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Striscione 'Bandecchi fascista', l'imprenditore replica alla Nord: "Livorno non è vostra, continuerò a investire. Di voi non mi importa"

Scontro totale tra il presidente della Ternana e la curva Nord: "In città fischia ancora il vento? Non mi cambia una minchia"

Un duro botta e risposta, in un clima sempre più infuocato. Non accennano a placarsi le polemiche attorno alla maglietta (e alle successive dichiarazioni) indossata dal livornese Stefano Bandecchi durante una diretta Instagram. "Belli come la vita, neri come la morte", le parole incriminate, slogan di una canzone del 2006 inneggiante al fascismo e, ancor prima, delle Brigate Nere. A poco, infatti, sono valsi i "chiarimenti" del presidente della Ternana, che, anziché distendere i toni, hanno acceso ulteriormente gli animi: "Io non sono mai stato e non sono fascista - ha affermato Bandecchi  -, e chi mi chiama così lo porto in tribunale. Smettetela, invece, di fare i comunisti, che a me i comunisti stanno tutti sul c***o".

Frasi che hanno scatenato la reazione dei supporter amaranto, i quali, nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 luglio, hanno affisso all'esterno dello stadio Armando Picchi uno striscione, firmato dalla curva Nord, indirizzato al patron delle Fere: "Bandecchi: la nostra città lasciala stare...fascista portaci in tribunale". E la nuova risposta da parte dell'imprenditore, sempre più attivo nel mondo sportivo livornese, come testimoniano le sponsorizzazioni a Pielle, Us Livorno e Atletica Libertas, non è tardata ad arrivare: "Continuate pure con le vostre idee, ma che a Livorno ci siate voi a me non cambia una minchia".

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Stefano Bandecchi con la maglietta "incriminata" (stopframe video Instagram)

Bandecchi: "A Livorno fischia ancora il vento? A me non cambia nulla"

"Cosa vuol dire che devo lasciar stare Livorno? Livorno non la posso certo spostare io - ha affermato Bandecchi -. Voglio comunque ricordare che questa è la nostra città, non la vostra. Voi continuate a fare il vostro lavoro di tifosi, mentre io continuerò a finanziare e sponsorizzare le squadre a Livorno, perché Livorno è una città a cui tengo tanto e non vedo l'ora di vederla risorgere. Voi continuate con le vostre idee, io continuerò con le mie senza cambiare una virgola. Ma che a Livorno soffi ancora il vento o ci siate voi della curva Nord a me non cambia una minchia. Io continuerò ad investire nelle cose nelle quali credo, aiuterò chi va aiutato e continuerò ad essere un livornese. È come avere un fratello: a volte non hai un fratello che ti piace, ma te lo devi ciuccià". Un intervento non certo dei più distensivi, che rischia di accentuare ancor di più, se possibile, la contrapposizione tra Bandecchi e la tifoseria amaranto.

"Lucarelli mi ha detto di smettere, d'ora in poi non si parla più di politica"

Nel tardo pomeriggio poi il presidente della Ternana ha fatto un nuovo video nel quale sembra voler deporre l'ascia di guerra: "Mi ha chiamato il mio allenatore Cristiano Lucarelli dicendo che se non la smetto di litigare con i comunisti se ne va. Siccome un tecnico mi serve, da adesso non dirò più niente per quanto riguarda la politica". 

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