Maria Sole Ferrieri Caputi promossa nella Can C, quarto arbitro donna di sempre tra i professionisti: "Carina Vitulano la mia mentore"

La giovane livornese, classe 1990 e già internazionale dal 2019, accede alla prima serie professionistica dopo cinque stagioni in Serie D: "Soddisfazione enorme, adesso non voglio fermarmi"

Ci sarà anche un arbitro donna livornese a dirigere le gare del prossimo torneo di Serie C. Maria Sole Ferrieri Caputi, dopo cinque stagioni trascorse sui campi del campionato nazionale dilettanti, è stata infatti promossa nella Can (Commissione arbitri nazionale) di C. Un riconoscimento che premia il duro lavoro della giovane classe 1990, già arbitro internazionale dal 1 gennaio 2019. Ferrieri Caputi, nella vita ricercatrice alla fondazione Adapt e dottoranda all'università di Bergamo, sarà così il quarto arbitro donna di sempre a calcare i campi del primo campionato professionistico italiano.

Ciao Maria Sole, immagino sia tanta l'emozione per aver raggiunto questo importante traguardo.
"C'è ovviamente tanta soddisfazione, sono stata anche fortunata da questo punto di vista: prima di me ci sono state altre donne arbitro che hanno aperto la strada a livello nazionale. Mi inserisco in un contesto in cui da parte della Federazione c'è stata la volontà di valorizzare i percorsi fatti da noi ragazze investendo prima di tutto sulla formazione.

Quando è nata la passione per l'arbitraggio? E quando hai utilizzato il fischietto per la prima volta?
"Sono sempre stata appassionata di calcio ed ho iniziato ad arbitrare da giovanissima nel 2007. Ricordo che un giorno, all'uscita da scuola, ci diedero un volantino che pubblicizzava un corso per arbitri: insieme ad alcuni amici chiamai per avere informazioni, da lì, poi, non mi sono più fermata. Mi sono trovata subito bene, anche da un punto di vista umano. La Sezione Arbitri di Livorno è stata una parte fondamentale in questo percorso di crescita".

Fra l'altro la nostra città, per quanto riguarda l'arbitraggio femminile, può vantare l'esempio di Carina Vitulano. In che rapporti sei con lei e quali insegnamenti ti ha trasmesso?
"Con Carina siamo amiche, lei è stata il mio esempio, la mia mentore. Mi ha seguita passo dopo passo dandomi moltissimi consigli. Fra l'altro abbiamo condiviso insieme alcuni anni in Serie D e siamo state protagoniste di quello che è stato quasi un passaggio di consegne: lei, arbitro internazionale per anni, ha smesso nel 2018, proprio l'anno prima che diventassi anche io internazionale. Senza di lei il percorso sarebbe stato più difficile. Già solo riuscire a fare la metà di quello che ha fatto lei in campo internazionale sarebbe tantissimo".

Hai trovato difficoltà particolari ad arbitrare in un contesto maschile? Oppure la mentalità adesso si è fatta più aperta rispetto a un tempo?
"Rispetto a qualche anno fa trovare un arbitro donna non è più una novità assoluta e le squadre sanno già prima chi le andrà ad arbitrare. Credo che per una donna sia più difficile conquistarsi un vero rispetto, ma, all'opposto, ritengo che alcuni atteggiamenti in generale siano invece più educati".

E adesso qual è il tuo obiettivo?
"Innanzitutto voglio confermarmi in questa categoria: la Serie C è la prima serie professionistica in Italia e rispetto alla D c'è un bel salto. Poi voglio fare bene a livello internazionale: in passato abbiamo avuto esempi importanti come Carina Vitulano e Silvia Tea Spinelli, mentre noi nuove abbiamo ancora tutto da dimostrare. Farsi valere a livello internazionale servirebbe a dare lustro all'intero movimento arbitrale italiano, e anche alle tante altre giovani ragazze che si stanno facendo spazio con forza. Spero di poter tornare presto ad arbitrare gare di questo livello: nel 2020, a causa del Covid, non è stato infatti possibile".

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Per concludere, ritieni che prima o poi potremmo vedere un arbitro donna in Serie A? I tempi potrebbero essere presto maturi?
"Secondo me sì. In altre federazioni ci sono già donne ad arbitrare nei massimi campionati e anche in Italia da questo punto di vista non esiste alcuna preclusione: poi se ciò avverrà tra uno, cinque o dieci anni non possiamo saperlo".

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