Indoor Rowing, vent'anni dal trionfo di Calvelli a Stoccolma: "Ho ancora i brividi..."

Nel 1999, ai World Police and Fire Games, l'atleta livornese conquistò la medaglia d'oro nei 2000 metri pesi leggeri: l'ennesimo timbro di una carriera ricca di successi

Quello di Fabio Calvelli, nel mondo remiero livornese, è un nome che non ha certo bisogno di presentazioni: tre vittorie nel palio marinaro (con Pontino, Salviano e Borgo) e medaglie a ripetizione ai campionati mondiali assoluti di canottaggio indoor e ai World Police and Fire Games, le Olimpiadi dedicate ai rappresentanti dei Corpi di Polizia e dei Vigili del Fuoco. E proprio questo luglio saranno vent'anni esatti dal trionfo di Calvelli ai giochi di Stoccolma, con il livornese, agente della Polizia Municipale, capace di conquistare la medaglia d'oro sui 2000 metri nell'indoor pesi leggeri. Un traguardo arrivato dopo le già fortunate esperienze del 1995, quando a Melbourne si portò a casa l'argento nel quattro con timoniere e il bronzo nel singolo, e del 1997, quando a Calgary ottenne l'oro nel singolo, l'argento nel canottaggio indoor sui 1000 metri e il bronzo nell'indoor 2000 metri.

Calvelli: "Un'emozione unica. Poi l'esperienza agghiacciante dell'incidente e la rinascita..."

Un'avventura che Calvelli, raggiunto telefonicamente dalla redazione di LivornoToday, ha ricordato nel corso di una lunga intervista, durante la quale ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera.

Vent'anni dalla vittoria di Stoccolma. Cosa ti è rimasto di quell'esperienza? Quali emozioni ti porti ancora dietro?

"Mi vengono ancora i brividi quando ci ripenso... Questi campionati sono una sorta di Olimpiadi delle forze dell'ordine, con tanto di cerimonia di apertura e di chiusura. A Stoccolma abbiamo sfilato all'interno dello stesso stadio che ha ospitato le Olimpiadi del 1912, con ogni nazione che ha portato la propria bandiera. Questa, per chi fa sport, è l'emozione più bella. Un momento unico, ancora migliore della vittoria in sé".

Ma quel primo posto com'è maturato?

"La vittoria è stata tra virgolette facile. La categoria pesi leggeri è stata infatti istituita proprio nel 1999 su sollecitazione mia e di altri atleti: in precedenza, non c'era distinzione tra assoluti e pesi leggeri. Avevo già partecipato negli anni prima ai campionati assoluti ottenendo anche un secondo posto, quindi ero abbastanza sicuro di farcela, anche se poi, nello sport, l'imprevisto è dietro l'angolo. Fu comunque una vittoria con un ampio margine, con il secondo staccato di molti secondi".

Oltre al remoergometro, nel tuo passato c'è l'esperienza nel canottaggio.

"Sì, io vengo dai gozzi. Nel negozio di mio padre c'era una gigantografia di Marco Marconcini, un simbolo del remo livornese. Lui fra l'altro abitava a cento metri da me: l'esempio ce l'avevo praticamente in casa. Nell'83, all'età di sedici anni, iniziai così a vogare nel mio rione di appartenenza, lo Shangai, facendo tutta la trafila. Poi sono arrivati i successi nel palio: nel 1994 con il Pontino, nel 2001 con il Salviano e nel 2005 con il Borgo. Fra l'altro Pontino e Salviano, dopo quella volta, non hanno più vinto".

Nel 2001 poi un grave incidente, che ha messo a rischio non solo il prosieguo dell'attività sportiva, ma la tua stessa vita.

"In quell'occasione ho rischiato di restare paraplegico e addirittura di morire. Mi sono infatti fratturato la vertebra cervicale C2, quella che si rompe in caso di impiccagione, per intendersi. L'equipe medico della neurochirurgia di Livorno è stato però bravissimo e, attraverso l'inserimento di un chiodo di titano nella spina dorsale, mi ha rimesso in sesto, permettendomi di continuare con la mia vita e con lo sport. Nel 2002, l'anno dopo l'incidente, ho conquistato il secondo posto al Mondiale assoluto indoor, mentre nel 2003 ho ottenuto addirittura la vittoria sui 2000 metri simulati. Quella dell'incidente è stata comunque un'esperienza agghiacciante: entrai in sala operatoria che non sapevo come ne sarei uscito. Sono stato però fortunato: io fra l'altro sono credente e devo ringraziare qualcuno di Montenero. Se ho fatto un salto al Santuario? Certo".

Adesso continui ancora a praticare attività sportiva?

"L'agonismo l'ho praticato fino ai quarant'anni, poi, con la nascita di mio figlio Flavio, ho deciso di dedicarmi a lui e alla mia famiglia. Fisicamente ero ancora integro, ma volevo che mio figlio crescesse con un padre presente. Adesso faccio attività solo per diletto, dedicandomi al remoergometro, alla bicicletta e alla corsa. Mi alleno tre/quarto volte alla settimana, anche se chiamarlo allenamento è esagerato: è uno svago, l'allenamento vero è un'altra cosa. Poi volevo ricordare un altro aspetto...".

Prego.

"Io, per gareggiare ai vari Word Police and Fire Games, ho dovuto usare le mie ferie, cercandomi degli sponsor per sostenere le spese dei viaggi, visto che il nostro gruppo sportivo poteva darmi solo un piccolo contributo. Mi sono ovviamente sempre allenato fuori dall'orario di servizio, a differenza di altri corpi come le Fiamme Gialle o le Fiamme Oro, ma non ho mai avuto alcun tipo di riconoscimento, soltanto un elogio che, sinceramente, ritengo un po' poco. Non ho mai avuto alcun tipo di agevolazioni, malgrado le sei medaglie conquistate che hanno dato lustro sia al Comune di Livorno che alla Polizia Municipale. Così, dopo tre partecipazioni, ho deciso di smettere di gareggiare in queste competizioni".

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