L'ultimo saluto a Kutufà e il ricordo privato dei figli: "Un onore, un privilegio e un dono averti avuto come padre"

Politici, parenti, amici, esponenti del mondo dell'associazionismo ai funerali celebrati dal vescovo Giusti per l'ex presidente della Provincia. Le toccanti lettere di Ilaria e Luigi: "Temeva di aver sottratto tempo alla famiglia per la politica, possiamo testimoniare che non è stato così"

Il solo abbraccio, fisico, è tra Ilaria e Luigi, i figli dell'ex presidente della Provincia di Livorno, Giorgio Kutufà, scomparso a 72 anni lo scorso 13 maggio. Ma nella chiesa del Soccorso, a due passi dalla casa in piazza Magenta, c'è l'abbraccio di tutta Livorno. Dei parenti e degli amici, in primis, della politica, del mondo dell'associazionismo e di tutta una comunità il cui bene, per Kutufà, veniva prima di ogni altra cosa. Lo ha ricordato il vescovo, monsignor Simone Giusti, che lunedì 18 maggio ha celebrato la messa - la prima dopo la fine del lockdown - nel rispetto delle normative anticontagio, e prima di lui lo avevano ricordato in molti, moltissimi. Fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un telegramma aveva voluto sottolineare il "rapporto di stima ed amicizia" dal quale erano legati e "l'impegno politico e la generosa esemplare opera nelle istituzioni" di chi aveva speso una vita per gli altri.

Addio presidente Kutufà, politico e uomo d'altri tempi nell'era di selfie, #hashtag e stories 

Un impegno quasi totalizzante che per Kutufà era diventato un cruccio, temendo di aver sottratto troppo tempo alla famiglia per dedicarsi alla politica. Non era vero, anzi era vero il contrario. E a sottolinearlo sono proprio i figli che, nel dolore, hanno trovato comunque la forza di scrivere due lettere al padre. Due messaggi pieni di amore, rispetto, stima e orgoglio che Ilaria e Luigi hanno voluto condividere con la comunità e che riportiamo integralmente come espressamente richiesto.
Alla moglie Daniela, a Gigi e Lalla, e alla famiglia tutta, giunga ancora una volta l'affetto e la vicinanza della redazione di LivornoToday.

giorgio kutufa_-190-2"Il suo esempio e i suoi consigli hanno sempre guidato il nostro cammino"

Temo che – in questa circostanza – l'emozione e la commozione abbiano il sopravvento e, per questo, mi affido alla lettura di alcune righe, che ho scritto nel profondissimo dolore di un distacco terreno, ma nella ferma convinzione del mantenimento di un legame indissolubile ed eterno.

In questi ultimi giorni la mia famiglia ed io siamo stati letteralmente travolti e così amorevolmente confortati da una serie di innumerevoli messaggi ed attestazioni di affetto, stima ed ammirazione sincera verso mio padre, che ci hanno dato la concreta dimostrazione del segno che la sua personalità, la sua generosità, la sua (sempre disinteressata) dedizione alla causa pubblica, la sua profonda umanità e la sua incrollabile fede hanno lasciato in ognuno di noi.

Non sta a me ricordare l'uomo pubblico che è stato e l'impegno politico che, nell'affermazione di ideali superiori e anteponendo sempre interessi generali e collettivi a personalismi e particolarismi, ha sempre messo a servizio della comunità: lo avete già ricordato, così bene, voi in questi ultimi giorni.

A me preme – in questa occasione – guardare ad un aspetto più privato, ma che sento il bisogno di condividere con voi. Mio padre aveva una preoccupazione, un cruccio latente e costante: che per dedicarsi all'attività politica come lui faceva, senza mai risparmiarsi, in modo assorbente e totalizzante, avesse sottratto eccessivo tempo alla famiglia ed alla cura dei suoi affetti più intimi. Da figlia posso senz'altro testimoniare che, al contrario, la sua presenza è stata sempre centrale e decisiva nella nostra vita familiare, che la sua moderazione, la sua capacità di ascolto e la sua innata propensione al dialogo – mai imposto, mai gridato, ma sempre amorevole e costruttivo – sono state determinanti per ogni scelta e decisione personale assunta, che l'esempio di vita che ci ha offerto così come i suoi consigli – sempre misurati e lungimiranti, mai arroganti né saccenti – hanno guidato costantemente il nostro cammino. È stato sempre il mio porto sicuro, il consigliere più saggio e più attento, la guida più illuminata e più luminosa: è stato – e per me resterà – il primo e il più grande Maestro.

E poi ho capito da tempo – ma mai, come in questi giorni, ne ho avuto l'assoluta conferma – che era giusto che un uomo come lui, con il suo profondo spessore morale, con la sua integrità, con la sua onestà e con il suo inesauribile spirito di servizio, non potesse essere riservato soltanto a noi familiari, ma che dovesse essere condiviso con la comunità. Non potevamo tenerlo gelosamente ed egoisticamente soltanto per noi, ma dovevamo condividere i suoi valori, le sue doti umane e la sua capacità di guardare lontano ed oltre con la collettività, per il bene comune e nell'interesse di Tutti.

É stato un onore, un privilegio ed un dono averlo avuto come padre. È motivo di orgoglio aver condiviso lui con voi.

Persone così non muoiono mai.  

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"Ci hai sempre lasciati liberi di scegliere, senza imporre. Ciao babbo, anche se avresti preferito papà..."

Non è facile essere qua adesso a ricordare babbo, o forse papà, come probabilmente avrebbe preferito che lo chiamassimo, come lui chiamava suo padre. Anche se, come per moltissime altre cose, ci ha sempre lasciato liberi di scegliere, senza imporre. Non era il suo stile. Ho deciso di leggervi una mail che scrisse all'inizio della malattia (novembre 2013, ndr) a un giornalista, uno scrittore ad essere più onesti, che aveva conosciuto personalmente a Castiglioncello per un premio letterario e che apprezzava molto. 

"Caro Aldo, mi hanno trovato un tumore e devo essere operato il prima possibile. Paradossalmente la notizia mi ha reso più ottimista sul futuro del nostro Paese, comunque mai quanto te. Continuiamo a batterci per un'Italia migliore". 

Ecco. Questa mail, che ci lesse distrattamente una domenica a pranzo, mi colpì molto e mi riproposi di portarla alla vostra attenzione, ovviamente il più tardi possibile, perché nella sua estrema sensibilità mi sembrò subito che lo rappresentasse molto bene. A partire dall'oggetto della stessa mail - "comunicazione personale" - che dava immediatamente l'idea della riservatezza e del pudore con cui parlava agli altri delle sue questioni private, come fosse uno scrittore piemontese. Anche lui di Alba, magari. 

In queste poche righe, dicevo, ho sempre visto molto di lui: l'attenzione verso gli altri, la ricerca del confronto visto sempre come arricchimento personale e stimolo a far sempre meglio, la necessità di spendersi sempre e comunque per il bene comune nonostante le avversità, e la volontà di combattere e di non arrendersi che era propria del santo di cui, non a caso, portava il nome. San Giorgio, appunto, che affronta senza paura, a testa alta, il drago che ai miei occhi di figlio preoccupato altro non era se non la malattia che lo sfidava improvvisamente e ingiustamente. 

Non voglio dilungarmi oltre anche perché non sarei comunque in grado di rendere pienamente quello che era, per cui desidero concludere questo mio breve ricordo ringraziando tutti per la vicinanza e l'affetto che ci avete mostrato. E mi sento di parlarne con cognizione di causa anche a nome di mia mamma e di Ilaria in questi giorni per noi davvero impegnativi. 

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