Livorno Calcio

Livorno retrocesso in serie D, l'epilogo scontato di una stagione fallimentare

Un'annata iniziata male e finita nel peggio dei modi tra penalizzazioni, messa in mora, mancati pagamenti e strane figure attorno alla società

Venturina, Perignano, Foiano Grassina. E ancora: Vogherese, Sammargheritese, Fidenza e Roteglia. Fino ad arrivare alle più "blasonate" Juventus, Inter, Glasgow Rangers, Espanyol. Nella sua storia il Livorno ha toccato l'Olimpo del grande calcio e anche le serie non professionistiche. Dove adesso, a distanza di 28 anni dall'ultima volta, torna mestamente al termine di una stagione a dir poco vergognosa, sia per i risultati che per la gestione.

Torniamo tra i Dilettanti - primo caso nella nostra storia a causa di una retrocessione sul campo - dopo essere arrivati, per la terza volta in sette stagioni, all'ultimo posto della classifica. Non possiamo neanche dire che senza le penalizzazioni la storia sarebbe stata diversa perché il Livorno sarebbe retrocesso anche con i cinque punti tolti durante la stagione. Tutto questo lo si deve, principalmente, a una gestione scellerata da parte della società, prima ancora che a una squadra incapace di tirare fuori anche soltanto l'orgoglio nell'ultimo appuntamento utile per salvare il salvabile.

Nessuno ha più colpe degli altri, la responsabilità va divisa equamente tra tutti i soci: Spinelli, chiaramente, e poi Navarra, Ferretti, Aimo, Presta e Casella, Carrano, fino ai vari Heller, Mariani e tanti altri personaggi ruotati attorno all'ambiente amaranto in questa stagione. Ci avrebbe fatto piacere, almeno una volta in otto mesi, avere la possibilità di fare qualche domanda ai diretti interessati che, salvo rare risposte poi puntualmente smentite dai fatti - i bonifici in arrivo "domani" hanno fatto letteratura - si sono invece sempre trincerati dietro a un silenzio inspiegabile lasciando che a metterci la faccia siano state persone, come per esempio Dal Canto, che hanno fatto di tutto per evitare che la barca affondasse ancora prima del previsto.

A proposito, neanche dopo la sconfitta contro la Pro Sesto che ha sancito il ritorno in serie D qualcuno si è presentato in sala stampa lasciando ai giornalisti il solo Marco Amelia, uno che almeno la faccia ce l'ha sempre messa. Solamente intorno alle 21.50 è arrivata una comunicazione da parte dell'ufficio stampa nella quale ci veniva comunicato che i vertici della società si sarebbero resi disponibili a rilasciare qualche dichiarazione. Avremo modo più avanti di parlare con loro ma soltanto se vorranno davvero spiegare tanti aspetti di questa stagione fallimentare. 

Perché facciamo veramente fatica a capire come mai alcuni imprenditori, che per loro stessa ammissione non sarebbero in grado di gestire una società con le proprie forze, abbiano deciso di intraprendere questa avventura. Non capiamo perché Spinelli abbia tirato fuori di tasca proprio circa 400mila euro per evitare il fallimento a dicembre ma poi non abbia battuto ciglio quando per poche migliaia di euro (60mila circa, ndr) sono stati lasciati partire giocatori come Agazzi o Murilo a causa degli stipendi non pagati.

Alla fine i Dilettanti sono, con ogni probabilità, la categoria che ci meritiamo in questo momento. Il Livorno, nel corso degli anni, ha dimostrato che ha saputo rinascere dalle sue ceneri e, ce lo auguriamo, lo farà anche questa volta. La speranza, però, è che dall'altra parte della scrivania ci siano altre persone economicamente più solide e che non pensino di poter fare calcio senza spendere un euro, che non comprino a scatola chiusa con il prestito di una piccola banca e si stupiscano poi di trovare debiti pregressi, che non debbano andare fuori dall'Italia per elemosinare una fideiussione o che non abbiano bisogno di Spinelli ogni volta che manca qualcosa da pagare.

Questa agonia Livorno e i tifosi del Livorno non la meritano ed è per questo che in molti avrebbero preferito perfino il fallimento piuttosto che andare avanti con questa società. Anche perché di sperare nelle "trattative" è venuto a noia un po' a tutti. Soprattutto se gli acquirenti - Yogesh Maurya a parte che almeno ha presentato un'offerta formale alla quale tuttavia non ha ricevuto risposta - sono quelli sponsorizzati dagli attuali dirigenti o soci. Resta l'azionariato promosso da Livorno Popolare, che sta cercando di capire l'eventuale fattibilità dell'operazione con impegno e professionalità, per quanto la strada non sia facilmente percorribile.

Intanto l'estate di 17 anni fa l'attesa per il calendario della stagione veniva premiata da un Milan-Livorno alla prima di campionato. Questa, la vivremo per cercare un ristorantino nei pressi di campi sportivi più che veri e propri stadi. A noi va bene anche così, purché al tavolino accanto, per adesso all'aperto, non ci sia nessuno dei protagonisti di questo disastro sportivo appena consumato. Ci resterebbe il pranzo indigesto.

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