Sabato, 25 Settembre 2021
Livorno Calcio

Livorno in serie D, Amelia: "Futuro? Spero nel ripescaggio, ma ora serve chiarezza. I tifosi sono il vero patrimonio del club"

Il tecnico torna a parlare dopo la retrocessione nei dilettanti: "Da gennaio in poi abbiamo dovuto sistemare i cocci, ma la salvezza era alla nostra portata. Spinelli? Da anni la piazza è contro di lui. Questo, però, è il momento di ricreare unità"

Quattro giorni dopo la sconfitta con la Pro Sesto, che ha condannato il Livorno ad una sanguinosa retrocessione in serie D dopo 28 anni, è ancora grande l'amarezza del tecnico Marco Amelia, colui che, più degli altri, aveva creduto nella possibilità di agganciare i playout. Una delusione dipinta sul volto dell'allenatore, intervenuto nell'ultima videoconferenza della stagione nel pomeriggio di giovedì 6 maggio per fare il punto su quanto accaduto in questi mesi.

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Buonasera Marco. A mente fredda ti senti di fare un bilancio di questa esperienza?
"È un'esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di crescere moltissimo. Io ho iniziato da poco a fare questo mestiere e farlo qui, in una piazza alla quale sono legato dalla testa ai piedi, è stato speciale. C'è l'amarezza per il risultato finale e soprattutto per la partita di domenica, in cui abbiamo giocato al di sotto delle nostre possibilità: se avessimo vinto, oggi avremmo avuto un entusiasmo pazzesco, che ci avrebbe fatto arrivare ai playout con più carica degli altri".

Al termine della partita con la Pro Sesto hai parlato di mancanza di personalità.
"Ci è mancata quella fiducia giusta nel momento decisivo, che ci avrebbe spinto ad assumerci maggiori responsabilità nelle fasi più importanti di gioco. Abbiamo tenuto tanto il possesso palla, quello che ci è mancata è stata un po' di rapidità e decisione, ma le azioni da gol le abbiamo comunque avute. Malgrado non sia stata una delle nostre migliori prestazioni, avremmo comunque potuto vincere. Peccato, perché sapevo che i risultati degli altri campi sarebbero stati favorevoli".

Quanto è grande adesso l'amarezza?
"Il fatto che siamo andati davvero vicini a un obiettivo al quale nessuno credeva uno o due mesi fa aumenta il rammarico. Io sono quattro giorni che non dormo ripensando alla partita ed anche ai miei errori".

Da dove deve ripartire il Livorno dopo un'annata disastrosa come questa?
"Bisogna ripartire da una visione comune e da un'unità di intenti, che è stata da sempre il punto di forza di questa piazza: sono queste le condizioni che permettono di far bene. Da Natale in poi ci sono stati significativi miglioramenti dal punto di vista della gestione, malgrado le difficoltà della prima parte che hanno poi condizionato il lavoro successivo, ad esempio sul mercato. Quello che è successo nei primi mesi della stagione ha influenzato il resto, ma le possibilità per salvarci c'erano comunque. Ci fosse stata una visione unica tra i soci probabilmente non ci sarebbero state tutte le problematiche che abbiamo vissuto: ci sono state alcune decisioni che hanno danneggiato il club".

Ripartire dalla D non sarà semplice, però.
"La D è difficilissima, ne viene promossa solamente una per girone e ci sono tante regole da rispettare. Io credo che ci sia la possibilità di ripartire dai professionisti. Ci sono tante realtà che, a differenza nostra, non sono a posto con i pagamenti. Mi auguro che vengano cambiate le Noif (Norme organizzative interne federali, ndr), così da poter essere ripescati. Credo che dovranno necessariamente modificare qualcosa, altrimenti sarà difficile allestire i campionati con così tante società in difficoltà".

marco amelia 0-2

In questi giorni hai parlato con la società?
"Dopo la partita ho avuto varie telefonate con Aimo ed Heller, ci siamo detti che avremmo potuto fare meglio. Adesso ci sentiamo quotidianamente per capire quale sarà il futuro del club. Io aspetto con ansia quello che sarà il punto di ripartenza del Livorno".

Ripartire da Spinelli sembra però impossibile, visto che ormai la piazza non lo vuole più.
"Spinelli è oggi il socio più importante, io però non l'ho mai sentito in questi mesi, se non per fargli le condoglianze per la perdita della moglie. Sappiamo che ormai sono anni che la piazza è contro di lui e il risultato sportivo ovviamente accentua tutto. Questo, però, deve essere il momento per sistemare le cose e ricreare un'unità. Sono convinto che sotto la cenere ci sia il fuoco: la tifoseria è il patrimonio di questo club. Ricordo che io da giovane scelsi Livorno proprio per il calore dell'ambiente".

Mazzarani dopo la gara con la Pro Sesto ha parlato di una squadra lasciata sola.
"Andrea è un ragazzo eccezionale ed ha il diritto di esprimere la propria opinione, visto che ha vissuto tante difficoltà. Anche lui ha riconosciuto che le cose da gennaio in poi sono andate meglio, abbiamo provato a sistemare i cocci dei mesi precedenti. Il senso di solitudine si è venuto a creare perché i giocatori vedevano al campo tante persone diverse, alcune anche esterne alla società, Io, appena sono arrivato, ho voluto isolare la squadra: al campo non è più entrato nessuno al di fuori dello staff. C'è stato troppo caos prima con tante chiacchiere e pochi fatti. Io ho dovuto lavorare soprattutto sul piano mentale e non è stato semplice. Con il tempo, comunque, siamo riusciti a creare un'identità, malgrado i limiti che ci sono. L'ultimo passo, però, lo abbiamo fatto al di sotto delle nostre potenzialità: questo, per me, è una coltellata".

Quanto pesa aver fatto scappare via tante bandiere nel corso di questi anni?
"È importantissimo riconoscere le persone che, per il loro legame con la piazza, possono dare una mano in più. Anche la scelta di puntare su di me credo sia stata dovuta più alla persona che sono e all'attaccamento che ho nei confronti di questi colori che per le mie attitudini da allenatore. Creare un senso di appartenenza è fondamentale, magari prendendo anche qualche giocatore livornese che adesso è in giro per l'Italia".

Quanto ha pesato l'assenza del pubblico?
"Tantissimo, penso ci sarebbe stato un finale diverso con la gente presente al Picchi. Per la partita con la Pro Sesto speravo di poter contare sulla riapertura anche in minima parte dello stadio: anche avere 1.000 persone ci avrebbe aiutato, avrebbe fatto la differenza. I livornesi hanno un legame viscerale con questa squadra: qui non esistono altri colori, ma solo l'amaranto. Questa è una piazza di primo piano a livello nazionale, come ha dimostrato andando a comandare negli stadi di Serie A e d'Europa: penso al debutto a San Siro o alle trasferte di Auxerre e Barcellona".

E il tuo futuro? Saresti disposto a restare anche in D?
"Io ho dato la mia disponibilità a tutto, ma prima deve esserci chiarezza: oggi ci sono troppi punti interrogativi. Ho ricevuto richieste da tanti club, ma per il momento non incontrerò nerssuno: voglio vedere cosa succederà qui".

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