Basket, l'under 13 del Jolly Acli vince 111-4. Il coach: "Giusto non fermarsi"

La larga vittoria apre il dilemma su come comportarsi in caso di differenze di valori così ampie. Il tecnico Maccanti: "Smettere di giocare è la vera mancanza di rispetto"

Sport e rispetto, un connubio che, almeno in teoria, dovrebbe essere indissolubile. Un argomento che però, come spesso accade nel nostro paese, divide anziché unire: emblematica la vicenda che ha visto per protagonista Massimiliano Riccini, l'allenatore degli juniores provinciali dell'Invictasauro, formazione grossetana, esonerato dopo aver battuto per 27-0 il Marina. L'accusa, rivoltagli dal presidente, è stata quella di aver mancato di rispetto alla squadra avversaria, infierendo eccessivamente nel punteggio. Lui, però, si è difeso sostenendo che la vera mancanza di rispetto, nella competizione sportiva, sia quella di tirare i remi in barca, smettendo, nel caso del calcio, di giocare, facendo una stucchevole "melina".

Ed anche nello sport livornese, durante lo scorso fine settimana, si è registrato un punteggio particolarmente ampio. Stavolta siamo nel mondo del basket, dove l'under 13 femminile del Jolly Acli ha battuto per 111-4 le pari età della Pielle. Nessuna polemica però qui, con il tecnico delle rosablu Eric Maccanti che, contattato dalla redazione di LivornoToday, ha espresso il suo punto di vista sulla scottante tematica.

Eric, nell'ultima gara avete ottenuto una vittoria molto ampia nel risultato. In un caso analogo un allenatore è stato esonerato dal presidente che lo ha accusato di non aver avuto rispetto degli avversari. Conosceva la vicenda? 
"Sinceramente no, non ne ero a conoscenza. Per me, però, la mancanza di rispetto più grande è quella di non dare il massimo e tirare i remi in barca. I ragazzi e le ragazze, soprattutto quando sono così giovani, devono dare il loro meglio, innanzitutto per rispetto di se stessi".

Lei ha mai vissuto situazioni del genere trovandosi però dall'altra parte? 
"Mi è capitato quando allenavo gli esordienti di Peccioli. Perdevamo quasi sempre con divari ampissimi, facevamo fatica a fare un tiro a partita, ma non ho mai accusato gli avversari. La mancanza di rispetto si ha se una squadra inizia ad avere comportamenti a presa di giro, facendo magari passaggi o giocate particolari. Se dà sempre il massimo rispetta invece sia se stessa che la formazione avversaria".

Queste situazioni come vengono vissute in campo? 
"Vengono vissute male da entrambe le parti: chi vince non trova stimoli ad avere la meglio con così tanta facilità, mentre dalla parte degli sconfitti un ruolo importante deve essere svolto dall'allenatore. Il tecnico deve essere bravo a fissare costantemente un obiettivo, che può essere anche quello di riuscire a fare appena un tiro o un canestro. Il rischio, altrimenti, è che subentri un po' di scoramento e di rassegnazione".

Parlando della vostra partita, con quale stato d'animo l'hanno vissuta le vostre avversarie? 
"Si sono sempre impegnate al massimo, non ho avvertito alcun senso di rassegnazione. Hanno provato fino all'ultimo a fare del loro meglio, anche da un punto di vista motorio. Hanno avuto anche un pizzico di sfortuna che le hanno impedito di fare qualche canestro in più, ma non si sono mai arrese".

E i genitori invece? Spesso sono loro a dare più problemi rispetto ai ragazzi. 
"È stata una partita tranquilla anche per loro, la tensione viene percepita maggiormente quando le partite sono combattute punto su punto, non quando si ha un divario così ampio. Nel basket, a differenza del calcio, è più facile che ci siano risultati sbilanciati, soprattutto a livello giovanile, dove spesso ci sono ampie differenze sia fisiche che motorie".

Tornando alla vicenda della partita di calcio, qual è quindi il suo pensiero? È stato giusto allontanare l'allenatore? 
"Credo che una valutazione complessiva dipenda da come si è comportato: se sapeva già prima che si sarebbe trattata di una partita particolarmente facile, avrebbe dovuto dare spazio a chi solitamente gioca meno. È un po' quello che ho fatto io contro la Pielle, cercando di dare spazio a tutte. Preferisco vincere con meno scarto facendo giocare tutte le atlete piuttosto che avere un vantaggio maggiore sacrificando però alcune di loro. Chi scende in campo, però, deve sempre dare il massimo, almeno dal mio punto di vista. Sull'argomento esistono infatti due correnti di pensiero: c'è chi sostiene che si debba sempre spingere e chi invece, in questi casi, propende per una maggior gestione della gara. Io, in ogni caso, mi sentirei maggiormente preso in giro se gli altri smettessero di giocare".

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