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Addio a Gigi Riva, il ricordo dell'ex compagno di squadra Corrado Nastasio: "Un trascinatore. Ecco com'era fuori dal campo"

L'ex calciatore livornese condivise con 'rombo di tuono' l'esperienza nel Cagliari campione d'Italia: "Leader di un gruppo speciale, bastava scambiarci due parole per capire il valore della persona"

Un segno indelebile, quello lasciato da Gigi Riva nella storia del calcio italiano. L'ex attaccante, spentosi nella serata di ieri, lunedì 22 gennaio, all'età di 79 anni, conserva infatti tutt'oggi il primato di reti segnate con la Nazionale azzurra e, nella stagione 1969-1970, fu artefice indiscusso del "miracolo Cagliari", con i rossoblù capaci, in quell'annata, di conquistare il loro primo ed unico scudetto battendo la concorrenza delle ben più quotate Inter, Juventus e Milan. Un trionfo che vide tra i suoi protagonisti anche il livornese Corrado Nastasio, facente parte di quella squadra capace di stupire l'Italia. E che, con Riva, ha mantenuto un solido legame nel corso di tutti questi anni.

Ciao, Corrado. Che rapporto avevi con Riva?
"Il rapporto con Gigi è sempre stato ottimo e abbondante, siamo rimasti costantemente in contatto grazie soprattutto a Giuseppe Tomasini (ex difensore del Cagliari, ndr). L'ho visto per l'ultima volta nel novembre del 2022, in occasione della prima in Sardegna del docufilm a lui dedicato. Già in quel momento non stava benissimo e venne accompagnato dai figli, ma dopo la proiezione andammo ugualmente a pranzo insieme: c'eravamo tutti noi di quel Cagliari campione d'Italia oltre a giornalisti e volti del mondo dello spettacolo, come Paola Cortellesi. Una giornata speciale, trascorsa in un clima sereno ed allegro".

Che compagno di squadra era?
"Un combattente, uno che dava sempre tutto in ogni allenamento e in ogni partita. Quanto fosse forte, poi, è anche inutile ribadirlo. È stato il simbolo della nostra squadra".

E fuori dal campo?
"Al primo impatto poteva apparire un po' strano e scorbutico, ma appena ci scambiavi due parole capivi che era una persona squisita. Per capire quale fosse il suo spessore umano, basti ricordare che rifiutò la montagna di soldi che gli offriva la Juventus pur di rimanere tra quella che ormai considerava la sua gente. Ci sono poi alcuni aneddoti che aiutano a comprenderne meglio la sua figura".

Svelacene qualcuno.
"A fine allenamento io, Gigi ed il portiere Albertosi eravamo soliti trattenerci per allenarci su alcune situazioni: io crossavo e Gigi andava a calciare in porta. Una volta venne a vedere l'allenamento un ragazzino della Lazio, che si piazzò dietro la porta: io crossai, Gigi tirò e lo colpì ad un braccio rompendoglielo. Lo portò subito direttamente lui all'ospedale e, per farsi perdonare, gli regalò una maglia. Poi mi viene a mente la cena che organizzammo per festeggiare lo scudetto: me lo ricordo in piedi sulle sedie a cantare. Una bellezza".

A Cagliari, insieme a Riva e a tutti gli altri, hai vissuto il miracolo dello scudetto: quale fu il segreto?
"L'esperienza a Cagliari per me è stata qualcosa di meraviglioso. Ho trascorso due anni fantastici, eravamo un gruppo vero, solido come non mai. Questo fece la differenza".

E Gigi Riva era il vostro trascinatore.
"Certo. È stato unico".

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