Livorno, ventuno anni di presidenza Spinelli tra promozioni, coppa Uefa e contestazioni

Il patron, arrivato nel marzo 1999, ha ceduto la società a Banca Cerea: ecco un riassunto di quanto fatto alla guida degli amaranto

+++SPECIALE CESSIONE LIVORNO: TUTTE LE TAPPE DELLA TRATTATIVA+++

È finita l'era Spinelli. Dopo ventuno anni, da quel 1 marzo 1999 in cui prelevò la società, "Sciu" Aldo passa la mano. Il patron amaranto ha infatti ceduto il club alla cordata di imprenditori del nord finanziati da Banca Cerea che, in queste settimane, ha portato avanti una trattativa conclusa con esito positivo questo giovedì 3 settembre. Si chiude così un'epoca probabilmente irripetibile, ricca di successi, promozioni e traguardi, ma anche di cadute, retrocessioni e contestazioni. E oggi Spinelli, malgrado i risultati dicano che sia stato il miglior presidente amaranto dal secondo dopoguerra ad oggi, lascia il Livorno tra il sollievo di buona parte della tifoseria, convinta che, adesso, solamente un cambio di proprietà possa dare nuova linfa ad un ambiente depresso, sprofondato nell'apatia durante le ultime tribolate stagioni. 

Igor Protti

Gli inizi: il ritorno di Igor Protti e la Serie B dopo trent'anni

Era il 1 marzo 1999 quando la figura di Aldo Spinelli, che aveva concluso solamente poche ore prima l'affare per l'acquisizione della società amaranto, si affacciò per la prima volta dalla rotondina della tribuna dell'Armando Picchi. In campo il Livorno, impegnato nel campionato di Serie C1, stava affrontando il Lumezzane: un match scialbo, che terminò con un opaco 1-1, ma destinato a rimanere nella storia proprio per quella presenza. E da lì, per gli amaranto, reduci da decenni di delusioni e fallimenti, iniziò la rinascita. Quel torneo terminò con un anonimo setto posto, ma negli anni successivi iniziò la scalata.

Grazie anche al ritorno di Igor Protti, il Livorno di Osvaldo Jaconi sfiora la B nel torneo 2000/2001 perdendo in maniera sfortunata la finale playoff con il Como per poi conquistarla la stagione successiva al termine di una cavalcata trionfale, in cui l'unica sconfitta dell'intero torneo sarà quella contro lo Spezia di Mandorlini. La promozione tra i cadetti, attesa da trent'anni, arriverà il 5 maggio 2002 grazie alla vittoria per 3-0 contro l'Alzano, ma, di fatto, era stata conquistata già la settimana prima nella sfida di Treviso, quando ci pensò Protti, a pochissimi minuti dal termine, a far impazzire le migliaia di livornesi presenti al Tenni.

L'apoteosi: l'arrivo di Cristiano Lucarelli e la promozione in Serie A

In B, il Livorno si riaffaccia con il botto espugnando il Bentegodi di Verona per 1-0: ancora Protti, manco a dirlo, decisivo. Gli amaranto, in quello storico torneo, chiuderanno al decimo posto, accusando un calo nel finale dopo un girone di andata giocato a marcie altissime. L'estate del 2003, poi, il grande colpo di mercato: Aldo Spinelli porta a Livorno Cristiano Lucarelli, il bomber-ultrà, che rinuncerà al famoso miliardo pur di indossare la maglia amaranto. E il numero 99, insieme al solito, intramontabile Igor Protti, formerà una coppia da 53 reti, capace di trascinare il Livorno addirittura alla Serie A. Fu la vittoria di Piacenza per 3-1, suggellata dalle reti di Ruotolo, Melara e Lucarelli, a riportare gli amaranto nel paradiso del calcio a distanza di 55 anni dall'ultima volta. E la tifoseria, ormai pazza del patron, canta il simpatico coro "Spinelli da fumà la Nord esulta".

La consacrazione: la qualificazione alla Coppa Uefa

L'impatto con il massimo campionato è da sogno. Gli amaranto, al debutto, fermano sul 2-2 a San Siro i campioni d'Italia del Milan a grazie ad una doppietta di Lucarelli. E proprio il centravanti avrebbe firmato anche la terza rete per uno storico blitz, annullata però per una errata decisione arbitrale. Quella rimarrà nella storia anche come la "partita delle bandane", con i quindicimila livornesi al seguito della squadra che, per ironizzare sulle ultime uscite pubbliche del presidente rossonero Silvio Berlusconi, fresco di un trapianto capelli, si presentarono alla scala del calcio con la bandana in testa.

Tifosi Livorno a Milano-2

Alla prima in casa, accanto a Spinelli, sulla tribuna del Picchi ci sarà anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, spettatore illustre nella sconfitta per 2-1 con il Chievo. Dopo un inizio di stagione difficile, gli amaranto otterranno senza troppi  patemi la salvezza, chiudendo all'ottavo posto a fianco della Roma. L'anno successivo, grazie anche alle penalizzazioni di Calciopoli, il Livorno concluderà al sesto posto, ottenendo una storica qualificazione alla Coppa Uefa. È il punto più alto della gestione Spinelli.

