Venerdì, 25 Giugno 2021
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Santa Giulia, storia della patrona di Livorno

Celebrata nella nostra città ogni 22 maggio, la martire, secondo la tradizione cristiana, sarebbe stata giustiziata dai pagani per il rifiuto di rinnegare la propria fede

La crocifissione di Santa Giulia di Hieronymus Bosch (fonte foto Wikipedia)

Oggi, sabato 22 maggio, si celebra Santa Giulia, patrona di Livorno. Non tutti, però, conoscono la travagliata storia di questa giovane donna, ricordata dalla Chiesa cattolica come una martire a causa della sua tragica fine.

Santa Giulia, la storia della tradizione cristiana

Giulia, secondo la tradizione riportata nella Passio, era una nobile ragazza cartaginese del V secolo, che, dopo essere caduta in rovina, venne acquistata come schiava da un commerciante siriano di nome Eusebio, il quale, nonostante fosse pagano, ne apprezzava le doti umane e spirituali. Durante un viaggio la coppia naufragò in Corsica, dove il governatore Felice tentò, senza successo, di acquistare da Eusebio la donna. Felice, tuttavia, non si rassegnò ed una sera, dopo una festa pagana, fece rapire Giulia dai suoi seguaci, cercando poi di convincere la donna ad abiurare la propria fede. La giovane, malgrado le violenze e le percosse, non rinnegò però mai la religione cristiana e Felice, dopo aver ordinato che le fossero strappati i capelli, la fece crocifiggere inchiodandone mani e piedi.

La notte prima dell'esecuzione, alcuni monaci dell'isola di Gorgona vennero informati in sogno di quello che sarebbe accaduto a Giulia il giorno seguente. Al mattino raggiunsero così il luogo del martirio e, fissata sulla croce, scorsero una carta "scritta da mani angeliche" con il nome e la storia della donna. Il corpo venne allora recuperato e trasportato alla Gorgona, dove fu ripulito, unto con oli aromatici e deposto in un sarcofago. Era il 22 maggio, giorno per il quale venne così fissata la festa liturgica.

Santa Giulia, la storia alternativa

Secondo altri studiosi, tuttavia, Giulia, giovane donna cartaginese, sarebbe stata uccisa durante una delle persecuzioni avvenute sotto Decio (250 circa d.C ) o Diocleziano (304 d.C.) e, in quanto cittadina romana, non sarebbe stata sottoposta al rito della crocifissione, riservato a chi non aveva tale status, ma venne probabilmente decapitata o uccisa con la spada.

Le reliquie di Santa Giulia

Le reliquie di santa Giulia sarebbero state trasportate in Corsica dopo l'invasione dell'Africa da parte dei Vandali di Genserico nel 439 e, probabilmente nel 762, furono trasferite a Brescia per il volere della regina Ansa, moglie del re longobardo Desiderio. Qui, un anno più tardi, vennero consacrate in una chiesa da papa Paolo I.

Il culto della martire, nel frattempo, si diffuse anche a Livorno, dove sono conservati oggi un suo dito ed alcuni frammenti ossei. La parte rimanente delle reliquie di santa Giulia ufficialmente riconosciute dalla Chiesa si trovano a Nonza, che possiede due vertebre e una parte del cranio, e a Brescia, che è in possesso della gran parte dei resti, oggi custoditi nella chiesa parrocchiale dedicata alla santa nel Villaggio Prealpino.

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