È morto Umberto Marconcini, il mondo remiero piange Uccellino

Si è spento a 88 anni lo storico vogatore, timoniere e allenatore che rivoluzionò il mondo remiero livornese e non solo. Il cordoglio delle cantine e di tutta la città

Umberto "Uccellino" Marconcini

Il mondo remiero livornese piange una delle sue figure storiche: Umberto Marconcini, per tutti Uccellino, è morto improvvisamente questa mattina di sabato 22 febbraio, a 88 anni, all'ospedale di Livorno dove era stato ricoverato per un malessere che non sembrava destare troppe preoccupazioni (sul corpo è stata disposta l'autopsia, dopo di che sarà decisa la data dei funerali). Classe 1932, era cresciuto tra i remi, facendo di questo mondo la sua seconda casa: prima come vogatore, poi come timoniere e allenatore, fino a crescere giovani atleti, spesso trasformati in campioni. Una passione innata trasmessa a una famiglia intera che ne ha seguito le orme e gli insegnamenti.

Appena appresa la notizia, tutte le sezioni nautiche si sono strette attorno alla sua famiglia: dal Venezia, la cantina che più di ogni altra Uccellino portava nel cuore, all'Ovosodo, dove approdò nei primi anni '80 facendo le fortune del gozzo biancogiallo, fino a tutte le altre che ne avevano apprezzato le doti umane e le capacità uniche di capire, prima di ogni altro, tecniche rivoluzionarie e quasi sempre vincenti. Marconcini lascia tre figli: Alessandro, Marco e Cinzia (anche lei vogatrice), moglie di un altro Marconcini, Marco, figlio di Unico e campione del mondo di canottaggio juniores nel 1974. "Sono cresciuto con gli insegnamenti di babbo Unico e di mio suocero Umberto - ricorda il genero Marco -, oggi è come se avessi perso mio padre per la seconda volta".

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Chi era Umberto Marconcini, l'Uccellino che rivoluzionò il mondo remiero

Un secondo padre per tutto il mondo remiero. Vogare, infatti, è sempre stato nel Dna di Uccellino, grazie soprattutto allo zio Filea, Bruno Barbieri, fratello del mitico Scarronzone Attao. Umberto, come raccontato dalla figlia Cinzia, sale per la prima volta su una barca a remi a otto anni e da quel momento non ci scenderà praticamente mai più. Nel 1945, a soli 13 anni, entra in Porto sui "recuperi", addetto alle pompe: "doveva girare la ruota finché l’aria andasse al palombaro - ricorda la figlia - che doveva recuperare i relitti delle navi affondate". Tre anni più tardi la compagnia portuale lo mette sui "rimorchiatorini" ed è allora che un nostromo lo spinge ad entrare nell'Unione canottieri. Qui, poco prima che 18enne, Marconcini entra a far parte dell'otto fuori scalmo ed essendo il più piccolo dell'equipaggio un giornalista, durante una gara dei campionati italiani a Pallana (Verbania), gli affibbia il soprannome di "Uccellino". 

I primi successi con il Venezia, la cantina nel cuore di Uccellino

La voga diventa la sua vita e i primi successi arrivano appena sale sul gozzo del Venezia, con il quale conquista, nel 1951, il suo primo Palio Marinaro. Con la sezione biancorossa scriverà le pagine più importanti della sua carriera nel mondo remiero riuscendo a vincere numerosissime gare e trasformando il modo di concepire questo sport. Come quando, con la cantina in difficoltà, decide di scegliere di persona i vogatori, tra i ragazzi del rione, per la gara dei porti: una scelta da molti considerata azzardata ma che si rileva subito vincente grazie alle sue straordinarie doti di timoniere e allenatore, affiancate al canottaggio che, nel 1959, gli regala il primo titolo italiano sull'imbarcazione dell'Unione canottieri.

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(Alberto Disgraziati, a sinistra, e Umberto Marconcini, due leggende del remo livornese)

Il passaggio all'Ovosodo e la storica Barontini col Montenero

Negli anni '70, si toglie altre grandissime soddisfazioni conquistando cinque titoli italiani (tra ragazzi e junior) nel canottaggio e diventando un vero e proprio mentore per questa disciplina. Insegnare canottaggio e voga, però, non è più fattabile e nel 1980 decide di dedicarsi solo ai gozzi. Un anno più tardi, in contrasto con la dirigenza veneziana, lascia la cantina biancorossa. Suo figlio Alessandro, vogatore dell'Ovosodo, ne approfitta e porta il padre sull'imbarcazione dei rivali del Benci Centro: per i veneziani è una sorta di affronto, per i biancogialli una fortuna che si traduce in uno dei periodi più vincenti di sempre. Storica, infine, la coppa Barontini conquistata, sempre da allenatore, con il Montenero nel 1994

"La tecnica si impara in vasca, gli allenatori di oggi non hanno l'occhio fino"

"Una cosa è certa - diceva Uccellino come ricorda la figlia Cinzia in un suo articolo -, gli allenatori di oggi sapranno fare i programmi, ma sono ciechi nell'insegnare la tecnica, non hanno l’occhio fino. Il canottaggio non si fa sul remoergometro, non si può scegliere l'atleta solo perchè fa un buon tempo, bisogna tenere conto dei valori di ciascuno, considerando l'altezza e il peso del ragazzo. La tecnica di voga non si insegna sul remoergometro, ma in vasca". 

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