Caos Livorno, Bruciati (BL) lancia la proposta dell'azionariato popolare: "Non sarebbe fantascienza"

L'idea del consigliere comunale: "Il Comune ha gli strumenti strumenti giuridici per costituire realtà esterne, come ad esempio Fondazioni di partecipazione per lo sport"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LivornoToday

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato da parte del consigliere comunale di Buongiorno Livorno, Marco Bruciati, riguardante la situazione societaria del Livorno calcio. 

Il calcio, come andiamo ripetendo da molti anni, non è solo uno sport e, per quanto il sistema generale che lo guida sia dominato da speculazione, mercificazione e interessi economici privati, riesce a veicolare aggregazione sociale e sviluppo di un territorio. Seguendo le tragicomiche vicende degli ultimi mesi del Livorno Calcio e togliendoci (non senza fatica) la casacca dei tifosi e delle tifose per un'analisi razionale e propositiva, riteniamo che ora come non mai sia giunto il momento di aprire una discussione politica sul ruolo che un'amministrazione pubblica può rivestire nel rapporto con una società di calcio professionistico.

Livorno, in arrivo una nuova penalizzazione

Le cronache di questi giorni ci consegnano una situazione grottesca in cui, da agosto, personaggi con alle spalle poche luci e tante ombre (nessuno escluso) si affannano per conquistare il pieno controllo del Livorno Calcio, realtà che, dopo il passo indietro del Gruppo Spinelli (reale o fittizio che sia), è diventata una sorta di barzelletta ambulante che si trascina con difficoltà, nonostante l'impegno della guida tecnica e dei calciatori rimasti, sui campi della lega pro senza alcuna certezza. L'ultimo capitolo di questa farsa è stata la presunta messa a disposizione delle quote di Navarra nei confronti del sindaco e dell'amministrazione Comunale. Proposta probabilmente buona per ammaliare la piazza ma concretamente irrealizzabile visto il piano giuridico societario (fatto di prelazioni e accordi stipulati) e amministrativo (il Comune per legge non può entrare in una gestione diretta in questo modo).

La risposta di rifiuto del sindaco Salvetti, in tal senso, rientra nell'ordinario corso degli eventi e la palla adesso è tornata ai legittimi proprietari che sono chiamati, prioritariamente, a salvare una stagione garantendo i versamenti economici per coprire fideiussione, stipendi e costi di gestione. A prescindere da chi da questa situazione uscirà "vincente" (pare che il gruppo Carrano, con Mariani ed Heller, sia in procinto di rilevare la maggioranza delle quote) e dalla sopravvivenza immediata della società, il quadro del futuro a medio e lungo termine è quantomai fosco e incerto poiché, nessuno dei diretti interessati ce ne voglia, tra qualche mese potremmo ritrovarci in acque ancora più agitate. 

In questa specifica situazione allora diventa ancora più importante iniziare a strutturare una discussione che ci possa far riflettere su una specifica domanda: il Livorno Calcio, a prescindere dalla natura giuridica privata della società, può essere considerato per la città un bene comune e quindi gestito, almeno in parte, con una partecipazione pubblica? La risposta, secondo noi affermativa, ce la danno molti modelli che in giro per l'Europa e per l'Italia stanno portando pian piano i tifosi e le rappresentanze pubbliche a possedere quote di società sportive private. Sgombriamo il campo da equivoci. Il Comune, come già detto, non può fare partecipazione dirette ma ha tutti gli strumenti giuridici per costituire realtà esterne, come ad esempio Fondazioni di partecipazione per lo sport, alle quali far aderire singoli cittadini, imprenditori o realtà più strutturate, con l'obbiettivo di perseguire uno scopo di pubblica utilità. Un ragionamento che in tal senso potrebbe non legarsi solo all'ambito calcistico ma venire incontro alle tante esigenze di natura sportiva (vedi il caso della gestione delle piscine, come detto anche dall'ex Assessore Morini in altro intervento pubblico) che non sono ancora riuscite ad armonizzare il rapporto pubblico/privato. 

La parte pubblica e di partecipazione popolare in questo caso potrebbe diventare uno strumento di controllo e indirizzo che limiti, quanto più possibile, il prevalere dell'interesse privato rispetto a quello collettivo. Fantascienza? Guardandoci intorno e osservando ciò che accade fuori dal  nostro perimetro provinciale, crediamo di no. Le situazioni di forte crisi possono portare a tante conseguenze ma sicuramente questa fase storica ci consegna la consapevolezza che serve provare ad invertire radicalmente il corso degli eventi. L'invito che facciamo al sindaco e all'amministrazione, che porteremo anche nelle sedi deputate del sonsiglio, è di avviare questa discussione dandoci il giusto tempo per riflettere ed elaborare scenari possibili. Nel frattempo vigilare sull'andamento della trattiva valutando, a mali estremi, di far leva sull'utilizzo dello stesso impianto dell'Armando Picchi. Il momento è ora o, forse, mai più

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