spesa flessibile imposto dalle leggi statali per cui, voglio ricordarlo, ci siamo già mossi con l'Anci e in parlamento chiedendo l'estensione della deroga al tetto anche per il lavoro in somministrazione, ad oggi escluso". "Se arrivassero notizie positive in tal senso - afferma ancora Camici - potremmo sicuramente tornare sulla decisione".

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Carmignani (Fp-Cgil): "A rischio 25 posti di lavoro, tutti femminili"

Una esternalizzazione imposta quindi, ma che sarebbe dolorosa, come sottolinea Carmignani: "A rischio ci sono 25 posti di lavoro, tutti femminili. Dobbiamo imparare anche dai recenti avvenimenti legati al Covid-19. La pandemia ha dimostrato che se non si investe nella Sanità e nell'Istruzione pubblica tutto il sistema è destinato a franare. Riteniamo inoltre che interpretare l'educazione e la cura di bambini e bambine come una fredda voce di spesa non sia solo eticamente sbagliato ma addirittura miope, perché le scelte che vengono prese oggi rischiano di generare conseguenze che peseranno sul futuro della città".

Camici: "Inaccettabili strumentalizzazioni, il servizio resterà pubblico"

Accuse rispedite al mittente da Camici che chiarisce come l'amministrazione abbia a cuore la gestione pubblica del sistema educativo: "Ciò appare evidente dalle 43 assunzioni a tempo indeterminato, di cui 21 solo nel 2020, tra educatori, insegnanti e coordinatori pedagogici fatte dall'insediamento della giunta. In questa fase di decisioni ancora tutte da definire e per le quali sono diversi gli scenari in esame, non è possibile accettare alcun tipo di strumentalizzazioni da parte di chi vuol promuovere una narrazione completamente diversa dalla realtà, facendo leva sulla sensibilità delle famiglie e di chi ha a cuore i servizi a controllo pubblico".

Riguardo i 25 posti di lavoro a rischio, la vicesindaco spiega che il contratto con la società Randstad, che attualmente ha in affido una parte del servizio educativo, scadrà a giugno 2021, e la nuova gara d'appalto avrebbe in ogni caso posto in dubbio la presenza di quelle lavoratrici nel sistema. Non solo: "Passando da un appalto di somministrazione ad uno di servizio, il servizio resterà pubblico - promette Camici -. Il saldo occupazionale rimarrà invariato anche in caso di esternalizzazione, così come il numero dei posti per i bambini, il coordinamento pedagogico, la formazione del personale e la determinazione delle rette e delle graduatorie da parte dell'amministrazione comunale". "Per le famiglie non cambierà nulla - assicura Libera Camici - la qualità del servizio nei centri per l'infanzia che eventualmente saranno affidati al privato sarà la stessa di quelle gestite direttamente dal pubblico".

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