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Livorno, Luci recordman di presenze in amaranto: "Che emozione, questa maglia la mia seconda pelle"

Il centrocampista, in occasione della gara con il Trestina, ha raggiunto Mauro Lessi a quota 369: "Felice e orgoglioso, quando arrivai nel 2010 mai mi sarei immaginato di raggiungere un traguardo del genere"

Ci sono giocatori che vanno e vengono senza lasciare traccia, tanto da dimenticarsi, nel giro di poco tempo, del loro passaggio. E c'è chi, al contrario, la maglia amaranto se la cuce addosso, facendone una seconda pelle. Come nel caso di Andrea Luci, il cui nome, adesso, è ufficialmente nella storia del Livorno. Sì, perché con quella con il Trestina di domenica scorsa il centrocampista ha raggiunto le 369 presenze in amaranto, tante quante un certo - e compianto - Mauro Lessi. Un traguardo che pone il capitano della formazione di Collacchioni al primo posto in questa speciale classifica all time e che, prima del match con gli umbri, è stato celebrato con la consegna di una targa da parte della società e del Comune di Livorno. E, ovviamente, neanche i tifosi hanno fatto mancare il proprio speciale pensiero a quello che, da anni, è un vero e proprio esempio dentro e fuori dal campo: "Dalla A all'Eccellenza, 369 volte in amaranto: Andrea Luci nostro vanto", recitava lo striscione affisso alla vetrata della curva Nord, cuore pulsante del tifo livornese.

Andrea, quella di domenica è stata una giornata per te particolare. Cosa si prova a mente fredda ad oltre ventiquattr'ore di distanza?
"Provo ancora le stesse emozioni, è stata una giornata bellissima e organizzata perfettamente. Peccato soltanto per il risultato, ma è un giorno che porterò sempre nel mio cuore".

Cosa provi a sapere che il tuo nome, adesso, è impresso a fuoco nella storia del Livorno?
"Mi fa un effetto particolare, quasi strano. So che questo sarà anche un record difficile da battere e pensare che il mio nome passerà alle future generazioni non può che rendermi felice e orgoglioso: questa maglia, per me, è una seconda pelle".

Sei arrivato a Livorno nel 2010 che eri soltanto un ragazzo: com'era il Luci di allora e com'è il Luci di adesso?
"Quando arrivai, mai mi sarei immaginato di vivere un'esperienza del genere. Ero un ragazzo giovane, meno esperto e meno malizioso con ancora tanto da imparare. Oggi, invece, riesco a gestire le diverse situazioni con più maturità".

Dopo la partita con il Trestina hai ringraziato pubblicamente Pillon, che volle fortemente portarti con lui qui a Livorno: oltre a lui c'è qualche allenatore al quale sei rimasto particolarmente legato?
"Sicuramente Davide Nicola, con lui ho passato un'annata indimenticabile culminata con la promozione in serie A. Un altro allenatore che vorrei menzionare è Paolo Tramezzani: è stato qui per poco, ma a livello personale mi ha dato tantissimo".

Andrea Luci

Alla fine di quella stagione, terminata con la retrocessione in C, la società allora guidata da Spinelli decise di non confermarti per l'anno seguente: come la prendesti?
"Non la presi certo bene, dato che io avrei voluto restare: per firmare i contratti, però, bisogna essere in due. Alla fine, tuttavia, lo accettai: so come funziona nel calcio".

In quel momento pensavi già di poter un giorno ritornare? 
"Da calciatore, a dire la verità, la vedevo difficile: mi stavo avviando verso la fine della carriera e pensavo fosse più probabile da dirigente. Lo scorso anno, invece, è fortunatamente arrivata la chiamata da parte della nuova società e non ci ho pensato due volte".

Prima abbiamo parlato di allenatori: a livello di compagni di squadra c'è invece qualcuno con cui hai legato particolarmente e che credi meriti una menzione particolare anche per il suo senso di appartenza?
"Dire Mazzoni è scontato, insieme abbiamo trascorso dieci anni ed abbiamo un profondo legame. Poi, se devo fare qualche nome, penso a Dionisi, Belingheri, Paulinho ed al gruppo con il quale abbiamo conquistato la serie A".

Quella promozione, già dopo la partita con il Trestina, l'hai definita l'apice della tua esperienza a Livorno. In un tuo personale podio quale altri momenti metteresti? 
"Il gol in serie A contro il Cagliari e quello ad Olbia contro l'Arzachena in serie C: in quel frangente non stavamo facendo particolarmente bene e quella rete fu fondamentale per il nostro campionato".

Il momento più brutto, invece, è sicuramente quello legato alla scomparsa di Piermario Morosini, di cui proprio pochi giorni fa è ricorso l'undicesimo anniversario.
"Quegli istanti rimarranno per sempre impressi nella mia mente: perdere un compagno così è qualcosa che non si dimentica. Quello è stato uno dei giorni più brutti non solo della mia carriera calcistica, ma della mia intera vita".

La stagione sta ormai volgendo al termine, hai già pensato al futuro?
"La mia intenzione è quella di continuare a giocare. Alla fine di ogni anno, però, dovrò verificare quelle che sono le mie condizioni fisiche: non mi va di fare le figurette".

Nei giorni scorsi hai già avuto modo di parlare con il futuro presidente Joel Esciua: vi siete detti qualcosa in merito?
"Con Esciua abbiamo fatto una semplice chiacchierata per conoscerci, senza entrare in temi specifici. La prima impressione è stata senz'altro positiva". 

E una volta appesi gli scarpini al chiodo?
"Sicuramente mi piacerebbe rimanere in società, in quale ruolo poi vedremo".

Certamente non ti mancherà l'appoggio dei tifosi, che anche in occasione della partita con il Trestina ti hanno omaggiato con cori e con un bello striscione.
"I tifosi non posso fare altro che ringraziarli per l'ennesima volta. Mi sono sempre stati vicini in ogni momento, senza farmi mai mancare il loro affetto. Sono speciali".

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