Venerdì, 19 Luglio 2024

Basket | Libertas, la promozione in A2 è una capolavoro di famiglia: i segreti e i protagonisti del successo amaranto. VIDEO

Dalla società ai tifosi, dallo staff alla squadra: ecco come è stato possibile rendere concreto un sogno impensabile solo pochi anni fa

Le lacrime di Diego Terenzi che asciuga quelle di Dorin Buca. Più di ogni altra è questa, negli spogliatoi della Libertas Livorno dove si fumano sigari e scorre champagne a fiumi, l’immagine a nostro avviso emblematica del capolavoro amaranto. Quello di una società che ha costruito una squadra di uomini prima che di fenomeni, di uno staff che ha dato identica importanza agli ultimi come ai primi, di una squadra di amici, compagni, fratelli se non padri e figli che formano una grande famiglia. E, diciamocelo, di una tifoseria che ha girato lo stivale di mercoledì, giovedì, sabato o domenica che fosse, ricompattata da quegli “Sbandati” che dai 9 di Agliana sono tornati a riempire i palazzetti di tutta Italia, riportando sui gradoni di via Allende chi non ci metteva ormai più piede da 40 anni o chi, novello di pallacanestro, si è innamorato di questo sport e di questa squadra.

Eccolo il capolavoro amaranto, la promozione in serie A2, conquistata nella magica notte di mercoledì 12 giugno 2024 – segnare questa data, entra di diritto nella storia della Libertas –, voluta con forza da chi, quelle lacrime di Diego e Dorin, le verserà in privato, quando si renderà conto della gioia non solo personale ma soprattutto di quella regalata a un popolo intero. Lo capisce immediatamente coach Andreazza quando non trova le parole nell’immediato post partita, lo sa Francesco Fratto, leader indiscusso di questa Libertas che riesce a dire soltanto “mi sento male”, lo realizza Fantoni in campo – e in quel momento gli occhi si gonfiano – prima di ammettere che “sì, questa vittoria vale il doppio del doppio“. 

Liofilchem Roseto-Akern Livorno 74-81 la Libertas si riprende la storia: è serie A2

Ricci è il veterano che ringhia e dà l'esempio, Williams e Bargnesi i direttori d’orchestra che cambiano registro alternando al bisogno lucidità e imprevedibilità, Lucarelli il talento martoriato dagli infortuni che non sente il dolore perché l’A2 è meglio della morfina. E ancora Saccaggiil baffo che stappa la birra dei festeggiamenti e Tozzi il bimbo che dovrà vedere il calendario per credere al sogno diventato realtà. Ne manca uno, nella conta di quelli scesi in campo, ed è ancora più bimbo del coinquilino ex San Miniato: Gregorio Allinei, classe 2004, vent’anni, sei bombe a bersaglio che spezzano le gambe anche a chi di anni ne ha invece 34 e in bacheca ha due Eurolega e tre campionati greci. Gambe e mani non tremano mai, è lui l’Mvp di gara 5 di finale playoff, se proprio dobbiamo scegliere il migliore, ma è sempre lui a scendere da un piedistallo condiviso con tutta “questa che è una grande famiglia”.

Già, una famiglia. Che si ritrova al mattino con auto, furgoncini, pullman per seguire e sostenere quei ‘parenti’ sul parquet. Che soffre insieme, festeggia insieme, piange insieme. Fuori dal PalaMaggetti non vuole andare via più nessuno. Andreazza, il vero condottiero, lancia i cori dal pullman: “Amaranto sono nato, da sbandato morirò”. 
 

Video popolari

LivornoToday è in caricamento