Lunedì, 14 Giugno 2021
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Bruna "La Ciucia" Barbieri, la nemica dei fascisti rispettata da Ciano: storia di un simbolo di umanità e solidarietà

Una vita dedicata agli altri e una morte avvolta nel mistero: il ritratto di una delle donne più famose di Livorno

Livorno, una città ricca di storie e personaggi, da quelli più celebri e noti al pubblico nazionale e internazionale a quelli più umili e dimessi, che soltanto chi vive nella nostra città conosce o ha conosciuto. Tra questi, soprattutto nelle persone meno giovani, è ben vivo il ricordo della "Ciucia", così soprannominata per la sua amicizia con un ragazzino amante dei gatti chiamato Ciucio. Un appellattivo che è poi passato ad indicare genericamente una persona sciatta e malvestita, in riferimento all'aspetto dimesso e trasandato della donna. Ma la Ciucia, all'anagrafe Bruna Barbieri, è stata molto più di una macchietta.

La Ciucia, una vita dedicata ai più bisognosi

La donna, nata nel quartiere della Venezia il 21 gennaio 1911, dedicò la propria vita agli altri, aiutando anziani e bambini bisognosi ed affamati, ma anche soldati feriti e ricoverati negli ospedali ai quali portava acqua, cibo e qualunque altra cosa di cui potessero avere bisogno. Una vera e propria missione umanitaria, la sua. Ed il suo volto, non a caso, era particolarmente noto ai livornesi, che ogni mattina potevano vedere la Ciucia aggirarsi tra i banchi del mercato alla ricerca di un panino, di un pezzo di carne o di un po' di frutta da farsi regalare per poi donare ai più indigenti. E nei confronti di chi si rifiutava, partivano subito urla ed insulti: perché, per lei, chi non mostrava sentimenti di solidarietà non era meritevole di rispetto.

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La Ciucia, l'amica di Ciano nemica dei fascisti

Una personalità forte e tenace che non temeva neanche il potere, tanto che la Ciucia venne più volte arrestata dai fascisti e rinchiusa nel manicomio di Volterra: al passare delle camicie nere, la donna sputava infatti per terra, manifestando tutto il suo disprezzo nei confronti del regime. Questo, però, non gli impedì di essere trattata con un occhio di riguardo da Costanzo Ciano, che, conquistato dallo spirito altruistico della donna e ben cosciente del suo valore simbolico all'interno della comunità livornese, volle conoscerla ed offrirle cibo ed aiuti da distribuire ai più bisognosi. Da quel momento, quando qualcuno la infastidiva, la Ciucia gridava a squarciagola di essere l'amica di Ciano.

La Ciucia, una fine avvolta nel mistero

La vita di Bruna, tuttavia, fu breve. La donna scomparve a soli 33 anni e la sua morte rimane ancora oggi avvolta nel mistero. Di lei si persero le tracce nel giugno del 1944, poco prima della liberazione della città: c'è chi racconta che finì sopra una mina mentre portava delle medicine a una famiglia di Montenero, chi sostiene che sia stata fucilata dai tedeschi durante la loro ritirata e chi, invece, pensa che sia stata giustiziata da un fascista. Un enigma ancora aperto. Ma di lei, della Ciucia, nel cuore dei livornesi non si è mai perso il ricordo. Un ricordo che vive anche nel libro della pronipote Tiaziana Savi, "La Ciucia per tutti, Bruna per noi" (Books&Company, 2008). 

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