L'avventura europea e le prime crepe

L'avventura europea, nei preliminari, inizia con il Pasching, battuto al Picchi per 2-0 e in terra austriaca per 1-0. Gli amaranto si qualificano per le fase a gironi, ma lì arriveranno le prime vere e proprie crepe nel rapporto tra Spinelli e la tifoseria: i patron si lascia andare alla celebre frase "meglio uscire dalla Coppa Uefa", suscitando la rabbia degli sportivi livornesi, desiderosi di vivere il più a lungo possibile quella storica avventura. E la squadra, dopo il ko con Glasgow Rangers ed i pareggi con Partizan Belgrado, con la pazzesca rete del portiere Marco Amelia, e Maccabi Haifa, troverà la qualificazione ai sedicesimi di finale espugnando Auxerre grazie ad un colpo di testa di Lucarelli. Il cammino si interromperà poi contro l'Espanyol, mentre in campionato arriverà una nuova salvezza. Ma il rapporto tra Spinelli ed una parte della tifoseria ha ormai iniziato ad incrinarsi.

L'altalena tra A e B e il dramma di Morosini

Nell'estate 2007 il clamoroso divorzio con Cristiano Lucarelli, che volerà in Ucraina allo Shaktar Donetsk prima di tornare a Livorno nella stagione 2009/2010. Un addio imputato da parte della tifoseria al presidente Spinelli, con il clima che si appesantisce con la retrocessione al termine del torneo. I cori goliardici e di affetto per Spinelli, almeno da parte della Curva,  non ci sono più, sostituiti da critiche ed insulti. Da lì gli amaranto iniziano un'altalena: ritorno in A nel 2009, nuova retrocessione nel 2010, promozione nel 2013 e ancora retrocessione nel 2014. Nel mezzo il dramma di Piermario Morosini, deceduto in campo allo stadio Adriatico di Pescara il 14 aprile 2012: una tragedia che toccherà profondamente Aldo Spinelli.

La discesa: il ritorno in C e contestazioni

Il resto è storia recente. Il Livorno, dopo annate da protagonista, scende sempre più nell'anonimato. Prima il nono posto nel campionato di B 2014/2015, poi l'incredibile retrocessione dell'anno successivo, con la pazzesca partita con il Lanciano che segna l'epilogo di una stagione disastrosa. Il Livorno, dopo quindici anni, è di nuovo in C. La contestazione nei confronti di Spinelli, accusato di non investire adeguatamente nella squadra, si fa sempre più accesa: la Curva, a più riprese, lo invita a "tornare a Genova".

Dopo l'eliminazione ai quarti di finale dei playoff contro la Reggiana del 2017, gli amaranto di Sottil ritornano in B nel 2018, ma neanche in quell'occasione lo strappo tra presidenza e tifoseria riesce a ricucirsi: emblematica la partita di Supercoppa contro il Lecce, nella quale la società decide di mettere in programma i festeggiamenti per la vittoria del campionato. Pochissimi spettatori presenti, con la sensazione di non essersi goduti a pieno una sofferta, ma meritata, promozione.

Alessandro Diamanti

L'epilogo

Il Livorno, nel passato torneo, conquista una salvezza miracolosa all'ultima giornata dopo aver stazionato costantemente sul fondo della classifica per l'intero torneo. Trascinatore assoluto Alino Diamanti, che però, di comune accordo con il tecnico Roberto Breda, non viene confermato dalla società. Il suo addio, insieme a quelli di Francesco Valiani e di Igor Protti, tornato nel 2016 nelle vesti di club manager, fa infuriare la tifoseria, ormai ai ferri corti con il presidente. La squadra, nel frattempo, continua a collezionare sconfitte su sconfitte nel nuovo campionato. Solamente nel derby con il Pisa arriva un sorriso, ma non basta. A gettare benzina sul fuoco le dichiarazioni dell'amministratore delegato Roberto Spinelli, con la Curva che, da allora, ha iniziato a disertare lo stadio.

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Una situazione divenuta ingestibile, che spinge la famiglia Spinelli, forse per la prima volta con totale convinzione, a cercare un acquirente. Si apre la pista che porta a Majd Yousif, ma la trattativa si interrompe bruscamente con l'arresto in Olanda dell'imprenditore di origini libanesi. La squadra nel frattempo sprofonda, colleziona sconfitte su sconfitte e la retrocessione, ormai inevitabile, arriva con ben cinque giornate di anticipo. La società, malgrado la caduta in Serie C, continua però a suscitare interesse. Numerosi imprenditori bussano alla porta di Spinelli e l'assalto più convinto, dopo il tramonto della pista Fernandez, arriva dal gruppo finanziato da Banca Cerea. Le parti mettono nero su bianco e "Sciu" Aldo, dopo ventuno anni, lascia il club. Agli imprenditori del nord, adesso, il compito di infondere nuovo entusiasmo a una tifoseria ormai depressa.

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